Gavrò – Dietro al racconto

L’idea per il racconto ‘Gavrò’ nasce dalla lettura che sto facendo in questi giorni: si tratta di ‘Disonora il padre’ di Enzo Biagi, un romanzo parzialmente autobiografico, ambientato nei primi decenni del XX secolo, che dà il destro all’Autore per esprimere le sue opinioni e le sue considerazioni (spesso argute) su un’Italia che non c’è più.

Il libro è interessante e lo consiglio anche se io l’ho trovato (come al solito) sulla bancarella di un mercato per cui non so dire se sia ancora reperibile commercialmente.

La traccia del racconto prende spunto da un passaggio (quasi all’inizio del libro) in cui Biagi parla di una certa Ludgarda, che viveva a Pianaccio (un paese di ottanta anime), che ‘era una vecchia che faceva stregonerie’ e che ‘sosteneva che durante la notte non bisogna bere alle fontane perché è il turno degli spiriti’.

Qualche pagina più in là l’Autore parla degli unici due libri che a quel tempo aveva a disposizione durante un periodo di degenza per una scottatura, libri che lesse senza capirli dal momento che aveva allora solo otto anni: ‘La Bibbia’ e ‘I Miserabili’ di Victor Hugo. Del primo, riteneva ‘spregevole’ Abramo che aveva deciso di sacrificare il proprio figlio Isacco al solo fine di compiacere il Signore e, del secondo, lo aveva entusiasmato la figura di ‘Gavroche’ il monello che va a morire sulle barricate.

Le due ‘informazioni’, di per sé suggestive, soprattutto la prima (Biagi di Ludgarda racconta anche, in modo molto suggestivo e inducente, che ‘diventò matta e vennero a prenderla i carabinieri. Era nuda, mi pareva che avesse un seno azzurro‘) si sono ‘messe in movimento’ quando ho cominciato a visualizzare (non saprei dire perché) una volpe che, mentre sta nevicando, entra nella piazza del paese dove ho posizionato mentalmente la fontana abitata ora non più degli spiriti ma dalle streghe.

E di lì, unendo il tutto e frullando ben bene, ne è uscita la storia in questione, che ha in verità un gusto forse un po’ retrò come in certe fotografie in bianco e nero di altri tempi.
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