Che nome darò a mio figlio?

bimboLo voglio chiarire subito: questo articolo non aiuterà a scegliere un nome specifico per il nascituro (ci sono molti siti sul web che si occupano di questa ‘impresa’, spesso motivo di conflitto nella famiglia stessa): cercherà piuttosto di fornire alcune (personali) indicazioni sul modo di farlo.

Innanzitutto occorre precisare che, dal punto di vista giuridico, per nome non si intende quello che una volta, comunemente, chiamavamo ‘nome di battesimo‘ (che invece tecnicamente si chiama ‘prenome‘), ma l’insieme del prenome e del cognome. Quindi questo articolo riguarda il prenome che è solo la parte del nome.

Inoltre si deve obbligatoriamente tener conto di quanto prescrivono gli articoli 34 e 35 del decreto n. 396/2000 per i quali è vietato mettere al figlio lo stesso nome del padre (se vivente) o di un fratello o di una sorella viventi (contrariamente a ciò che in altri paesi fanno aggiungendo al nome del figlio un ‘junior‘ o un pomposo numero d’ordine) ovvero mettere un cognome come nome o nomi ridicoli o vergognosi (in realtà lo si può fare ma l’ufficiale dell’anagrafe avvertirà, dopo l’iscrizione insistita, la locale Procura della Repubblica che potrà agire per richiedere al Tribunale la rettifica).

Bisogna poi considerare che, pur potendo teoricamente contare su un’ampia libertà di nomi tra cui scegliere, in realtà, non essendo possibile modificare il cognome che si eredita (anche se con una determinata procedura si può cambiare anche quello, a prescindere dal fatto che ora si può scegliere persino di adottare solo il cognome della madre o di entrambi i genitori; per saperne di più di questo profilo –> cognome della madre) occorrerà pur sempre fare i conti con tale parte del nome non modificabile che è dunque ciò che dovrebbe ‘comandare’ nella scelta del prenome divenendo un punto di riferimento non eludibile.

Ciò posto, un primo criterio di scelta che mi viene in mente è che, se hai un cognome celebre sarebbe bene scartare la possibilità di creare omonimie con personaggi famosi, omonimie che possono determinare nel bambino futuri disagi o aspettative improprie. Se ti chiami Manzoni sarebbe bene non chiamare tuo figlio Alessandro, se ti chiami Verdi non opterei per Giuseppe, così se ti chiami Agnelli lascerei stare il prenome Giovanni. A meno che non sia proprio questo l’effetto che si vuole ottenere.

Sarebbe inoltre anche saggio rifuggire accoppiamenti di prenome e cognome (involontariamente) ‘umoristici’: se ti chiami Pizza meglio non scegliere il prenome Margherita, se il tuo cognome suona Silvestre, lascerei perdere il nome Pino e se ti chiami, che so, Acciaio è meglio non inventarsi un nome come Inox, anche se si volesse fare gli spiritosi a tutti i costi.

Non devono ritenersi neppure molto riusciti quegli abbinamenti che suonano tra loro come stridenti concettualmente tanto da sembrare degli ossimori (come Marina Monti, Chiara Bruno, Azzurra Bianchi) o che creano allitterazioni che paiono degli scioglilingua o delle espressioni onomatopeiche (Barbara Barabotti, Ada Addario, Lalla Lallero).

Sono da scansare anche i nomi inventati da abbinare a tutti costi al cognome (come si faceva nel Medioevo), giusto per essere originali (Taviano Taviani, Fanteco Fantechi, Caltesiano Caltesiani) o i nomi stranieri soprattutto se mal scritti (Aigor, Chevin, Miscel) o nomi desueti (Ondina, Emerenziano, Vicsia) a meno che, quest’ultimi non siano il nome del parente la cui memoria si vuole onorare o un santo cui si è particolarmente devoti.

Peraltro è meglio ricordarsi che i nomi stranieri sono ammessi purché siano translitterabili (scrivibili) nell’alfabeto italiano (le lettere J, K, X, Y, W sono da ritenersi utilizzabili). Se vuoi pertanto chiamare tua figlia Александра sappi che scriveranno Aleksandra e se vuoi imporre a tuo figlio il nome בנימינ tieni a mente che l’Ufficiale di Stato Civile scriverà Beniamino.

Per capire poi se il nome (cioè il prenome e il cognome nel senso sopra dato) suonano bene insieme è bene ripeterlo ad alta voce ribaltando tra loro i termini (cognome e prenome prima e prenome e cognome dopo). In particolare fai attenzione a come suona l’ultima sillaba del prenome (o del cognome) insieme alla prima sillaba del cognome (o del prenome). Se il risultato ti sembra strano e/o cacofonico (come ba-lu, po-po, bi-de) meglio lasciar perdere o accettarlo con questi limiti fonici.

Evitare anche prenomi e cognomi le cui cifre facciano PP, WC, CAC o AZ (che fa molto Alitalia o una marca per dentifrici) o SS (che potrebbe ricordare le Schutzstaffel di triste memoria) o qualcosa di simile. Oppure fallo con la consapevolezza che la scelta potrebbe avere questi effetti ‘collaterali’.

Nel scegliere il nome bisogna poi tenere a mente che con un cognome corto si abbina bene un prenome lungo (Francesco Svevi, Emanuele Pane), intendendo per lunghezza un termine (prenome o cognome) che abbia almeno quattro o più sillabe; con un cognome lungo, per contrasto, si abbina meglio un prenome corto (Marco Sacchinelli, Rita Caccialanza). È una forma di compensatio stilistica non scritta che può essere utile considerare.

Un prenome corto con un cognome corto (Peo Tei) non sempre invece sta bene (con le dovute eccezioni) così come un cognome lungo potrebbe non avere una buona riuscita con un prenome altrettanto lungo (Michelangelo Montecuccoli) sempre con le dovute eccezioni.

Si deve anche tener presente che un cognome ‘comune’ (tipo Rossi) può essere valorizzato con un nome lungo e importante (si pensi a Massimiliano, per citarne uno) così come un cognome altisonante si potrebbe desiderare di volerlo ‘smorzare’ con un prenome che ricrei un certo riequilibrio (Renzo Ramondetta Moncada). Sempre se queste considerazioni sono davvero importanti.

Non bisogna comunque dimenticare che i prenomi lunghi corrono l’ulteriore rischio (nell’ambito sociale, dove sembra si debba sempre andare di fretta) di venire (dalla gente) abbreviati. Considera quindi che Massimiliano potrebbe diventare un orribile ‘Massi‘, mentre un bellissimo Francesco, ‘France‘ o un altrettanto bello Emanuele un irriconoscibile ‘Ema‘.

Lascerei perdere (ma anche qui è una questione di gusti e alla fine l’importante è che il prenome scelto piaccia) tutti i prenomi doppi (Pierluigi, Gianluca o il Carcarlo di Paolo Hendel). Sembrano alla fine tutti uguali e si confondono spesso tra loro (ma come si chiama quello lì: Pierfranco, Giampiero oppure Gianfranco o Piergianni?) giusta la loro intrinseca modularità.

In altri termini, prenome e cognome devono amalgamarsi fra loro. È una ovvietà cui spesso non si pensa, dal momento che ci si concentra sul solo prenome come se fosse un elemento a sé stante avulso dal contesto cioè dal cognome.

Il risultato, alla fine, deve essere dunque eufonico, non ridondante, ma anche immediato, importante, piacevole all’ascolto, rappresentativo. Il nome sarà l’unica cosa che infatti non cambierà mai nel tempo (diminutivi a parte) e che ci accompagnerà (spesso anzi ci precederà) per tutta la nostra ‘umana avventura’ (come scrisse Alberto Bevilacqua). Meglio quindi rifletterci bene. Prima.

Infine, consultando questa pagina web gestita dall’ISTAT —> Quanti bambini si chiamano…?, è possibile conoscere la ricorrenza in Italia del nome che si è scelto per il nascituro, oltre alla graduatoria dei 10 nomi più diffusi tra i bambini in un determinato anno (giusto per sapersi orientare anche sotto questo specifico profilo).
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ATTENZIONE: i nomi utilizzati nel testo sono stati utilizzati ai soli fini esemplificativi e non fanno riferimento, in alcun modo, a persone realmente viventi che dovessero chiamarsi, per mera coincidenza, nello stesso modo.
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Per saperne di più:

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