Le renne di Babbo Natale

Si era fatto tardi e l’impiegata era andata già a casa. Dallo spiraglio della porta appena dischiusa, il dr. Metzger, psicologo di chiara fama, diede un’occhiata alla sala d’aspetto per sapere quanti pazienti ancora gli toccavano. Fu sorpreso nel notare che, accanto ad una signora ed a una persona di una certa età, c’era un tipo piuttosto corpulento vestito esattamente come Babbo Natale. Al termine delle visite, quando fu il turno dello strano individuo, nel vederlo entrare baldanzoso con un gran campanaccio in mano che scuoteva allegramente, il dr. Metzger pensò ad uno scherzo.
«Oh… oh… oh…» esordì Babbo Natale sedendosi «Buone feste a tutti.»
«Lei è… scusi?» fece lo psicologo compulsando l’agenda degli appuntamenti.
«Lo so» fece Babbo Natale lisciandosi la barba. «Avrei dovuto prendere l’appuntamento, ma il mio è un caso grave, dottore e soprattutto urgente.»
«Che fosse un caso grave l’avevo capito anch’io» fece il dr. Metzger abbondando in sarcasmo. «Mi faccia indovinare… non sarà per caso che lei si crede Babbo Natale, vero?» fece lo psicologo non resistendo alla facile battuta.
Il signore in rosso si fece serio in volto e sbottò:
«Come sarebbe a dire: ‘si crede Babbo Natale’? Ma che fa, scherza?»
«Oh sì, mi perdoni» fece lo psicologo vedendo che l’energumeno si era irrigidito. Poi, guardando l’orologio, considerando che probabilmente avrebbe finito per far tardi quel pomeriggio, scelse di stare al gioco: «E allora qual è il problema?»
«È presto detto. Ho perso la mia autorità. Non so né come né quando sia successo, ma le renne non mi ubbidiscono più.»
«Capisco. E come mai è arrivato a questa conclusione?»
«Da un po’ di tempo a questa parte è una completa anarchia. Da principio tutte quante si lamentavano solamente per il troppo lavoro… niente insomma che non potessi risolvere io stesso con una buona razione di aringhe. Ma poi, su istigazione di quella guerrafondaia di Betelgeuse, la femmina dominante della muta, le proteste sono diventate continue.»
«Mi perdoni, ma lei dà aringhe alle sue renne?»
«Certo, aringhe e baccalà affumicato, cos’altro?»
Lo psicologo levò gli occhi al cielo.
«E così ora si rifiutano di fare gli straordinari» proseguì gesticolando Babbo Natale «oppure mi contestano che un volo è troppo alto e quindi pericoloso o che la slitta ha un peso eccessivo… Da ieri sono addirittura entrate in sciopero. Sono disperato, mi creda.»
«Un bel problema… visto che siamo a ridosso del Natale» osservò lo psicologo ritenendo che assecondare quell’individuo fosse a quel punto la soluzione migliore. «Potrebbe però far a meno delle renne lasciandole a casa…»
«Ma cosa dice? Ha mai visto un Babbo Natale senza slitta e senza renne?»
«Direi di no.»
«Appunto. Che figura ci farei? Darei un colpo mortale alla mia credibilità. Così, in attesa di trovare una soluzione, mi sono ridotto da un po’ di tempo a questa parte a trascinare io stesso la slitta mentre le renne se ne stanno stravaccate e comode a godersi il panorama. Ma è una faticaccia, glielo assicuro: non ce la farò mai a consegnare in tempo tutti i regali.»
Il dr. Metzger si grattò il mento cercando di escogitare il modo migliore per liberarsi di quel tipo. Quindi ritenne di aver trovato l’argomento giusto:
«Dunque, credo che sia un problema di autostima. Dovrebbe esercitarsi ad essere autorevole, magari davanti allo specchio, dando comandi con la giusta intonazione, meglio se in tedesco. Lei è troppo buono e arrendevole. Pensi al fatto che se non dovesse consegnare i regali per tempo potrebbe anche perdere il lavoro: in fondo quelle non sono che renne e lei è Babbo Natale, anzi il Babbo Natale.» Lo psicologo pronunciò queste ultime parole esagerando in enfasi.
Il viso dell’uomo in rosso si illuminò:
«Ma lo sa che potrebbe avere ragione? Essere più autorevoli dando comandi con la giusta intonazione. Certo! Potrebbe funzionare. Lei è un genio!»
«Beh… insomma…» fece schermendosi lo psicologo «adesso non esageri.»
«Ma sì, ma sì… lei è davvero bravo, le farò proprio un bel regalo, vedrà, vedrà… grazie, grazie di cuore» e Babbo Natale se ne uscì gongolante.
Arrivò la notte di Natale. Il dr. Metzger, di rientro dalla casa dei genitori dove era stato a cena, sorprese Santa Klaus nel salotto di casa mentre stava sistemando i regali sotto l’albero.
«E lei che ci fa qui?» fece lo psicologo stupefatto. «E, soprattutto, come ha fatto ad entrare? Sappia che io non ricevo a casa, il giorno di Natale, poi!»
«Ma cosa dice? Sono venuto a portarle il regalo che le avevo promesso. Non sono entrato dalla porta, ma dal camino, come faccio sempre.»
«Dal camino? Quale camino? Io non ne ho.»
«Questo è un particolare di scarsa importanza. Sono in molti a non avere il camino, sa? Basta solo un po’ di fantasia e si rimedia a tutto. Comunque ci tenevo a ringraziarla per l’aiuto che mi ha dato. Ho fatto esattamente ciò che lei mi ha detto. Mi sono esercitato davanti allo specchio a fare la faccia da burbero e a impostare la voce. Ho trovato persino un prontuario in tedesco sul come guidare una slitta in poche lezioni. È stato fantastico. Le renne dapprima mi hanno guardato in modo strano e quindi gli ho fatto un bel discorsetto e tutto è tornato come prima.»
«Mi fa proprio piacere, sono contento di esserle stato utile. E Betelgeuse? È riuscito a farla ragionare come ha fatto con le altre?» chiese il dr. Metzger che aveva deciso di stare al gioco di quel matto.
«Beh, per Betelgeuse è stato più complicato. È veramente indomita quella bestiaccia!»
Nel frattempo Babbo Natale, non smettendo di sorridere, aveva ripreso il sacco con gli altri regali e, gettandoselo sulle spalle, si avvicinò alla porta.
«Oh oh oh…» fece Babbo Natale voltandosi verso il dr. Metzger «le spiace se uso questa per uscire? Anche se ho la slitta sul tetto, tutto sommato faccio prima…»
«Ma certo, si figuri» gli fece lo psicologo che era disposto a convenire su qualunque cosa pur di far andar via quell’ospite.
Babbo Natale stava per oltrepassare l’uscio quando il dr. Metzger, cedendo alla curiosità, chiese:
«Ma si può sapere cos’è che mi ha regalato?»
«Eh… non posso dirglielo, è una sorpresa. Ma vedrà, ne sarà entusiasta, l’ho preparato io stesso con le mie mani…». E, senza aggiungere altro, chiuse la porta dietro di sé mormorando:
«Eh sì, sono sicuro che gli piacerà davvero il mio prosciutto di renna. A qualcosa Betelgeuse doveva pur servire.»

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3 pensieri su “Le renne di Babbo Natale

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