L’errore umano

incidente-stradaleSovente sui giornali si legge dell’errore umano, giusto per sottolineare che il sinistro, l’evento pregiudizievole gravido di danni, la tragedia si è verificata per colpa dell’uomo. In realtà si tratta di una locuzione sbagliata se non fuorviante.

A ben vedere, infatti, è un’espressione che contiene in sé una ridondanza inutile, in quanto l’aggettivo umano altro non è se non una ripetizione pleonastica, superflua di quanto già espresso con il termine errore. Sarebbe come scrivere una bella calligrafia (visto che, come si sa, il lemma calligrafia già contiene in sé il concetto di bella grafia) o ergastolo a vita (visto che il concetto di ergastolo già contiene in sé quello di perpetuità della sanzione).

L’errore, in quanto tale, non può, infatti, che essere, per definizione, umano. Com’è noto, senza volersi addentrare nel campo prettamente giuridico dove entrerebbero in gioco altri importanti distinguo che appesantirebbero il testo, per errore si deve intendere lo sviamento dalla realtà da parte di chi agisce (dovuto ai più svariati motivi come: la negligenza, la distrazione colpevole, l’ignoranza, intesa come misconoscimento della disciplina che regola l’attività in cui l’errore viene commesso, l’inesperienza e altro).

Il soggetto, in altre parole, si rappresenta (per sua colpa) una data situazione differente da quella reale cosicché agisce in modo non congruo al contesto vissuto cagionando un danno ad altri o a se stessi (il conducente di un veicolo per la nebbia non vede un passante che attraversa la strada e lo investe; un barista per errore dà a un avventore un bicchiere di soda caustica). Dunque l’errore è riconducibile a un discernimento, è frutto di una libera decisione, è il risultato di una ‘lettura’ dei fatti non esatta o non corretta.

Se pertanto con l’aggettivo in questione (umano) si vuol introdurre una differenziazione tra l’errore perpetrato dall’uomo e quello commesso dalla macchina si introduce un elemento che, come si è detto, è del tutto sviante. Le macchine, infatti, non sbagliano. Ma non perché sono infallibili, tutt’altro, quanto piuttosto perché non hanno capacità valutativa autonoma (e consapevole) nello scegliere tra un’opzione o un’altra sicché, operando in quel determinato modo, non cadono in errore, ma si limitano a eseguire tutt’al più un codice macchina o un’istruzione che altri hanno inserito nella loro ‘logica’.

Le macchine, come si dice spesso, sono stupide, e lo sono persino i più sofisticati computer. Quando un hardware sembra commettere un errore (lo scambio di un binario ferroviario non ‘scatta’ correttamente, la spia di un aereo non si accende non evidenziando così un malfunzionamento importante, un computer rilascia una cartella esattoriale maggiorata che fa fallire un’azienda…) in realtà è l’operatore che ha fatto funzionare il dispositivo (o non l’ha fatto funzionare affatto o non ha provveduto, preventivamente, alla sua manutenzione) a essere il responsabile per la non corretta risposta di detta macchina ovvero è l’operatore che ha messo mano alla programmazione dell’hardware a essere responsabile per la non corretta gestione dell’evento da parte del dispositivo. La macchina è uno strumento e basta. Non ha nessuna colpa a essere macchina.

Anche il guasto tecnico, sovente, è riferibile a qualcuno che non ha previsto quel certo evento, pur probabile, o non ha verificato regolarmente la funzionalità del dispositivo di per sé sottoposto a normale usura o a possibile malfunzionamento.

Ritenere o far credere che la macchina abbia una capacità propria di sbagliare (quante volte si sente l’affermazione risibile secondo cui quel tal avvenimento è accaduto per un errore del computer) è concettualmente dannoso perché è deresponsabilizzante (ma anche in un certo modo rassicurante) per l’uomo, visto che sposta l’attenzione dell’opinione pubblica da chi ha commesso veramente il fatto (tant’è che, sempre sui giornali, si parla di macchina impazzita o di vettura killer dimenticando che le auto non si muovono da sole) a ciò che è solo una cosa nelle mani dell’uomo.

Questo ovviamente non significa che ci sia sempre la responsabilità umana dietro a un ‘errore non umano’ (cioè al guasto tecnico cui si faceva prima riferimento).

Esiste, con evidenza, il caso fortuito (altri parlerebbero di fato o di destino), vale a dire un evento esterno al nesso di causalità che si inserisce tra l’operato del soggetto agente e l’evento prodotto che, per la sua particolare dinamica, assorbe ogni possibile rilevanza dell’apporto umano pur dispiegato nella vicenda (si fa l’esempio di un gabbiano che entri all’interno del motore di un aereo e lo faccia precipitare).

Dunque l’errore umano è sempre e solo un errore dell’uomo. Le macchine le abbiamo inventate noi per rendere più confortevole la nostra vita; ma il loro corretto utilizzo o il loro ‘comportamento’ rimane un nostro esclusivo problema e soprattutto una nostra esclusiva responsabilità.
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