Memoria e Blog

Mi sono spesso sentito rivolgere la domanda, da quando ho iniziato l’avventura nella blogosfera, per quale motivo ho deciso di aprire un blog.

Inizialmente, in modo molto banale, ma convinto, ho detto che era per sfogare la mia passione di scrivere, di vedere pubblicato qualcosa di mio senza filtri esterni e imposizioni di sorta, ottenendo, nel contempo, una critica spesso costruttiva da chi mi leggeva. Non potevo concepire che il blog potesse avere una qualche altra funzione ed ero soddisfatto di perseguire quella che per me era l’unica.

Dopo qualche anno, alla prima risposta, pur rimasta nel tempo sempre valida, se ne è aggiunta una seconda. Il blog era diventato nel frattempo qualcosa d’altro, persino di più complesso: era divenuto uno strumento omeopatico, curativo. Mi ero cioè accorto che scrivere per me era diventato medicamentoso consentendo non solo di chiarirmi di per sé le idee dovendo dare alle stesse una veste logica e coerente, ma anche di gestire le mie suggestioni, le mie malinconie, i miei desideri, le mie utopie.

Scrivere insomma per autorappresentare, per sublimare, circoscrivere e metabolizzare, ma anche per destrutturare e ricostruire, per analizzare e pianificare. Il blog fungeva da incubatrice, da lente di ingrandimento, da cassa di risonanza delle irregolarità dell’esistere evidenziate dal controluce dello strumento.

Mi ero reso conto allora che in quelle parole scritte, in  quelle immagini mentali e in quei sogni descritti più o meno consapevolmente c’era fotografato un io in divenire con le sue ingenuità, le sue insicurezze e sovrabbondanze, ma anche con le sue gioie sopite, i suoi compiacimenti, le sue sinergie descrittive. Il blog ha registrato tutto, fedelmente, come un biografo muto o uno spettatore silenzioso, uno specchio docile che ha permesso di vedermi e rivedermi attraverso personaggi, azioni, dialoghi. Il blog tutto ha preso e tutto ha restituito, compresa la dimostrazione della propria parabola stilistica e dei sentieri immaginari percorsi, rendendo palesi le sensazioni provate nello scrivere e quelle sperimentate nel rileggere.

Poi, negli ultimi anni, il blog è entrato in una terza fase, probabilmente neppure l’ultima, che non ha eliminato le precedenti ma si è stratificata alle altre, come grossi rami di un albero fusisi lentamente in un unico solido tronco. Ora il blog è memoria. Memoria di quanto è stato e non è più, memoria di ciò che ora è figlio del passato, quale percorso narrativo esternamente espressosi nei racconti, ma anche e soprattutto come percorso interiore di parole, immagini e sogni — icone di un modo sotterraneo — che hanno lasciato una traccia lunga centinaia e centinaia di pagine dal primo post ad oggi.

Si è venuta allora a creare una mappatura ostinata e inflessibile dei propri sé, fissati in modo indelebile su un’impalpabile pellicola digitale, un flusso continuo di emozioni, passioni, luci e chiaroscuri, che mi hanno consentito di perdermi nei meandri della mia mente e di ritrovarmi riscoprendomi ogni volta un po’ cambiato, con la consapevolezza di questo cambiamento.

Ho scoperto così, nel blog-memoria, un dialogo continuo con me stesso, la costruzione paziente di solide zattere d’acqua in un mare senza bonacce, indistruttibili bolle d’aria nel vento più vorticoso. Nulla è svanito e tutto è rimasto, affinché guardandomi indietro potessi sapere, tutte le volte che ne avessi avuto bisogno, in che direzione andare sapendo da dove ero partito. La propria capacità narrativa passa dunque, adesso ne sono certo, anche attraverso i continui tentativi di tracciare nuove coordinate espressive, nel mettersi in gioco, nell’essersi messo in discussione.

Memoria del blog e memoria del blogger; una mutua simbiosi di reciproco sostentamento e cura. L’uno ricorda chi è l’altro in uno spazio virtuale che diventa spazio vitale in cui dilatare il proprio esistere. L’uno aiuta l’altro nella edificazione della propria identità di scrittore e di testimonianza dello scrivere. L’uno rinvia all’altro in un continuo rimando all’alter ego dominante, senza sapere chi alla fin fine gestirà l’altro.

Sì, ora il blog è scrivere, lenire e ricordare. È memoria silenziosa che nutre i pensieri, è macchiare di scuro una pagina bianca per alleviare il mal del vivere, ma è anche ricordarsi di averlo fatto, perché si è ciò che si fa ma anche e soprattutto ciò che si ricorda di aver fatto.
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