Il digital divide differenziale

Quando si pensa al digital divide, vale a dire al divario esistente tra le persone in relazione all’accesso effettivo della tecnologia, spesso si valuta il fenomeno nel suo insieme, nella semplicistica contrapposizione tra chi in concreto ne usufruisce e chi no.

In realtà la situazione, come spesso accade nella realtà, è molto più complessa e variegata, in quanto l’accesso inadeguato può essere dovuto non solo, come è evidente, dal fatto che il soggetto non si trovi nelle condizioni oggettive per poterla utilizzare (mancanza di computer e, ancora a più monte, di impiantistica strutturale) o dal rifiuto della tecnologia in sé ma anche e soprattutto dai differenti limiti soggettivi di conoscenza personale.

La scelta di molti operatori commerciali (almeno di quelli più avveduti) è da tempo di garantirsi una maggior penetrazione del mercato del proprio prodotto (si pensi ai telefonini, ma anche alle calcolatrici tascabili e agli stessi computer) adottando una linea di estrema semplificazione di impiego del dispositivo.

In altre parole si cerca innanzitutto di garantire il livello basic di uso che consenta cioè di far funzionare senza problemi l’apparecchio in questione (per le ragioni per cui è stato comprato), ma anche di prevedere, se l’utente lo vuole, una scalarizzazione dei livelli di utilizzo, cioè di ulteriori livelli superiori di difficoltà a beneficio dell’utente più esperto che voglia trarre da quello stesso apparecchio funzioni più specifiche e performanti (di per sé interdette all’utente base, anche perché privi per lui di un reale interesse).

Non di meno, per quanto concerne l’utente inesperto permane una polarizzazione molto più variegata di conoscenza e interesse per il dispositivo di quello che non sembri. Deve infatti notarsi nella realtà (con esclusione, lo ripeto, di chi rifiuta in toto la tecnologia) l’esistenza di una sorta di stratificazione di competenze, a partire da quella che potremmo chiamare ‘competenza zero’.

Al primo gradino vi è sicuramente l’utente basic, quello di cui si parlava più sopra, quello cioè che non si spinge mai oltre il funzionamento di default del dispositivo elettronico non appena lo accende. L’utente in questione (di solito curiosamente non ha la patente di guida o non guida da parecchio tempo o guida molto mal volentieri) si limita a usare per esempio il cellulare solo per telefonare o il computer solo per editing senza magari neppure mutare il carattere di default di Word, perché non lo sa fare. A questo livello può essere un problema inviare mail (che usualmente l’utente basic non sa gestire), ma anche navigare su Internet, per la incomprensione di tutti i meccanismi e le metodiche proprie della connessione telematica. Se l’utente a ‘competenza zero’ ha un qualche problema, va in confusione ed è preso dal panico.

L’utente di grado maggiore ha imparato invece a scattare (o scattarsi) fotografie con il proprio cellulare e ad archiviarle. Spesso questo livello di competenza è accompagnato a conoscenze relative alla posta elettronica che è il passo primario di affrancamento dall’analfabetismo informatico. Sa scrivere e ricevere mail anche se solo dal computer (e quindi non anche dal cellulare a meno che qualcuno non glielo abbia settato). Ha grosse limitazioni in punto di orientamento e non sa farsi guidare dalla propria intuizione; non ha curiosità di apprendimento e ciò che impara spesso lo dimentica ben presto; il dispositivo elettronico è più un fattore ansiogeno che risolutivo di problemi. Se il dispositivo per qualche motivo non funziona o funziona male si rapporta abbastanza agevolmente con il tecnico o con il negoziante.

Il livello ancora superiore è quello dell’utente che sa e vuole esplorare l’ambiente informatico con curiosità e apertura mentale. Prova e sceglie tra diverse applicazioni e settaggi, si orienta in tema di upgrade anche di sistemi operativi e di download; tende alla personalizzazione del proprio ambiente di lavoro, è autonomo nell’acquisto di computer e cellulari e dispositivi elettronici in genere, anche se chiede consiglio per poter fare la scelta migliore; è aperto al social network, ha per lo più una pagina Facebook o usa Twitter, utilizza Instagram e WhatsApp e potrebbe anche avere un blog, anche se con un layout preconfezionato predisposto dalla piattaforma; sa eseguire ricerche specifiche e sufficientemente accurate sui motori da ricerca. Si può sostenere che un nuovo dispositivo elettronico non lo spaventi per la sua complessità e lo usa fino a incontrare il proprio personale limite che accetta non come un handicap ma come un qualcosa di fiosologico.

L’utente successivo e più elevato ha un’ampia conoscenza dello strumento elettronico; se ne impadronisce in breve tempo per la propria spiccata capacità di apprendimento verticale del suo funzionamento e anche, se del caso, del linguaggio di programmazione. Potrebbe avere un proprio sito web, costruito con un CSM o da un professionista su proprie precise indicazioni. È sempre informato su nuovi dispositivi in uscita e sulle novità nel campo delle applicazioni. Si muove con sicurezza nell’elettronica e nel web, con conoscenze persino del dark web.

L’ultimo gradino è quello dell’esperto vero e proprio. Di chi utilizza il device come uno strumento duttile ed efficace in ogni campo piegandolo a tutte le proprie esigenze. Conosce più linguaggi di programmazione e sa assemblare con facilità un computer con pezzi di recupero. Riesce a risolvere con semplicità problemi anche complessi sia di software che di hardware e approfondisce il campo di interesse a livello scientifico e professionale. L’informatica non ha per lui segreti, ma solo nuovi campi da esplorare.

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