Turista made in Japan

turisti giapponesiAbito in una città ad alta vocazione turistica. Ci sono dei giorni, soprattutto nei mesi estivi (ma la bella stagione per i turisti di massa inizia subito dopo gennaio e termina dopo la befana dell’anno successivo) in cui se buttassi un ago dalla finestra di casa non cadrebbe per terra, vista la densità umana che passeggia nella via; tanto che spesso ho l’impressione che, quando due comitive di turisti provenienti dalle opposte direzioni si incrociano nel poco spazio lasciato dagli ambulanti e dai barroccini, qualche turista si aggreghi all’altro gruppo senza neppure accorgersene, soprattutto se formato da connazionali. Un po’ come succede per gli stormi dei piccioni in volo.

I turisti sono però buffi (ma probabilmente anche noi facciamo la stessa figura un po’ goliardica quando andiamo all’estero); perché si vestono come se dovessero affrontare il deserto del Gobi, con bottiglie da due litri d’acqua minerale al seguito, cannocchiali da marina e cappelli sahariani oltre agli immancabili bastoncini da K2.

Quelli buffi in assoluto sono però i giapponesi. Sono i turisti di maggior presenza sicché è possibile vederli in ogni stagione dell’anno; ed è quando si fotografano che danno il meglio di sé. In ossequio alla mania del momento di farsi continui selfie non è raro osservare una coppia di giovani che cammina riprendendosi con lo smartphone con tanto di prolunga. Li si vede che chiacchierano e passeggiano mentre si autoinquadrano con disinvoltura come stessero girando un documentario per la BBC, con il pericolo di capitozzare qualche carciofo in esposizione o sgambettare una vecchietta distratta.

Molte altre volte invece, soprattutto quando a farsi fotografare sono le ragazze, si mettono in una posa improbabile da anime o manga e fanno il segno della ‘V’. Dicono che non sia per inneggiare alla vittoria alludendo la ‘V’ di victory bensì per fare un gesto di pace. Ma sia il segno della vittoria che quello della pace mi sembrano in ogni caso fuori luogo quando si fanno fotografare tutti sorridenti davanti a una normale bicicletta arrugginita.

Un altro giorno ho visto un ragazzo, sempre di nazionalità giapponese che, quasi fosse uscito da un poster di Norman Rockwell, sbilanciandosi tutto di un lato e con una mano sulla bocca e l’espressione sorpresa di chi si è imbattuto in Babbo Natale il giorno di ferragosto, indicava un Fiat 500.

Ho poi visto una ragazza che si faceva invece fotografare mentre spiccava un salto in aria fino a toccare con una mano il tallone dei piedi. L’amica doveva essere un disastro a far fotografie o lei era incontentabile, perché ha continuato per diversi minuti a saltare (e a ridere divertita) come una rana con il singhiozzo.

Insomma, verrebbe davvero voglia di fotografarli mentre si fotografano, giusto per ricordarsi quanto siamo diversi. Migliori magari no. Diversi però sicuramente sì.
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2 pensieri su “Turista made in Japan

  1. Sai perché V di VPace è diventato virale?
    Bhe ora lo rivelo, ma non farlo trapelare, direbbero che non è vpero (come appunto mia moglie).

    Le donne Nipponiche (estremo orientali in generale, anche quindi sud coreane)
    hanno la tendenza a non piacersi e desiderare d’esser occidentali, ovvero con il visino più fino.
    Allora nelle foto spesso aprono la bocca e per non sembrare stupide devono pur far qualcosa, appunto la V di VPace.
    Questo lo facevano praticamente tutte, sempre, prima della moda dei cellulari quando c’era la moda delle foto spiritose con le machinette pubbliche (tipo fototessera) che loro ne usavano ed abusavano (ancora un pochino, nonostante lo iVPhone).

    Ecco te l’ho detto, ma non farne troppa propaganda.
    Che poi se sapessero che agli uomini occidentali piacciono cosi come sono…

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