Specchio delle mie brame

Lo specchio non è un oggetto innocuo. Tutt’altro.

Sembra che si limiti a riflettere la tua immagine mentre in realtà fa molto di più. Ed è infatti innanzitutto un oggetto infingardo. Ti dà l’impressione di mostrare te stesso, come sei fatto, come pensi di essere, e invece è solo un’immagine virtuale, rovesciata sull’asse del fronte/retro, in una sorta di magica distorsione da tutti accettata perché naturale, ma invece falsa.

Tu sai di guardare te stesso, mentre in realtà è qualcuno che gli assomiglia. Sei talmente abituato a vederti nello specchio che ti persuadi persino di credere che quell’immagine sia tale e quale a come gli altri ti vedono: in verità, non è nessuno. Non sei veramente tu, non è come gli altri ti vedono, ma è un qualcosa che vive solo negli specchi. Quando infatti finalmente scopri in una foto come realmente sei, fai quasi fatica a riconoscerti, perché l’immagine che hai di te è un’altra e non esiste.

Ma lo specchio è soprattutto un oggetto subdolo. Se continui a fissarlo, per una frazione infinitesimale, puoi anche cadere nell’inganno di credere che sia l’immagine virtuale a fissare te e che tu non sei altro se non la sua immagine riflessa. Lei è lì che si domanda chi mai tu possa essere e tu in quell’attimo non sai più che rispondere. Lei è viva mentre tu sei il suo oggetto. Credi di essere pronto in ogni momento a sottrarti alla sua domanda inquietante, fuggendo via ingenuo, ma poi ti accorgi che sei ricomparso nella sua luce, ubbidiente e curioso, esattamente come lei voleva.

Lo specchio è anche un filtro impalpabile; sembra che se ne stia lì inerte, neutro, impassibile, come qualsiasi altra cosa che fa parte della tua vita quotidiana, e invece lui, lentamente, un poco per volta, senza che tu te ne accorga, estrae qualcosa dal tuo profondo che non sempre è la tua parte migliore. Se ne impossessa come fosse una preda ambita, trasformandosi in quella parte di te che non accetti o che al contrario desideri fortemente.

Così all’improvviso vedi solo ciò che vuoi vedere, diventi solo ciò che pensi di essere. E lo specchio, come un astuto mutaforme, diventa l’accesso per un altro mondo o diventa un arguto consigliere cui rivolgersi nei momenti cupi di solitudine ottusa; ma può anche rivestire i panni di un saggio accondiscendente cui porre le domande della vita per sentirsi rispondere che è tutto un’illusione come l’immagine che ti sta di fronte. In realtà sei sempre tu che rimbalzi su te stesso, affondando nel sortilegio di quello che non è; sei tu che scruti il tuo o, che guardi in faccia le tue paure, le tue speranze, il tuo presente, dandoti risposte che non sono le tue, ma della tua immagine virtuale, di cui tu sei solo la sua inutile replica.

Ma lo specchio può anche essere un oggetto crudele. Perché ti restituisce tutti gli anni trascorsi velandoli di rughe, di pensieri spenti, di aspettative vanificate. È tutto lì, sul tuo volto, sotto quella luce radente, appena davanti a quella superficie levigata, un giorno dietro l’altro. Come un contagocce imperturbabile che rilascia la sua stilla nell’abisso. Tu ti specchi e lo specchio registra ogni impercettibile tuo mutamento ed è sempre pronto a mostrarti inesorabile, ad ogni istante, la fotografia fedele di quello che sei diventato.

Lo specchio infine è invincibile. Perché alla fine lui o un altro come lui sarà lì anche quando tu non ci sarai più. Sarà lì, del tutto immemore di tutte le volte in cui ti sarai rimirato e interrogato. Sarà ancora lì del tutto incosciente della tua vita che si è consumata per sempre e non saprà neppure chi tu sia stato, come eri fatto, quali sospiri hanno attraversato la tua vita e quali vicissitudini ti hanno trafitto. Rimarrà solo in silenzio, a riflettere se stesso, in un’immagine vuota. Fino a quando qualcun altro vi si specchierà di nuovo, in un ciclo infinito.

 

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