L’alba che non verrà – Dietro al racconto

Nonostante (da pochissimi giorni) io sia in ferie, la mia vena surreal-catastrofica non accenna a scemare. Forse sarebbe necessaria una vacanza più lunga o semplicemente più costosa (a questo proposito lancerei qui una campagna di sovvenzione… del tipo ‘adotta questo blogger’).

Passando a trattare del racconto, L’alba che non verrà poggia su una tematica ricorrente dei miei racconti, vale a dire quella del sogno come realtà e della realtà come sogno. I sogni sono infatti, a volte, così vividi e così intensi (soprattutto quando paurosi) da sembrare più veri del vero e comunque realistici quel tanto basta da non poter riuscire a comprendere, al risveglio, dove passi esattamente il confine della verosimiglianza.

Il protagonista del racconto è Marcello, un Guardiano del Mondo Interiore, che presta servizio a uno dei tanti Varchi dell’Inconscio. Il suo compito è quello di chiudere, all’occorrenza, il Passaggio da possibili intromissioni dallo Spazio Profondo Interno (quello cioè costituito dall’Anima di ciascun individuo) ad opera dei Grandi Incubi, sempre pronti, dalla Notte dei Tempi, a ripercorre la strada per rientrare nel Mondo reale (da cui erano stati scacciati) per distruggere l’Uomo e l’intero Universo Conosciuto.

Marcello, allertato per l’avvicinarsi nel Nemico a uno dei varchi da lui controllati, giunto per il tramite del Sonno alla sua postazione ubicata nel territorio di confine di Ipnagògia (vedi –> sonno e allucinazioni) ha cercato di azionare la chiusura della Porta. Ma il cavo del relativo Server di Blocco si è disconnesso all’improvviso sicché tutti i dispositivi, principali e di sicurezza, (per mera fatalità o per sabotaggio, non lo sapremo mai) non sono entrati in funzione.

La Porta è rimasta così aperta e, nonostante la strenua difesa dei Guardiani del Mondo Interiore, gl’Incubi sono riusciti a oltrepassare il Varco del Conscio mettendo a ferro e a fuoco il Mondo intero.
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2 pensieri su “L’alba che non verrà – Dietro al racconto

  1. abbiamo certamente alcune valvole di sicurezza, ma anch’esse quasi sempre inconsce, quasi perchè dall’inconscio tutto e di più ogni tanto e per poco, affiora (questo da recenti modelli psicanalitici)

  2. Caspita…ma quindi i varchi dell’inconscio hanno i tornelli? …che strepitosa fantasia…ahahah…magari fosse così almeno ognuno identificherebbe ciò che gli affolla la mente…senza farsi suggestionare dalle assurdità…grande!

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