Come il Personaggio interagisce con gli altri Personaggi

sferaPer capire a fondo l’influenza, l’interrelazione e l’interattività di un personaggio con l’ambiente circostante e ancor più con gli altri personaggi della storia, è necessario immaginarlo come una sfera all’interno della quale riporre tutto ciò che si pensa il personaggio debba essere.

È un concetto non facile da spiegare, ma ci proverò lo stesso perché è un molto utile nella fase compositiva.

Va subito chiarito che la metafora della sfera non funziona però nel senso di considerare il personaggio come un mero contenitore, uno specie di scatolone in cui sistemare le caratteristiche che lo rendono peculiare.

Simboleggia piuttosto un sistema ‘vivo’, autosufficiente e autoreagente, capace di relazionarsi verso l’esterno e verso se stesso in termini di pensieri e di azioni.

In altre parole il personaggio è un apparato complesso e composito (psicologico e fisico in un’unità olistica a se stante) fortemente tipizzato che si automodella in risposta a sollecitazioni di input e di output create dall’Autore.

Come si è visto in un altro articolo (–> Prendere spunto dalla realtà per creare un buon Personaggio), il personaggio ha una propria personalità, un suo carattere (si potrebbe dire una sua dimensione) un proprio modo di fare, di agire, di gestire la realtà.
E ogni volta che viene in contatto con un altro personaggio del racconto (ma può trattarsi anche di un soggetto secondario, un animale, un oggetto o un’astrazione come un sentimento, una notizia, un valore) imprime allo stesso una modificazione peculiare ricevendone a sua volta, in risposta, un’alterazione corrispondente, ancora una volta particolare.
Il personaggio modifica e viene modificato, prende qualcosa e rilascia parte di sé. L’interazione è cioè sempre reciproca, biunivoca e arricchisce o impoverisce i personaggi.

Questa trasformazione impercettibile (o eclatante che sia) è sempre presente e, anche se non viene registrata formalmente con la scrittura, costituisce un’alterazione di cui bisogna tener (sempre) conto pena la perdita di credibilità della storia e dei relativi personaggi.

Il concetto è importante per calibrare il comportamento di chi si muove sulla scena, a seconda delle situazioni che vengono a verificarsi, dei dialoghi e delle conseguenze di determinate azioni o pensieri, considerate tutte le implicazione psicologiche e fisiche che accadono nell’ambito di una storia.

Peraltro occorre ricordare che i confini della sfera non sono quelli propri della mera fisicità del soggetto cui si riferisce potendosi estendere fin là ove si allunga la capacità penetrativa della personalità del personaggio nella trama.

Più un soggetto è importante, autorevole, influente, più la sua sfera sarà ampia, estesa e contagiante.

La metafora della sfera aiuta dunque a comprendere la tipizzazione delle azioni e delle reazioni reciproche e interdipendenti.

In una stessa situazione, in altri termini, due personaggi possono reagire e agire in modi diametralmente opposti proprio perché sono fondamentalmente diversi tra loro (un riccone e un clochard che trovano allo stesso istante sul marciapiede un sigaro acceso avranno per certo reazioni notevolmente differenti e si trasmetteranno vicendevolmente stimoli disuguali).

E questa diversità non si giustifica solo in forza della dissomiglianza personologica dei soggetti, ma anche a causa del loro vissuto, del loro ruolo specifico nell’ambito della storia, dell’interpretazione che il sistema-personaggio dà alla realtà che sta vivendo.

È per questo che il lavoro sulle schede è importante (–> Una scheda per meglio gestire ogni Personaggio) perché permette di tenere sempre sotto controllo, monitorandole, le interdipendenze ambientali e quella dei personaggi sugli altri personaggi senza incorrere in errori o disattenzioni di congruenza comportamentale.

Quel che va qui ribadito però è che questa sorta di interfacciamento del personaggio con l’ambiente in cui si muove non comporta un’alterazione qualunque, ma solo una modificazione tipizzata, che reca cioè in sé a un tempo la peculiarità della matrice modificante (l’adolescente che risponde male a sua madre si comporterà come solo può fare un figlio e per di più adolescente nei confronti della propria genitrice, e non come potrebbe fare un’amica o il marito o una collega della madre) e anche la reazione di ciò che a sua volta viene modificato.

In altre parole, la modifica (il comportamento del figlio) è fortemente caratterizzata dal sistema modificante (la madre) che viene a sua volta alterato, in modo permanente come vedremo fra poco, dal sistema modificato (la madre si risentirà per il comportamento del figlio, proprio perché a trattarla male è stato appunto suo figlio) in una sorta di circolarità di perturbazioni dell’equilibrio preesistente sino alla generazione di un nuovo equilibro dissimile dal precedente.

Non bisogna neppure dimenticare che, in una storia ogni trasformazione (nell’accezione appena indicata), deve essere anche significativa e, in quanto tale, come si accennava prima, di durata.

Il personaggio così come lo conosciamo alla fine della storia è un personaggio diverso in tutto o in parte al personaggio iniziale. Se così non fosse vuol dire che nella nostra storia non è accaduto nulla e dobbiamo riscriverla.

L’evento che crea la “frattura” nella quiete della storia (si pensi al sasso buttato nello stagno che determina le onde concentriche sulla superficie dell’acqua) si traduce in un mutamento nei personaggi.

Si viene cioè inevitabilmente a creare una modifica emotiva, spirituale, intellettuale e persino fisica. Una alterazione (positiva o negativa che sia) che può essere parziale o travolgente, temporanea o permanente a seconda della “vicinanza” tra i personaggi (parentela, amicizia, colleganza…) e delle loro caratteristiche e dei loro ruoli.

Ecco appena qui sotto un’infografica esplicativa.

(clicca per ingrandire)

Nella infografica, il Personaggio 1 (la studente, in fase A) viene a contatto con l’evento (conseguimento della laurea, fase B) uscendone trasformata (fase C). L’evento crea, oltre a un effetto di impatto che investe direttamente il Personaggio 3 (l’amica della studente) ma non il Personaggio 2 (il fidanzato della studente), anche un effetto di riverbero che coinvolge il Personaggio 2 .

I Personaggi 2 e 3, a loro volta, reagiscono all’evento in questione determinando sul Personaggio 1 effetti (diversi) di riverbero (il fidanzato, che preso dal suo nuovo lavoro è poco interessato dal risultato encomiabile della fidanzata, mentre l’amica, invidiosa che l’altra si sia laureata prima di lei, finge di essere contenta). Anche in questo caso, da queste due reazioni, il Personaggio 1 è ulteriormente modificato.

Va poi anche considerato che, a dispetto di quanto può succedere difatti nella realtà di tutti i giorni dove possono accadere un’infinità di eventi a incidenza nulla (cade un fazzoletto, una rondine attraversa il cielo, qualcuno sbaglia numero e ci chiama al telefono) nella finzione letteraria (e ancor più in un blogtale dove lo spazio a disposizione, come si è più volte ricordato, è sempre contenuto, per saperne di più sul blogtale –> Cos’è il blogtale?) se un ‘accadimento’ viene registrato nella trama deve avere sempre un senso narrativo, magari solo metonimico, dovendosi legare a una parte dell’intreccio.

In altre parole, se accade qualcosa è per un determinato motivo che la trama poi chiarirà (sicché il personaggio che ne verrà a contatto dovrà interagire con esso venendone modificato).

Il lettore si aspetterà inevitabilmente, infatti, qualcosa dall’accadimento appena letto, in forza del patto narrativo che con lui è strato stretto all’inizio della lettura e che non può essere infranto in nessun modo.

Se qualcosa succede, dunque, accade per una qualche ragione narrativa; se qualcosa succede per una ragione narrativa si ripercuoterà inevitabilmente in modo sensibile sul personaggio con cui l’evento viene a contatto.

Se poi l’evento è causato a sua volta da un altro personaggio l’interdipendenza degli eventi interesserà anche lui innescando così una circolarità vicendevole di influenze fino al raggiungimento del successivo equilibrio.

Si parla della costruzione di personaggi e della interazione tra loro e con il testo, in questa stessa Sezione di Scrittura creativa, anche alle pagine: –> Prendere spunto dalla realtà per creare un buon Personaggio; –> Una scheda per meglio gestire ogni Personaggio;–> Assegnare al Personaggio il nome adatto.
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IN CONCLUSIONE

Dunque, ricapitolando, di cosa si è parlato in questa pagina:

della capacità del personaggio di assorbire le azioni che compie e che subisce e di modificarsi di conseguenza; tutto ciò che accade in una storia si riflette sui personaggi che, a loro volta, reagiscono e interagiscono con l’ambiente circostante e con gli altri personaggi. Il personaggio così come lo conosciamo alla fine della storia è un personaggio diverso in tutto o in parte al personaggio iniziale. Se così non fosse vuol dire che nella nostra storia non è accaduto nulla e dobbiamo riscriverla.

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Dai un’occhiata al libro SCRITTURA CREATIVA – ISTRUZIONI PER L’USO

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<– Una scheda per meglio gestire ogni Personaggio
–> Assegnare al Personaggio il nome adatto

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