Da quale genere di letteratura voglio cominciare?

Va bene: mettiamo che ho letto tutto quello che c’è da sapere sulla scrittura creativa, dai manuali on line a quelli cartacei, dagli articoli elaborati alle riviste specializzate e pure le pagine di questa Sezione (e ho detto tutto!): ora che ho davanti a me un foglio bianco, da dove comincio? E soprattutto, in quale genere letterario mi vuole cimentare? (Per orientarsi tra i diversi generi letterari si legga questa pagina esaustiva –> I generi letterari del romanzo).

Sono domande più che legittime. E cercherò di dare una risposta.

Nei corsi di scrittura creativa, per prima cosa, raccomandano di scrivere della realtà, di quello che ci circonda perché è ciò che più si conosce: si può quindi scrivere di vita quotidiana in forma novellistica o di genere giallo, finanche di autobiografia o di genere horror o erotico, purché si tratti del reale.

Occorre evitare quindi, lo si sente sempre ripetere, il genere fantasy, il realismo magico e le sue commistioni, rifuggendo la fantascienza e tutto ciò che non abbia i piedi narrativi ben piantati per terra.

Sono d’accordo solo in parte su questa impostazione e solo se si ritiene che lo scrittore neofita (quello cioè che si trova alle prime armi) debba iniziare dalle cose (in un certo senso) più semplici.

È vero: un racconto di fantasia, proprio perché tale (non avendo addentellati con la realtà) è normalmente difficile da imbastire perché la soglia di accettazione, anche da parte del lettore appassionato, è molto più bassa rispetto a qualunque altro genere ed è facile, anzi facilissimo, per inesperienza o immaturità espressiva, cadere in ingenuità narrative da risultare letali per il testo medesimo. Basta poco perché il ‘patto’ con il lettore possa venire inesorabilmente infranto e la (sudata) scrittura diventare non accettabile e rifiutata.

Ciò avviene perché il genere fantasy tratta di qualcosa che non esiste sicché la credibilità è sempre in discussione, sicché va negoziata frase per frase, mentre la realtà è sufficiente saperla rappresentare per quella che è: è infatti autoreferente, inverante in sé, si potrebbe dire self evident.

Se si ha una buona storia per le mani, ci si potrà limitare quindi, per assicurarsi un buon risultato, a sforzarsi di non sciuparla nel passaggio (critico) dall’ideazione alla scrittura; quanto più ci si allontanerà invece dall’oggettivamente vero e più ci si inoltrerà nel mondo dell’invenzione più i parametri di riferimento diventeranno pochi, pressoché labili ed evanescenti.

La plausibilità del verosimile potrà diventare allora una trappola insidiosa, pronta a scattare sul testo dello scrittore improvvido.

Tutto ciò però non deve affatto spaventare. Se si ama il genere non realistico e si vuole iniziare da lì (e io così ho fatto, anche se tanto tempo fa), il segreto (chiamiamolo così) è di conoscere bene i meccanismi strutturali ed espressivi di quella data tipologia letteraria.

E ciò può avvenire solo per aver letto (possibilmente molto, –> Un esame di coscienza prima di mettersi a scrivere) i libri dei grandi maestri del genere scelto, avendo dato però una lettura tridimensionale di quegli stessi scritti che sia stata capace, in altri termini, di andare sotto la traccia testuale curiosando ‘nel cofano dov’è il motore‘ del racconto (o del romanzo) proprio per capire ‘come funziona‘.

La conoscenza specifica e approfondita dei protocolli di verosimiglianza, attraverso gli usi sperimentati degli altri scrittori che ci hanno preceduto, ci farà capire quali sono le strategie da adottare, i trucchi da impiegare, i meccanismi concreti di narrazione da copiare.

È già tutto nel testo scritto di quel tal grande maestro, sicché è un testo che va allora setacciato, studiato, analizzato, oltre che smontato e rimontato fino a quando non si capirà perché funziona e soprattutto perché funziona bene.

Certo, si dovrà anche tener conto che la scelta di abbandonare il reale per il fantastico avrà anche una ricaduta diretta in termini di nicchia di lettori, dovendo poi contare su una platea che sarà ancora più ridotta, ma è anche vero che da qualche parte bisogna pur cominciare e il proprio entusiasmo è pur sempre un ottimo carburante.

E poi dovrebbe sempre valere il principio (non scritto ma sempre valido) secondo cui “si deve scrivere quello che si vorrebbe voler leggere“.
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IN CONCLUSIONE

Dunque, ricapitolando, di cosa si è parlato in questa pagina:

per cominciare a scrivere occorre anche scegliere in quale genere letterario cimentarsi.

La pagina consiglia di iniziare da ciò che si conosce bene (vita quotidiana, la propria attività lavorativa. la cerchia delle proprie amicizie) ma sprona anche a osare di più (fantasy, fantascienza, thriller) se si è dotati di pazienza e determinazione.

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