Sulla teoria dell’informazione

Nella teoria generale dell’informazione perché un messaggio raggiunga lo scopo di veicolare un contenuto è indispensabile che l’emittente del segnale utilizzi un codice condiviso con il destinatario, vale a dire faccia ricorso a un set di simboli di base che sia comune a entrambi gli interlocutori in modo da permettere al ricevente di decodificare il messaggio e comprenderlo.

Del resto il termine comunicare deriva dal verbo latino communicare, che significa mettere in comune qualcosa, passare qualcosa da uno all’altro e, dunque, per traslato, mettere qualcosa al servizio della comunità. Nel termine comunicazione vi è allora il duplice significato di passare fisicamente qualcosa tra individui che, grazie anche a ciò, divengono comunità condividendo un linguaggio e un sentire collettivo.

Con questo significato eucaristico lo stesso concetto è passato, nel medioevo, nella tradizione cristiano-cattolica dove comunione esprime la partecipazione del singolo fedele al corpo del Cristo che, simbolicamente, si consuma tramite ‘assunzione dell’ostia benedetta.

Fissare quale siano questi simboli di base e quale la loro possibile combinazione è indubbiamente un atto arbitrario di non facile soluzione; appare pertanto utile appoggiarsi alla teorica di Claude Shannon il quale, in un celebre articolo pubblicato nel 1948, suggeriva di utilizzare il concetto di scelta per misurare la quantità di informazione contenuta in un messaggio.

Shannon, prima di altri, ha avuto il grande merito, di definire la comunicazione come trasferimento di informazioni mediante segnali da una fonte a un destinatario.

Insieme a Warren Weaver, Shannon ha, inoltre, delineato l’elaborazione di uno schema generale dei processi comunicativi, elaborazione che ha influenzato profondamente gli studi nel settore negli anni successivi.

Come si può agevolmente comprendere, la fonte è la scaturigine dell’informazione; essa fa nascere il messaggio che un apparato trasmittente trasforma in segnali; i segnali a loro volta sono inviati mediante un canale fisico fino al ricettore che li decodifica nel messaggio ricevuto dal destinatario.

Il successo della buona comunicazione è la presenza o meno del ‘rumore’, come fattore di interferenza e disturbo del segnale che potrebbe giungere al destinatario in modo artefatto o privo di quell’integrità che aveva alla fonte.

Un esempio pratico dello schema predetto è il seguente: l’utente che segnala la sua intenzione di far passare l’altrui veicolo interviene sul sistema abbagliante chiamandolo un certo numero di volte prestabilito.

La sorgente luminosa si propaga per l’atmosfera giungendo al destinatario che lo decodifica recependo il messaggio. A sua volta il destinatario, potrà rispondere utilizzando il medesimo mezzo a propria disposizione innescando così, per il primo trasmettitore, con un processo di feedback (o retroazione) l’adeguamento della condotta all’altrui risposta. In questo caso, essendo stato il messaggio trasmesso e ricevuto con successo, si è instaurata tra i poli della comunicazione (i due utenti della strada) una positiva comunicazione multipla.

L’esistenza di una densa nebbia potrebbe, però, nella fattispecie, costituire una resistenza al canale prescelto (rumore) disturbando la comunicazione e la relativa reciproca intesa.

E se nel processo comunicativo fra apparecchi meccanici il rumore è un puro fatto materiale che interviene sul canale per deformare il segnale, nella comunicazione fra esseri umani vi è anche il cosiddetto rumore semantico che può essere dovuto a vari motivi quale la mancata conoscenza diretta del codice usato ovvero più semplicemente il proprio insufficiente grado culturale, le proprie attitudini, il modo di rapportarsi con gli altri.

Ciò porta alla sovrapposizione del codice personale a quello reale con possibili fraintendimenti ed equivoci. Il rumore semantico dunque può essere costituito dalla presenza di più codici: il fatto che il destinatario usi un codice diverso da quello previsto dalla fonte ‘emittente costituisce rumore semantico e fonte di incomprensione.

Dunque alla base del corretto processo di fissazione di un codice comune vi è la necessità di operare a monte una successione di scelte che si evidenzino, onde garantire capacità penetrativa e facilità di apprendimento, per praticità e intuitività.

Inoltre, ne consegue la necessità di stabilire un segnale di intesa circa la comprensione avvenuta del messaggio ricevuto, in modo da azzerare i possibili fraintendimenti e chiudere la comunicazione esauritasi.
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