Le trame del Malvagio

«È successo qualcosa, Banco? Ti ho sentito urlare!»
«Assolutamente nulla, mamma, stavo giocando con un videogame!» rispose il ragazzo con un fil di voce, temendo che lei potesse scoprire Franz e Nora nella stanza. Ma voltandosi a destra e a sinistra si accorse che non c’erano più.
«Ah… ho capito…» fece lei «ehi, ma cos’è questo odore di fumo, sembra sigaro! Non ti sarai mica messo a fumare giovanotto?!?» e così dicendo andò alla finestra e la spalancò.
«Ma figurati mamma…» si schermì Banco strizzando gli occhi per la luce intensa che era entrata nella stanza «poco fa ho fatto uno dei miei esperimenti con un acido che produce un fumo simile a quello di un sigaro…» A Banco spiaceva raccontare tutte quelle bugie alla mamma, ma come avrebbe mai potuto spiegarle che, fino a pochi attimi prima, c’erano due signori, mai visti prima, che si erano materializzati da un fascio di luce blu uscito da una sveglia?
«A proposito di esperimenti» se ne uscì la mamma sorridendo e mettendosi a sedere a pochi centimetri dal Gator «come è andata questa mattina a scuola? Non avevi l’esercitazione di applicazioni tecniche?»
«Non è andata molto bene» rispose Banco, vergognandosi un po’ e tastando il suo dispositivo che aveva ancora in tasca «qualcosa non ha funzionato con il mio invertitore, anche se ero sicuro che fosse tutto a posto».
«Sono certa che risolverai presto il problema» lo rassicurò la madre passando le mani sul ciuffo biondo del ragazzo «tu sei il genio di famiglia! Del resto…» continuò alzandosi dal bordo del letto e indicando il tavolo che era davanti a lei «tutte queste tue invenzioni lo dimostrano». Il profilo nordico, ma dolce di mamma Greta, in cui potevano leggersi tutti i lineamenti più significativi del ragazzo, si stagliò nel vano accecante della finestra. I capelli corti dai riflessi d’oro facevano apparire la donna ancor più giovane di quello che era. In quel mentre, il Gator, forse preso dalla curiosità di scoprire a chi corrispondeva quella voce, sollevò appena il lembo del cuscino per vedere meglio. Banco se ne accorse e diede una manata al guanciale: il navigatore emise un suono metallico che sembrò quasi un guaito. La mamma si guardò in giro per la stanza non essendo riuscita a interpretare quel rumore. «Non hai sentito anche tu uno strano suono?»
«No!» replicò secco il ragazzo. Poi la mamma prese un’invenzione a caso sul tavolo del figlio e commentò:
«Questa bottiglia autostappante, per esempio, è bellissima. Non ho mai capito come funzioni esattamente, ma è davvero bella. E che dire di questo misuratore di brividi? Guarda, mi piacciono così tanto le tue invenzioni che il tuo apparecchio dice che ho il 27.43% di brividi su tutto il corpo. Non è eccezionale?»
«E non ti ho fatto vedere ancora questo, mamma…» esclamò entusiasta il ragazzo, scendendo dal letto.
«Ma è un boomerang!» fece lei sorpresa.
«Un boomerang speciale, perché si lancia tenendolo per questi appositi buchi che ho praticato sul legno e poi, quando ritorna indietro, si ferma a pochi centimetri dalla mano in modo che possa essere ripreso con calma: un boomerang docile e ubbidente e che torna sempre».
«E perché non può essere impugnato come tutti gli altri boomerang?»
«Perché ha questi bordi taglienti, mamma. Ci si farebbe male a prenderlo al volo».
«Ma allora è pericoloso…»
«Solo per chi non sa come funziona e poi non ho intenzione di usarlo veramente, lo sai! Non l’ho mai neppure provato: l’ho costruito solo perché avevo voglia di veder realizzata una mia idea».
«Prima o poi sfonderai e diventerai famoso, me lo sento» sbottò orgogliosa la madre «sei troppo intelligente e io ho tanta fiducia in te». Banco si scioglieva ogni volta che la sentiva così partecipe delle sue cose e così affettuosa senza per questo essere anche sdolcinata o appiccicosa come tutte le mamme dei suoi amici che lui conosceva.
«Sì, grazie…» fu l’unica cosa che riuscì a dire.
«Senti…» gli sospirò lei facendo ad un tratto la faccia seria «io e il papà non ci sentiamo bene…»
«Cosa avete?» chiese preoccupato il ragazzo. «Non lo sappiamo con precisione, ma vedrai che sarà senz’altro una cosa da poco. Il papà, l’hai sentito prima, ha questa strana sensazione allo stomaco e io ho le vertigini e un senso di vuoto dentro alla testa che mi rende difficile anche solo pensare. Tu stai bene, invece, vero ragazzo mio?»
«Benissimo mamma».
«Meglio così. Oggi pomeriggio io e tuo padre faremo un salto dal medico. Anche se è sabato ha deciso di visitarci perché tante altre persone hanno gli stessi sintomi e vuol vederci più chiaro. Tu e tua sorella, mi raccomando, fate i compiti, perché noi torneremo presto. Vi ho lasciato qualcosa in frigo, per la cena, per ogni evenienza».
«Magari è solo un’influenza» diagnosticò Banco impensierito.
«Sì, sarà senz’altro così» fece la mamma avvicinandosi alla porta.
«Va bene, allora ciao».
«Ciao mamma. Fateci sapere». Lei sorrise in modo malinconico.Effettivamente Banco era preoccupato. Se di influenza si trattava certo era ben strana; non aveva infatti mai sentito di un virus che desse tutti quei sintomi così particolari. Il ragazzo era così assorto nei suoi pensieri che si era dimenticato di Franz e di Nora, che subito ricomparvero non appena la madre chiuse la porta dietro di sé. Appena li rivide Banco gettò un nuovo urlo. La mamma, che ancora non era arrivata in fondo al corridoio scosse la testa pensando che forse il figlio perdeva troppo tempo dietro a quei videogame.
«Ma non sai far altro che urlare, giovanotto?» bofonchiò Franz inscrivendolo in un cerchio di fumo.
«Tu e il tuo sigaro puzzolente!» replicò aggressivo Banco «per poco non vi facevate scoprire!»
«Il ragazzo ha ragione, non dovresti fumare qui dentro» lo rimproverò Nora con tono aspro. «Ma io non pensavo affatto di arrivare in questa stanza, cara e poi il mio sigaro non è affatto puzzolente» obiettò il marito con la faccia da bulldog bastonato «piuttosto, dove eravamo rimasti?»
«Che dovevamo eliminarlo, che dovevamo eliminarlo!» suggerì Gator sbucato fuori da sotto il cuscino. Banco gli diede un’altra manata che lo spinse di nuovo sotto il cuscino.
«Giusto, io direi di farlo eliminare, sempre se sei d’accordo, cara…» Nora, spostando di lato il marito gli intimò:
«Taci, Franz, una buona volta».
«Certo cara, taccio, indubitabilmente, lo stavo proprio per fare».
Poi la donna, avvicinatasi ai piedi del letto, cominciò: «Ho sentito, non volendo, quello che diceva tua madre… tu lo sai che non si tratta né di un’influenza, né di un qualsivoglia virus in circolazione, vero?» Nella stanza calò improvviso un silenzio pesante. «E di cosa si tratterebbe allora?» domandò Banco accigliandosi.
«È una delle tante conseguenze rovinose di un progetto diabolico che Lui sta tramando».
«Ma… ma… così, cara» balbettò Franz che non sapeva più dove mettere il sigaro acceso «gli racconti ogni cosa e la sicurezza esigerebbe che…»
«Vuoi tacere sì o no?» se ne uscì lei in tono minaccioso.
«Certo cara, mi sembra che questo il momento più appropriato per farlo. Mi azzittisco testé».
«Devi sapere, Banco» iniziò a raccontare Nora sedendosi sui bordi del letto ed assumendo un tono confidenziale «che, nella notte dei tempi, una stirpe di Demoni Nuovi che avevano perduto la Guerra dei Falsi Buchi Neri, scoppiata in un altro Universo, si riversò, in precipitosa fuga, nel nostro, che ancora era in lenta costruzione. Per non farsi guerra l’un l’altro, i Demoni Perdenti decisero di comune accordo di spartirsi le rispettive zone di influenza. Ai fratelli Baalzebeb e Baalzeniah toccò in sorte la Via Lattea. Ma Baalzeniah, più feroce e crudele dell’altro, volendo tutta la galassia per sé, un bel giorno fece cadere il fratello in un Vuoto Profondo: un potente vortice galattico che inghiotte qualunque cosa, materia, antimateria e persino la luce. Poi ha colato in questo Vuoto, allo stato fuso, un metallo resistentissimo che ha trovato in un mondo lontano da qui. Quindi, ha fatto sprofondare il fratello, così imprigionato, nel Sole dove, da quel giorno, sta bruciando per l’eternità. Baalzeniah il Malvagio, rimasto unico regnante della via Lattea, ha iniziato così la sua guerra personale contro tutti gli abitanti della galassia, in particolare contro la Terra che vorrebbe rendere vuota, brulla e inospitale e comunque farne la sede principale del Regno del Male».
«E perché mai vorrebbe far questo?» fece Banco con un fil di voce.
«Vallo a sapere! Forse l’ideale di bellezza per un Demone è proprio possedere un pianeta privo di vita…» Banco deglutì rumorosamente. Poi riprese:
«Ma è davvero così terribile questo Demone?»
«Già! Pensa che è lui il responsabile di tutte le catastrofi ambientali che si sono verificate su questa Terra da quando esiste. Per darti un’idea, Baalzeniah si è divertito ad annientare i dinosauri dirigendo sul nostro pianeta il famoso meteorite che li ha sterminati ed estinti. E c’era Lui dietro l’eruzione del Vesuvio che ha distrutto completamente Pompei in epoca romana e fu Lui, ancora, a mettere in rotta di collisione del Titanic quell’iceberg che l’affondò. Il suo vero nemico è l’Uomo, che ha sottovalutato fin dal suo esistere, tardando a reagire forse ritenendolo imbelle e insignificante; quando invece ha cominciato a comprenderne l’importanza e la pericolosità, l’homo sapiens già aveva occupato tutte le terre emerse rafforzandosi e moltiplicandosi. C’è sempre stata una energia misteriosa e speciale nell’essere umano che il Malvagio ha da sempre temuto e combattuto. Chissà, forse, è perché in ognuno di noi c’è una scintilla divina».
«Ed è responsabile anche delle guerre nel mondo?»
«No, quelle sono solo il prodotto della scellerataggine dell’Uomo. Anzi, se l’umanità perseguisse finalmente la pace nel mondo e se gli individui si amassero e si aiutassero l’un l’altro nel segno delle reciproche comprensione e tolleranza, come tutte le grandi religioni predicano, sono certa che finiremmo per indebolire notevolmente quella creatura infernale. Purtroppo però non è così. Traendo invece forza dai pensieri cattivi e dalle pessime azioni degli uomini, diviene nel corso dei millenni sempre più potente e devastante. Attualmente, merito di Baalzeniah sono tutti i recenti terremoti nel mondo, il caldo eccessivo, la siccità, l’intenso chiarore del cielo e i malesseri che stanno avendo le persone comuni: sono tutti effetti dell’attuale disegno catastrofico che il Malvagio ha in mente di attuare».
«Ah sì, sì, un disegno catastrofico, catastroficissimo» fece di rimando Gator che questa volta si era allontanato, non visto, dal guanciale per non farsi più acchiappare da Banco «finirete tutti annientati, voi umani, eh… eh…»
«Pellediluna, la nostra operatrice CIA, era sulle tracce di Baalzeniah e sembra che fosse vicina a capire cosa stesse tramando».
«CIA? Siete addirittura della CIA americana?» domandò Banco. A questa domanda il Gator si mise a ridere sguaiatamente. Banco, allora, infastidito, prese il suo cuscino e lo colpì in pieno facendolo cadere dal letto. Essendo rivestito di materiale plastico, il Gator rimbalzò contro il muro, poi contro il tavolino per finire con l’incastrarsi sotto il termosifone.
«No, Banco (posso chiamarti così?)» continuò a spiegare Nora «CIA sta per Compagnia Internazionale Antimalvagio. È un’antica associazione che si autofinanzia soprattutto con lasciti privati per contrastare meglio Baalzeniah; attraverso i suoi operatori sparsi per il mondo si cerca di monitorare gli spostamenti del Malvagio cercando, per quanto possibile, di batterlo in anticipo e di contrastare i suoi nefandi progetti».
«Ma perché mi racconta tutto questo, signora?»
«Ti prego, chiamami Nora…» fece lei.
«Sì, sì chiamala Nora, caro…» flautò Franz diventato mellifluo.
«Pensavo che avresti potuto sostituire Pellediluna» seguitò la donna «mi sembri un ragazzo molto in gamba. Il Malvagio non si aspetta un reclutamento immediato in sostituzione della operatrice che hanno appena ucciso e, soprattutto, non si aspetta un ragazzo…»
«No, signora, non fa per me, la ringrazio» fece deciso Banco «si riprenda pure il suo coso qui, il suo Gator, e non ne parliamo più».
«Coso a chi?» sbuffò indispettito Gator che stava facendo sforzi vigorosi per sfilarsi da sotto il termosifone.
«Trovo che l’incarico sia piuttosto pericoloso» continuò Banco «e ho già avuto dei problemi proprio a causa del Gator sul luogo dell’incidente, c’erano due tizi che prima erano lupi, poi sono diventati tipacci e poi sono diventati di nuovo lupi».
«Mi sembri un po’ confuso, figliolo» commentò Franz strofinandosi il naso «erano lupi o tipacci? Spiegati meglio».
«Sei stato per caso avvicinato da due tizi…» intervenne la donna «…uno alto, biondo, occhi piccoli e chiari da cattivo soggetto e un altro tarchiato con basette e capelli lunghi e grigi?»
«Sì» rispose «li conosce?»
«Certo! Sono il Bigio e il Polacco, due emissari del Malvagio!» Banco rimase con la bocca aperta. Franz aveva assunto l’espressione di chi cominciava a pensare che le cose si sarebbero proprio messe male per Banco. «Ragazzo, temo che tu sia nei guai» sentenziò con voce grave Nora «e credo che ormai tu non abbia più molta scelta. Se i due emissari sono sulle tue tracce devi assolutamente correre ai ripari: solo se ti unisci a noi potrai avere, con la nostra assistenza e il nostro aiuto, qualche possibilità di sopravvivere». Banco capì che la sua curiosità questa volta gli aveva giocato un brutto tiro. Non seppe che dire. «Non ti resta che unirti a noi» ribadì Franz con l’eterno sigaro ansimante «oppure possiamo sempre farti eliminare…» poi guardando la moglie che gli aveva fatto la faccia brutta, si corresse «in una prospettiva remotissima, quasi insignificante, volevo dire». Anche il Gator, che era ancora incastrato sotto il termosifone, mormorò qualcosa, ma nessuno lo capì.
«Va… va bene» bisbigliò quasi sottovoce Banco «non mi pare di avere grosse alternative».
«Perfetto, mi fa proprio piacere» esclamò la donna sorridendo «benvenuto a bordo».
«Caspitaperdincibacco, ragazzino» fece Franz tirando una lunga boccata di soddisfazione «bel colpo! Ce l’hai proprio fatta! Non l’avrei detto. Fino a pochi minuti fa sembravi spacciato e ora sei a bordo!».
«Allora d’accordo» si accomiatò Nora «per formalizzare il nostro accordo e l’entrata ufficiale nella nostra Compagnia dovrai però venire in Sede».
«E come la troverò?»
«Non ti preoccupare. Usa il Gator di Pellediluna che ora passa nella tua dotazione personale, ti condurrà lui da Noi».
«Sì, d’accordo, verrò senz’altro». Franz e Nora stavano ancora salutando quando si dissolsero nella stanza.
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