Se mi ruba l’occhio… Lucignano

Mentre si sale verso Lucignano la si vede ad ogni curva adagiata sul poggio; è lì che ti aspetta arrotolata su se stessa come un biscione di pane lasciato a lievitare al sole, mostrando al di sopra dei tetti fulvi, l’ampia Collegiata che svetta massiccia.

E quando si arriva alla frescura dei giardini e della fontana con gli enormi pesci di marmo, sei già al cospetto della antica porta di S. Giusto che ti invita ad entrare. Ti viene incontro la quiete del luogo, le vie sassose, gli inaspettati scorci fioriti e, da una parte e dall’altra dei bastioni, la sottostante piana verde e fumosa.

Come al solito, vagabondo nel borgo senza una meta precisa, facendomi prendere dalla suggestione del luogo, da quello che mi suggeriscono i muri delle case, la gente sulla soglia dei negozi, l’atmosfera dei bar, la voglia di esplorare.

La prima visita è riservata alla Chiesa di San Francesco dalla facciata di travertino bianco e ‘bigio’ e gli interni affrescati dove colpisce, fra tutte, le testimonianze di un passato che pare recente, il Trionfo della Morte. È rappresentato da un arciere spinto al galoppo forsennato, la bocca spalancata a rubare aria e vento, come quella del suo cavallo scuro, gli zoccoli protesi sui vivi ignari, la freccia pronta a scoccare per trasmettere malattie e sventure.

È un frammento vivido, rapido nella tensione dell’attimo, che sembra doversi scrollare di dosso da un momento all’altro il muro che lo trattiene e venire giù tra le braccia di un ragazzo che appena dopo il portone della chiesa mi accoglie incerto facendomi segno che non si può fotografare. Poi però il giovane va avanti e indietro con impazienza e nervosismo, assorto come se stesse ripassando una poesia da mandare a tutti i costi a memoria o come se stesse aspettando un treno in ritardo da tutta una vita.

Nella Collegiata poco distante ci viene incontro invece un pensionato che mi chiede subito se sono straniero. Rassicurato sulla mia nazionalità, mi chiarisce che in quella chiesa rubano di tutto, persino i giocattoli di una bambina morta di recente nel parco giochi che le coetanee posano quasi tutti i giorni su un altare su cui si impone la sua foto sorridente.

Ci tiene a spiegarmi poi che ha speso una fortuna nel divorziare dalla moglie e che a Lucignano si vive molto bene; il tutto mentre mi mostra un paliotto finemente ricamato nell’arco di dieci anni, una poltrona su cui Papa Francesco si è seduto quando è venuto in visita ad Arezzo e un Crocifisso ligneo con le gambe abbrustolite da un incendio originato nel Cinquecento da un fulmine che colpì una santabarbara.

Passati davanti alla Rocca, stranamente chiusa ma straordinariamente suggestiva nel sole di mezzogiorno, nel Museo Comunale avviene l’incontro con i suggestivi dipinti di Luca Signorelli e di altri pittori prerinascimentali toscani.

Ma il pezzo forte è un bellissimo Albero d’Oro, sopraffino capolavoro di un orafo del Trecento, che altro non sarebbe se non un reliquario d’oro e corallo se non fosse per la leggenda che lo riguarda; si narra che l’amore dichiarato all’amata dinanzi ad esso (ma ti devi inginocchiare, lei presente, dichiarandolo ad alta voce) durerà per sempre.

[space]

Viaggio effettuato il: 30 luglio 2016