Come non perdere (ritrovare o portare via con te) gli oggetti per te importanti

Non è infrequente che ci si dimentichi degli oggetti di cui facciamo largo uso quotidiano (e che per noi sono importanti) oppure che accada di non ricordarci dove li abbiamo messi.

Alludo agli occhiali piuttosto che al telefonino, alle chiavi della macchina piuttosto che a una certa penna stilografica cui siamo tanto legati. Si va di fretta o si torna stanchi dal lavoro e, in un attimo, si perde il controllo di una o di altre di queste cose.

La memoria procedurale

Anche se due ricercatori canadesi ritengono che la memoria non ci serve a trasmettere le informazioni più accurate, ma piuttosto quelle più utili, per cui sarebbe tutto sommato vantaggioso dimenticare (–> Per una buona memoria è bene dimenticare) come possiamo difenderci da queste fastidiose défaillances?

Cercherò di dare una risposta (che per me) è utile.

Esiste un tipo di memoria, la cosiddetta memoria procedurale, che può venirci incontro (per saperne di più –> Memoria Procedurale).

La memoria procedurale è la memoria dell’automatismo, quella che ci aiuta a eseguire attività anche complesse senza dover richiamare alla nostra attenzione tutte le regole e le decisioni necessarie per eseguirle.

Faccio un esempio; se devo aprire un bottiglia di vino, decido solo se voglio aprirla o no (e quale aprire, ovviamente), ma non delibero autonomamente anche tutte le attività collegate con la procedura di apertura del tappo.

Prendo cioè il cavatappi, libero il collo della bottiglia dalla sua confezione che la avvolge, inserisco il cavatappi nel turacciolo e, a secondo dello strumento che sto utilizzando, lo sfilo lentamente.

A ben vedere sono tutte attività che, essendo state da me già eseguite tante altre volte, e in quella precisa sequenza, le farò senza pensarci troppo su; sarò stato attento solo in fase di apprendimento, tempo addietro, per imparare la giusta sequenza e giusto per acquisirne la relativa abilità, ma poi andrò come ‘in automatico’.

Lo stesso si dica per l’attività (semplice) del camminare o per l’andare in macchina o per tagliare l’erba e chissà per cos’altro. Per eseguirle saranno necessarie certamente una serie di gesti, effettuati nella giusta cadenza e finanche con una certa tecnica esecutiva e metodologica.

Ma, una volta imparato, non penserò più a come eseguire ciascun movimento, perché mi verrà spontaneo farlo, proprio per l’esperienza acquisita. Questa è la memoria procedurale.

L’acquisizione della corretta sequenza, anche complicata di atti, ci consente di abbassare l’attenzione (ed è qui che a volte si commette purtroppo l’errore) e di raggiungere l’obbiettivo finale senza troppe difficoltà.

Il grande vantaggio di questo tipo di memoria è che consente di compiere gli atti senza sforzo, nella loro giusta concatenazione, tanto da poterci accorgere anche se abbiamo saltato un passaggio importante (o quantomeno di avere la sensazione di averlo dimenticato)

Un altro vantaggio interessante è che la memoria procedurale è di lungo termine (e non di breve come la memoria di lavoro, ( –> la memoria a lungo termine; la memoria di lavoro) e “non sparisce dal nostro cervello” dopo qualche giorno, ma è invece facilmente richiamabile secondo necessità.

La memoria procedurale e gli oggetti della nostra routine

Cosa c’entra però la memoria procedurale con gli oggetti che dimentichiamo?

Molto semplice: non occorre far altro che instaurare una routine per le cose che non vogliamo dimenticare.

Gli oggetti che non vogliamo perdere o dimenticare da qualche parte della casa o dell’ufficio devono sempre avere un loro posto preciso sia quando li portiamo via con noi, sia quando li posiamo da qualche parte.

Se individuiamo un posto esatto dove li riponiamo saremo sempre in grado di ritrovarli.

Ecco alcuni esempi:

  • sono in salotto e mi tolgo gli occhiali; andranno sempre riposti nel luogo dove ho deciso che debbano stare, e cioè sul bordo del caminetto o su quella determinata mensola, ma non sul tavolo (o viceversa);
  • se sono in bagno e mi tolgo un anello o un orologio per lavarmi; lo metterò sempre in una ciotola apposita riposta sul ripiano o sul bordo di uno scaffale, ma mai vicino alla vasca o sul ripiano della doccia (o, ancora, viceversa);
  • se poso il cellulare in corridoio; lo metterò sempre sul tavolinetto dell’ingresso ma mai sulla sedia (o, ancora, viceversa) e così via;

se farai in questo modo ritrovare tali oggetti che hanno sempre e solo quelle determinate allocazioni permetterà in un attimo il loro reperimento.

Anche quando si esce di casa è la stessa cosa.

Gli occhiali per esempio andranno nel taschino, le chiavi di casa nella tasca destra della giacca, quella della macchina in quella di sinistra e così via o in altri posti che

fo deciso. Se gli oggetti, in altri termini, verranno messi sempre negli stessi luoghi fisici ci si accorgerà subito se mancano al momento del controllo finale (prima di uscire). Il discorso vale per i vestiti come per una borsa o una valigetta.

Ci aiuterà poi maggiormente in questa operazione contare quanti sono gli oggetti che di solito portiamo via con noi. Se so infatti che sono, che so, quattro (chiavi di casa, chiavi della macchina, telefonino, occhiali) sarà possibile eseguire il check in un attimo e capire se ho peso tutto.

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