Il trattino e la lineetta negli incisi – Per non fare più confusione

Leggendo molto, per lavoro, scritti altrui, noto che spesso si sbaglia l’utilizzo del trattino “-“.

Può sembrare una minima cosa, me ne rendo conto, ma nella scrittura tutto in realtà è importante (e tutto, per la verità, potrebbe non esserlo) e ha una sua ragione.

Mi sono accorto così che lo si mette un po’ ovunque, anche ad assolvere funzioni che dovrebbero essere riservate ad altri segni, di interpunzione.

In particolare, l’errore più comune è quello di utilizzarlo al posto della virgola quando quest’ultima è impiegata per degli incisi.

Sicché, anziché scrivere:

Alla guida della bicicletta, incredibile a dirsi, c’era una scimmia

si scrive:

Alla guida della bicicletta – incredibile a dirsi – c’era una scimmia

ma (ovviamente) non è corretto e spiego subito perché.

Il trattino “-“ (per un approfondimento su questo segno rinvio alla pagina esaustiva di Wikipedia –> Tratto di unione) va innanzitutto distinto dalla lineetta, che, a sua volta, può essere breve “–“ o lunga “—“, (la prima è pari al doppio del trattino, la seconda al triplo).

Mentre la lineetta (breve e lunga) hanno la stessa funzione e sono interscambiabili (è solo una questione di estetica) la lineetta, quale che sia, non può essere sostituita dal trattino e viceversa.

Il trattino esprime unione e può essere usato per legare due termini che sono intimamente connessi tra loro e non sono separabili (treno Milano-Venezia; il lombardo-veneto; il pic-nic, 29-09-1954; oppure ancora unisce i due tronconi di una parola spezzata per andare a capo); anzi va detto che le due parti della parola composta, pur tenute distinte, sono così tanto considerate unite a formare un lemma unico che per alcune di queste il trattino è andato, con il tempo, perduto con conseguente fusione dei due termini. Si pensi a e-mail oppure a on-line la cui grafica email e online è ora generalmente accettata. 

La lineetta esprime, al contrario del trattino, una separazione ed è, sempre diversamente dal trattino, un segno di punteggiatura (ma su questo aspetto c’è discordanza) ed è usata:

  • negli incisi (al posto delle virgole o delle parentesi);
  • per introdurre un discorso diretto.

Ecco alcuni esempi:

Alla guida della moto — incredibile a dirsi — c’era una scimmia

Entrò e disse:
— Non credo che ci rivedremo più.

Infine la lineetta, ancora una volta differentemente dal trattino, è “circondato” da spazi grafici (cioè da uno prima e da uno dopo), mentre il trattino ne è del tutto privo (anzi scrivere: Milano- Venezia o Milano -Venezia è anche disordinato e sciatto).

Fatta questa distinzione di base, va detto, dunque, che non si può usare indifferentemente la lineetta al posto del trattino e viceversa perché significa impiegare un segno per una funzione che non gli è propria. Se facciamo ricorso al trattino fuori contesto sembrerà che vogliamo unire due parole piuttosto che aprire un inciso, mentre se usiamo la lineetta per unire due parole il lettore si chiederà che cosa sta leggendo.

Quanto all’uso della lineetta, in particolare, occorre ulteriormente chiarire che, in realtà, per gli incisi è meglio utilizzare le virgole, sicché, ritornando all’esempio iniziale più sopra visto, avremo la “versione” corretta:

Alla guida della bicicletta, incredibile a dirsi, c’era una scimmia

mentre per il discorso diretto è sempre meglio privilegiare i caporali “« »”:

Entrò e disse:
«Non credo che ci rivedremo più.»

perché non solo è stilisticamente più apprezzabile, ma anche in quanto è un segno specifico per questo tipo di funzione; del resto è anche la scelta che gli editori più accorti di solito fanno per la stampa dei loro libri.

E allora, quando usare la lineetta?

Va usata per incisi che separino dal resto della frase un numero apprezzabile di parole (almeno cinque e sei). Questo per il fatto che, se si fa invece oggetto di inciso solo poche parole, la separazione espressa dal trattino breve o lungo parrà sproporzionata, non congrua, mentre, se in una frase facciamo ricorso a un doppio inciso e dunque a quattro lineette, si potrebbe creare una sorta di disorientamento per il lettore distratto che potrebbe ritenere che la terza lineetta in realtà chiuda il primo inciso quando in realtà apre il secondo.

Gli incisi introdotti da lineette devono dunque essere ben distanziati tra loro (contenendo cioè un numero apprezzabile di parole) e soprattutto non devono essere reiterati in una stessa frase.

Si deve inoltre tener conto del fatto che chi legge di fretta è portato anche inconsapevolmente a “saltare” un inciso, quando introdotto da lineette, in quanto il lettore sa bene che, per definizione, ciò che è contenuto appunto in un inciso può essere anche omesso in lettura senza far venir meno il senso di ciò che sta leggendo.

Questo rischio non si corre se si usano le virgole, atteso che questo segno di punteggiatura è intimamente incorporato alla scrittura e alle parole cui fa riferimento. L’inciso espresso da virgole è meno “dichiarato”, più occulto, e verrà sicuramente letto perché non si è in grado, alla prima lettura, di capire quando la virgola introduce in realtà un inciso.

Ma se proprio non si vogliono usare le virgole per introdurre un inciso e si vuole accettare il rischio che il lettore pigro salti tutto quello che ivi è contenuto, si faccia allora uso delle parentesi che, diversamente dal trattino, hanno almeno una direzione di lettura (nel senso che vi è un parentesi di apertura e una di chiusura, proprio come in questo caso) e non creano possibili confusioni (mentre i trattini sono tutti uguali).

Un’ultima domanda: perché si è portati a usare sempre il trattino, anche fuori regola, forzandone il suo uso?

Innanzitutto perché non è nota la distinzione più sopra fatta e poi perché il trattino è immediatamente reperibile sulla tastiera utilizzando lo specifico tasto (abbinato in ambiente Mac all’underscore “_”).

Per trovare la lineetta (breve o lunga che sia) occorre invece cercarla nel menù “Simbolo…” e non sempre si ha tempo e voglia di farlo (o peggio, non sempre si sa come fare).

Il trucco che può essere usato è allora quello di utilizzare la  funzione della “correzione automatica” di Word.

In altre parole si può “dire” a Word quando incontra un doppio trattino “–” di convertilo in lineetta breve “–” e quando incontra il triplo trattino “—” di trasformarlo in lineetta lunga “—“. Basterà quindi scrivere in successione due volte il trattino per avere automaticamente la lineetta breve “–” oppure tre volte il trattino per ottenere la lineetta lunga “—”.

Semplice no?
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IN CONCLUSIONE

Dunque, ricapitolando, di cosa si è parlato in questa pagina:

si tratta della differenza (importante) tra la semplice lineetta e il trattino, segni spesso confusi tra loro. In realtà hanno una valenza e una funzione differenti che vengono valorizzati e chiariti in questo articolo.
In particolare, viene sottolineato che il trattino esprime unione mentre la lineetta una separazione.

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