Se le pietanze borboniche…

Quando arriva settembre, a Firenze, è tutto un fiorire di corsi, stages e scuole. Volenterosi maestri e sapienti guru, ammiccando dai poster multicolori, promettono di avviarti in poco tempo e con poca fatica ai segreti occulti della contemplazione mistica del tuo alluce, allo studio intensivo del cirillico medioevale per non parlare della possibilità di apprezzare le sfumature del dialetto in uso nei sobborghi malfamati di Honk Kong; per carità, tutte conoscenze validissime per sopravvivere ai disagi del quotidiano esistere, ma poco utili per rilassare effettivamente lo spirito presi come si è dall’ansia di dover completare, presto e bene, tutti i compiti assegnati a casa o di riuscire a superare le indubbie difficoltà di apprendimento.
La signora Pina, che abita al primo piano, mi ha detto per esempio, proprio l’altro giorno, che è così preoccupata per l’esame di metà anno (nel suo corso sui vini e pietanze borboniche) che ha smesso di raccogliere i pettegolezzi del rione, interrompendo così drasticamente il flusso di notizie da e per il vicinato. Il signor Paolo suo marito, indispettito per la perdita di prestigio, ha minacciato per ritorsione di iscriversi allo stage per diventare selezionatore internazionale di minorenni cubiste.
Quel che mi chiedo, insomma, è se ne vale la pena di agitarsi tanto. Non è meglio piuttosto che la famiglia ritorni ai valori tradizionali di un tempo? Come per esempio riunirsi ad una certa ora davanti alla tv per vedere la nuova serie del dr. House?

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