A Tu per Tu

Un atteggiamento sempre più attuale, ma che non riesco ancora a tollerare è quello di ricevere del Tu da parte di persone con cui vengo per la prima volta in contatto. Fino a poco tempo fa era un comportamento impensabile. Poi si è cominciato a dare del Tu a persone ritenute in una condizione non paritaria (un dipendente, un barista, una commessa, una persona semplicemente più giovane) e ora è un comportamento dilagante e usuale, quasi preteso, Trovo questo comportamento irritante, indisponente e persino volgare.

Contrariamente a ciò che si possa pensare, il dare del Lei non è un modo per prendere le distanze dalle persone, consente, al contrario, di assegnar loro maggior rispetto. Il Tu (tra persone che non si conoscono) crea una falsa confidenza, una vicinanza che non solo non esiste, ma è persino negata proprio dall’atteggiamento concreto, formale e sostanziale, che le due persone sconosciute manifestano tra loro. È un comportamento forzato, del tutto innaturale.

Si dirà, nell’era di internet, le distanze sociali si sono annullate. Gli stessi anglosassoni (in particolare gli americani che hanno inventato i computer e internet) da buoni informali e pragmatici, si danno tutti del Tu. Niente di più sbagliato. Lo you inglese equivale al nostro pronome Voi perché l’antico Tu era thou, caduto poi in disuso. Gli inglesi quindi non si danno affatto tutti del Tu, bensì del Voi. Se un anglosassone vuole dare del Tu a qualcuno usa il suo nome di battesimo (on first name terms) abbandonando gli appellativi sir o ma’am.

Inoltre, a volerla dire tutta, internet è una sorta di grande comune, un contesto, ed è vissuto come tale, mentre la vita reale non lo è in nessun modo.

Io credo invece si tratti piuttosto, nel migliore dei casi, solo di una scarsa attenzione alle relazioni di contesto. Alla incapacità o alla mancanza di volontà (oltre a banale pigrizia) di comprendere come relazionarsi a seconda delle situazioni in cui ci si trova. Abbiamo tutti pari diritti, non c’è alcun dubbio, ma questo non significa che siamo tutti uguali. Siamo diversi per sesso, età, funzione sociale, istruzione, capacità. Abbattere le gerarchie con il Tu, fa comprendere solo di essere maleducati, di cercare scorciatoie nelle relazioni sociali, di abbassare gli altri al nostro livello per un malinteso senso di democrazia, di non capire che la forma è il rispetto della sostanza.

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2 pensieri su “A Tu per Tu

  1. Capisco cosa intendi. Il registro linguistico è importante nell’approcciarsi agli altri. Ad esempio, c’è chi, avendo un ruolo istituzionale importante, pensa che essere sboccati in pubblico sia divertente. Io lo trovo semplicemente fuori luogo, un po’ come se ci si presentasse a lavoro in pigiama e ciabatte.
    Nei confronti del “tu” sono un po’ meno rigida, dipende molto dal contesto e soprattutto dal modo di porsi. E non è scontato che un “lei” sia rispettoso a prescindere 🙂

    • La questione del “tu” io invece la vivo male. Mi sembra un’invasione di campo, come se qualcuno volesse entrare nel mio spazio privato. Il tu bisogna meritarselo non pretenderlo.
      Sono però sostanzialmente d’accordo con te; le mie riflessioni nascono però dalla constatazione di una generalizzata cattiva lettura del contesto relazionale che, al limite, permetterebbe il tu. Ed è una cattiva lettura dettata da superficialità, da sottovalutazione del problema (non considerato appunto come tale) o dalla erronea convinzione che si tratti di una semplificazione comportamentale che aiuta a vivere meglio. Come se poi la realtà lo fosse davvero, semplice. 🙂

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