Sangue di anguilla

Ebbene sì, il sangue dell’anguilla (e del capitone che è la femmina dell’anguilla), come quello della murena, del grongo e della torpedine contiene una tossina, l’ittioemotossina, che ha proprietà emolitica, vale a dire aggredisce la membrana dei globuli rossi rompendola. Ciò crea paralisi sensoria e motoria, blocco della respirazione e infine morte del soggetto. Dunque il sangue dell’anguilla è velenoso.

Occorre tuttavia che vi sia un contatto cospicuo e diretto tra il sangue dell’anguilla e quello dell’uomo, per esempio, per iniezione. Il solo ingerimento non dà apprezzabili problemi venendo inattivato dai processi digestivi (anzi ho letto da qualche parte che c’è chi lo raccomanda come rimedio per l’ubriachezza, ma è solo una diceria, sicché tu non provarci) salvo che il soggetto abbia un’ulcera all’apparato digerente e non lo sappia, in questo caso il rischio rimane rilevante.

Se il contatto avviene per il tramite di una soluzione di continuo della pelle (mi riferisco cioè a un taglio alla mano mentre si prepara in cucina l’anguilla) può crearsi localmente un edema.

La tossina è comunque termolabile, nel senso che la sua proprietà tossica viene meno durante la cottura del pesce per quanto sia sempre raccomandabile, anche per migliorare il sapore della carne e garantire una miglior conservazione del prodotto, che l’anguilla sia totalmente dissanguata prima della cottura (anche il fegato è tossico e lo è anche il sangue crudo in modo moderato).

Paradossalmente, visto quanto appena ricordato, l’anguilla, ricca di calcio e di ferro, è raccomandata per migliorare la composizione del sangue, curare la febbre reumatica e i reni, oltre che per trattare gli avvelenamenti alimentari e attenuare infiammazioni.
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