Bing, badaboing

Fritzmaster non rispose alla domanda postagli da Banco. Mise entrambe le mani sul pianale della scrivania come se dicesse: ‘Bene, la conversazione è finita, procediamo oltre’ assumendo nel contempo un’aria seria, quasi ridicola per la sua giovanissima età; quindi il bambino buttò un’occhiata al Demone per dargli probabilmente l’ordine di catturarlo. Ai’bargor avvertì l’intenzione di comando e distolse gli occhi da Banco. In quello stesso istante il ragazzo gettò tutta la cocacola rimasta nel bicchiere sulla faccia del Demone che si mise, chissà poi perché, a urlare e a gemere sfregandosi gli occhi. Poi il giovane, facendo leva sui bracciali della poltrona, spinse violentemente con tutti e due i piedi la scrivania contro Fritzmaster che, preso alla sprovvista, fu sbalzato all’indietro insieme alla sua sedia. Il tavolo, rovesciandosi, fece aprire i cassetti da cui, non solo uscì il Demone Gana, che cominciò a correre per la stanza come un forsennato, ma si liberarono anche una miriade di altri strani oggetti o animali frutto degli esperimenti del piccolo genio. In particolare, cominciò a sbattere da ogni parte una pallina che si sarebbe detta di gomma se non fosse stato per il fatto che aveva occhi e naso e parlava una lingua del tutto sconosciuta. Ai’bargor, sempre lamentandosi come un cucciolo ferito, si era messo nel frattempo in ginocchio, sfregandosi gli occhi. Ciondolava la testa da una parte all’altra come volesse svitarla dal collo; Banco approfittò del momento per sfilargli dagli artigli il suo zainetto e prendere la porta dello studio di Friztmaster. Fece appena in tempo a voltarsi indietro che si accorse che il Demone Carena era già sparito, mentre l’inventore era rimasto letteralmente sepolto dalla sua sedia e dalla scrivania. Banco si precipitò allora nell’atrio di ingresso. Tastò nervosamente la parete dove pensava si potesse trovare l’uscita: spostò mobili alla rinfusa, buttando all’aria tutto quello che gli capitava a tiro, alla ricerca spasmodica della porta per scappare. Allontanarsi da quel posto era diventato l’obbiettivo primario e immediato. Poi, all’improvviso, passò attraverso la parete un Demone dagli Occhi Blu, con in spalla l’ennesimo Socio in catalessi: la creatura se ne rimase immobile e interdetta appena vide davanti a sé il ragazzo. Ma Banco non ci pensò due volte: diede una spallata al Demone che ruzzolò da un lato con il suo carico, lanciandosi oltre il punto da dove aveva fatto ingresso la creatura infernale dove avrebbe dovuto celarsi la porta. Trovò dall’altra parte la Scala d’Argento ancora distesa, come sperava, e cominciò a scenderne gradini a tre a tre. Non l’aveva ancora del tutto completata quando la scala si mosse, ritirandosi verso l’alto. A Banco, nonostante l’altezza, non restò che lanciarsi nell’erba dove fece diversi capitomboli prima di fermarsi. Rialzatosi, si mise a correre per mettere tra sé e il laboratorio di Fritzmaster quanto più spazio possibile. Voleva tornare da Franz e Nora in tutta fretta: forse poteva ancora aiutarli prima che arrivasse il gruppo di Demoni mandati dal figlio a catturarli. Ma era troppo tardi: sulla strada per raggiungere il posto dove aveva lasciato i due, il giovane intercettò i Demoni dagli Occhi Blu che li stavano trascinando come sacchi di patate. Riconobbe, in testa al gruppo, in funzione di capo, Braccio Monco, che aveva notato la prima volta al fortino dei Soci perdenti: grugniva come se incitasse gli altri a far presto e bene. Fritzmaster aveva avuto ragione: i suoi genitori erano stati ridotti facilmente all’impotenza. Per un po’ Banco seguì la processione. Insieme a loro, a chiudere il gruppo, c’era anche un Demone Carena, appostato, in protezione degli altri, per fare in modo che nessun azzardasse a seguire quelle nuove catture e soprattutto e si potesse scoprire dove sarebbero state portate; per far questo, se ne stette in piedi, con gli artigli affondati nella terra molle, piantato in mezzo alla radura come una montagna. Banco si spostò, mettendosi sopra vento in modo che la creatura infernale non lo fiutasse. Il Demone era imponente, immobile, dava le spalle alla comitiva dei suoi colleghi oramai spariti alla sua vista. Non muoveva un solo muscolo, eppure allo stesso tempo sapeva essere attento e vigile; fissava solo un punto lontano come se da una direzione indefinita fosse in attesa di ricevere informazioni e direttive. Pareva un monumento senza vita alla malvagità e alla ottusa ferocia. Il ragazzo sapeva benissimo che quella staticità era solo apparente: al minimo rumore il Demone sarebbe infatti scattato incontro al suono con tutta la forza devastatrice di cui era capace. Impossibile, del resto, per la conformazione del terreno, muoversi senza entrare nel campo visivo del Carena. Non si poteva far altro che aspettare. Passò un tempo lunghissimo, durante il quale, per fortuna non accadde nulla. Poi, ad un certo momento, quando Banco non se l’aspettava più e il prezioso carico di Nora e Franz doveva essere evidentemente al sicuro, il Demone Carena si dissolse nell’aria. Il ragazzo allora pensò che se la creatura infernale aveva attuato quella specifica strategia non poteva che voler dire che Franz e Nora sarebbero stati portati non nel laboratorio di Fritzmaster ma altrove, là ove forse c’era lo stesso Baalzeniah. Non appena il Demone sentinella si fu allontanato, il ragazzo si precipitò a riprendere la pista dei Demoni degli Occhi Blu. Seguì le orme fin che gli fu possibile, poi si accorse che il gruppo aveva preso un sentiero impervio a fondo roccioso che si divideva in molteplici biforcazioni: era impossibile capire dove potevano essere andati. Banco si fermò e si sedette: era stanco per quella corsa ed era anche disorientato. Stava sforzandosi per farsi venire un’idea brillante su come ritrovare le impronte perdute quando il suo zainetto, che aveva posato in terra, cominciò a muoversi. Il ragazzo fece un salto all’indietro spaventato. Lo zainetto, dopo essersi distanziato, tornò indietro per poi mettersi a girare in tondo davanti a lui. Il giovane, per precauzione, prese un lungo bastone e tastò dall’esterno il suo sacco. Quindi provò ad aprirlo. Ne uscì saltellante la Pallina Rimbalzina con la sua faccina sorridente, quella che era scappata dalla scrivania di Fritzmaster quando gliela aveva rovesciata addosso. Banco ne provò sollievo. Aveva per un attimo temuto che nel suo zainetto fosse finito piuttosto il Demone Gana che gli aveva, invece, dimostrato tutta la sua ostilità. La pallina aveva l’aria di volersi divertire sbattendo contro la roccia, contro un ramo alto di faggio o un ceppo affiorante dal terreno. Era persino divertente guardarla saltellare perché mandava gridolini di piacere ad ogni rimbalzo accompagnandosi ad un sonoro e buffo ‘bing, badaboing, bing boing…’ ‘bing, badaboing, bing boing…’ Da come si comportava quella cosa si sarebbe detta animata. Banco fece un paio di volte il gesto di prenderla al volo, ma la pallina gli sfuggiva sempre. Fino a quando ad un guizzo obliquo la Rimbalzina, quando Banco non se lo sarebbe più aspettato, lo colpì violentemente sulla fronte facendolo cadere all’indietro. Il ragazzo, sorpreso e stordito, se ne stette disteso nell’erba. Poi fece per rialzarsi e la pallina con il suo ‘bing, badaboing, bing boing…’ lo colpì ancora violentemente al torace. Questa volta Banco fece uno scivolone cadendo nella scarpata. Nel tentativo di fermare la propria caduta, il ragazzo si afferrò a delle radici che però cedettero smuovendo terra e sassi. La pallina gli andò dietro. Giunto in fondo al dirupo la Rimbalzina, sempre sorridendo e gongolando, prese a saltare ripetutamente sulla testa di Banco rannicchiatosi per ripararsi con le mani. Quell’oggetto aveva una forza incredibile e sembrava lanciata da qualcuno, tanto era la sua potenza. ‘Cosa ci si poteva aspettare da una pallina inventata da Fritzmaster!’ pensò il giovane in quella scomoda posizione, temendo il peggio. I colpi sul suo corpo si succedettero ritmici fino a quando smisero tutto ad un tratto. Il ragazzo, per precauzione, non si mosse. Tolse appena una mano dalla testa dolorante e sbirciò da un lato. Non vedeva la pallina, né sentiva il suo sarcastico ‘badaboing’. Quindi tolse anche l’altra mano per vedere meglio. Nessun rimbalzo, nessun suono, niente di niente. Se n’era andata! ‘Forse si è stufata di saltarmi addosso’ pensò Banco ‘ed è andata a dar fastidio a qualcun altro’. Il giovane si alzò ammaccato e dolorante. E poi se lo vide davanti. C’era Ai’bargor, il Demonemaggiordomo di Fritzmaster. Era smisurato, silenzioso e lo guardava con un piglio allucinato. Tra gli artigli della mano sinistra aveva la Pallina Rimbalzina. La teneva ben stretta, tanto che la faccina si era sbiadita e si distingueva male. Il Demone, con un artiglio particolarmente affilato della mano destra, senza muovere un solo muscolo del muso, aprì in due la pallina lasciandone cadere a terra i pezzi. La pallina fece un verso strano, come un gemito di morte, poi tacque. Ai’bargor, adesso, era di nuovo immobile come fosse un automa privo di vita. Banco si stava chiedendo come avrebbe potuto affrontare un Demone di quelle proporzioni senza nemmeno un’arma: avrebbe avuto sicuramente la peggio e il suo futuro da Demone dagli Occhi Blu rigenerato, sarebbe stato garantito, sempre che quella creatura infernale che aveva davanti, non avesse piuttosto avuto il diverso compito di aprirlo in due come aveva appena fatto con la pallina. Il cuore gli batteva forte in petto. Ai’bargor alzò stancamente un braccio indicando lo zainetto. ‘Dunque’ pensò Banco ‘forse è solo per questo che Ai’bargor è qui, lasciando ad altri il compito di catturarmi’. Per fortuna la creatura non sembrava serbargli troppo rancore per lo ‘scherzo’ della cocacola gettatagli negli occhi. Il giovane in un primo momento pensò di consegnare il suo zainetto senza cercare nessuna manovra diversiva azzardata; tuttavia non aveva neppure voglia di ubbidire. Pensò di fare un tentativo: si tolse lentamente lo zainetto e, nello sfilarselo, ruotò un poco il corpo da un lato svuotandolo, dietro ad un cespuglio, di tutto il suo contenuto. Finse di farsi scivolare di mano il sacco che, una volta a terra, facendo velo con il corpo, riempì in fretta di qualche sasso. Si rialzò infine con lo zainetto in mano e lo allungò al Demone. Ai’bargor tardò a prenderlo in mano facendo temere al ragazzo di aver capito l’inganno. Ma, alla fine, la creatura tese una mano estroflettendo un artiglio: il giovane ci posò in bilico il sacco. Ai’bargor lo tirò a sé. Vicino a lui lo zaino sembrava un animale privo di vita, morto di paura. Il Demone chinò un poco il volto massiccio, come per guardare e sincerarsi che ci fosse tutto. Per un attimo il ragazzo temette che il Demone aprisse lo zaino. Ma non lo fece. Le orbite vuote dei suoi occhi erano impressionanti; i capelli erano radi e lunghi e non si capiva da che punto della fronte potessero partire. Quindi la creatura fece un violento sbuffo dalle narici e il suo alito denso, che sapeva di carne putrefatta, avvolse Banco pronto a scappare in una qualsiasi direzione. L’espressione marmorea del Demone non tradiva la minima emozione se non fosse stato per la mascella larga e robusta che si contrasse chiudendosi con rumore da tagliola per orsi. Si capiva che, se fosse dipeso da lui e non dagli ordini ricevuti, si sarebbe avventato volentieri su quell’insignificante essere umano per farne scempio. Ai’bargor fissò con intenso odio Banco e quindi svanì. Il paesaggio attorno sembrava immenso ora che l’enorme Demone non era più davanti a lui. C’erano solo i profondi buchi nel terreno lasciati dagli artigli delle sue zampe, a testimoniare che la creatura infernale era appena stata lì. Banco raccolse rapidamente tutto il contenuto del suo zaino e lo infilò, per quanto gli fu possibile, nelle tasche e nella cintola dei pantaloni. Poi chiuse gli occhi per accertarsi se fossero in arrivo i Demoni con gli Occhi Blu che avrebbero dovuto catturarlo. Effettivamente era così. Ne stavano arrivando alle sue spalle giusto decina ed erano lontani non più di cinquecento metri. Il ragazzo diede un’ultima occhiata alle due parti tagliate della Pallina Rimbalzina come se gli spiacesse la fine che aveva fatto nonostante il brutto scherzo che gli aveva fatto: le due metà gocciolavano un liquido rossastro che aveva imbevuto tutta l’erba circostante. Con orrore il ragazzo prese a pensare che quella cosa avrebbe potuto anche essere viva e che quel liquido avrebbe potuto persino essere sangue: un altro frutto di qualche mal riuscito esperimento genetico del piccolo genio folle. Ma ancora una volta non c’era tempo da perdere. I Demoni mandati da Fritzmaster sarebbero stati lì a momenti. Il ragazzo fuggì. E quella oramai, pensò, era diventata una triste abitudine.

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