Uno strano personaggio

Gus Mell era seriamente preoccupato. L’ultimo editore interpellato gli aveva rifiutato per l’ennesima volta un suo libro e non era stato neppure gentile. Anche se la critica era sempre la stessa: roba vecchia, senza mordente. Sì, doveva farsi venire in mente un’idea vincente. Ma era poi così difficile scrivere un bestseller? Da quello che leggeva in giro non si sarebbe proprio detto. Ma era tempo comunque che pensasse a qualcosa di nuovo. Gli vennero pensieri cupi. Forse quello non era il mestiere adatto a lui. Sarebbe stato terribile, fosse stato così.
La casa gli apparve desolata, inospitale, quasi fosse quella di un altro. Accese la luce nel corridoio facendo volare il cappotto sulla sedia. Aveva fame e come al solito si era dimenticato di fare la spesa. Scosse la testa. Tornò indietro dalla cucina ed entrò nello studio.
«Dobbiamo trovare una soluzione!» sentì dire e quella voce gli gelò il sangue. La voce proveniva dalla parte rimasta buia della stanza. Non distingueva bene. «Non ti devi spaventare, Gus. Sono io».
«Io chi?»
«Ti sei già dimenticato? Mi hai inventato tu». Una figura uscì dall’ombra. Era un uomo che poteva avere la stessa età di Gus, con un cappellaccio di sbieco a coprirgli parte del volto; un impermeabile scuro gli avvolgeva il resto del corpo. Chiunque fosse quel tipo, doveva essere un emulo di Humphrey Bogart. «Tanto tempo fa scrivesti di me» continuò con un non so che di divertito nella voce. «Erano racconti di avventura, ambientati, se ti ricordi bene, nelle campagne qui attorno. Mi avevi anche affibbiato un soprannome che ho sempre odiato: il Geco. Ma ti sembra un soprannome da dare a un personaggio?»
«Jacob, Jacob Forrester! L’entomologo!»
«Pessima idea anche quella! A chi credi possa interessare uno che bazzica tra farfalle e formiche?»
«Lui non bazzicava, era uno studioso. Ma poi non capisco… cosa vuoi? Come hai fatto ad entrare?»
«Entrare? Sono sempre stato qui, nella tua testa. Comunque sono qui per risolvere il tuo problema. Tu vuoi tornare a vendere libri se non sbaglio…»
«Certo, e allora?»
«E allora faccio al caso tuo…»
«In che senso?»
«Modificando il mio personaggio e qualche vecchia storia, ne può uscire qualcosa di buono».
«No, non funzionerà mai, ho provato a farle pubblicare le avventure di Forrester, ma nessuno le ha volute neppure leggere».
«Ci credo. Ma stai zitto un attimo e ascolta. Prima di tutto io non sono un entomologo!»
«Ah no?»
«No. Mi fanno ribrezzo i ragni e tutte quelle altre bestie immonde che finiscono spillate in qualche teca».
«E allora che mestiere ti piacerebbe fare?»
«Semplice! A me piace uccidere».
«Cosa?»
«Hai capito benissimo. Mi piace uccidere. Lo faccio benissimo. Lo farei anche gratis, ma visto che sono molto bravo mi faccio anche pagare. Ho cominciato fin da quando ero ragazzo e tu in parte ne sei responsabile».
«Come responsabile?»
«Tu mi hai creato non ti ricordi?».
«Ma io ho inventato un entomologo».
«Già bella immondizia!» Gus Mell stentava a credere che quella discussione stesse avvenendo davvero. «Dobbiamo rendere il personaggio avvincente: deve essere gradito al pubblico. Così ho pensato che potrei uccidere a pagamento solo le persone veramente cattive, secondo un criterio di giustizia sostanziale. Si potrebbe anche pensare un ispettore, capace e intelligente, che segretamente mi ammiri, che sia sempre lì lì per scoprirmi senza però riuscirci. Che ne pensi?»
«Mi sembra un’idea folle, Forrester».
«E mi devi anche cambiare questo schifo di nome. D’ora in poi mi devi chiamare Jack. Jack Young» E siccome Gus non parlava, Jack insistette: «Insomma vuoi o no a sfornare bestsellers?»
«Ma tu cosa ci guadagni?»
«Che domande? La fama. Diventerei famoso. Tutti conoscerebbero le mie gesta e diventerei immortale». Gus aveva peso a rosicchiare nervosamente la matita.
«Dai, non perdiamo tempo. Vai al computer…» fece Jack sedendosi e togliendosi il cappello.
«Che ci devo fare con il computer?»
«Io detto e tu scrivi».
«Come?»
«Chi meglio di me sa come deve agire il mio personaggio?»
Gus e Jack stettero alzati tutta la notte ed alle prime luci dell’alba il libro era già finito. ‘Omicidio a luci spente’ si intitolava. L’editore quando lo lesse ne fu entusiasta. Non la smetteva più di congratularsi con Gus. Aveva fatto centro. All’uscita del libro in poche settimane divenne il più venduto.
«Bisogna trovare un seguito» disse Jack qualche tempo dopo.
«Che fine avevi fatto? Pensavo che il successo di avesse dato alla testa».
«Ho avuto da fare» disse Jack brusco «Ho dovuto provare la scena della nuova avventura».
«Scena? Quale scena?»
«Quello dell’omicidio. Lo preparo un po’ prima, mi documento, guardo un po’ come vanno le cose, poi cambio nomi, situazioni, ambientazione…»
«Non capisco».
«Ma sì che capisci. Ho giù ucciso la prossima vittima della nuova avventura e mi sono venute in mente un mucchio di idee».
«Vorresti forse dire che scriviamo degli omicidi che tu compi?»
«Certo. Ma che credi? Mi serve per essere realistico e avvincente. Ma tranquillo. È successo in un altro Stato. Cambio molte cose, nomi, luoghi, è impossibile risalire a noi. non ti preoccupare sono prudente».
Gus si mise ad urlare. Con tanta voce in corpo che non sapeva neppure di avere. Disse delle cose terribili e alla fine Jack sparì.
Trascorsero diversi mesi e l’editore cominciò a farsi insistente perché Gus Van scrivesse il seguito. Gus era disperato. Provò a scrivere da solo, ma era inutile: non riusciva ad avere lo stile graffiante di Jack.
«Dobbiamo trovare una soluzione!» sentì ancora una volta dire nella stanza apparentemente vuota. Era Jack.
«Volevo chiederti scusa» fu l’unica frase a cui Gus pensò.
«Non ti preoccupare, ma non c’è tempo per le gentilezze… Vai al computer… e scrivi».
Gus ubbidì volendo dimenticare quale sarebbe stato il prezzo per pubblicare quel libro e i prossimi ancora. ‘Notte tragica a Bangkok’ fu presto pronto e fu un altro successo. Gus Mell si comprò una villa sulla collina. Cominciò a circondarsi di agi e lussi prima impensabili. Si concesse un’auto sportiva, quel viaggio che tanto aveva desiderato, un guardaroba completamente nuovo… A quel libro seguì: ‘La facile preda’ e ‘Cinque motivi per non morire’. Gus era diventato ricco, enormemente ricco, chiudendo un occhio sugli omicidi e tutto il resto e persino illudendosi di scriverli davvero lui. Divenne ricco. Molto ricco. Poi una sera…
«Ho deciso di smettere di scrivere, Jack» gli disse senza tanti preamboli. Sembrava che l’altro se lo aspettasse. «Ho pensato di ritirarmi» incalzò. «Ho guadagnato molto dai miei libri. E credo che sia meglio finirla qui».
«I ‘tuoi’ libri Mell?» Gus abbassò lo sguardo.
«Mi dispiace Jack, la nostra collaborazione finisce qui».
«Non hai capito. Sei tu che non puoi fare a meno di me. Io invece sono libero di andare da un altro scrittore. Cambierò qualcosa. Magari ambienterò le mie storie in un altro Paese e in un’altra epoca. Ma non mi posso fermare».
«Allora ci penserò io a fermarti». Andrò da uno strizzacervelli, mi farò psicanalizzare e ti cancellerò dalla mia mente e finanche dal subconscio.
Jack guardò intensamente Gus. «No, non è così che andrà». Jack estrasse dalla tasca una Luger brunita, e con un movimento esperto avvitò il silenziatore. Gus si irrigidì. Sbiancò. Jack sparò tre colpi lentamente cui seguì il tonfo sordo del corpo di Gus che si accasciò a terra come se si fosse improvvisamente sgonfiato. «A me piace uccidere, come te lo devo dire?»

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1 pensiero su “Uno strano personaggio

  1. Molto ironico, mi fa pensare alla pena per contrappasso: uno scrittore che scrive romanzi scadenti sale sulla cresta dell’onda grazie ad un personaggio scadente inventato dalla sua stessa mente che poi si rivelerà mortalmente efficiente nel far diventare famoso il suo creatore!

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