Un articolo lungo un post

Ci si chiede quale debba essere la lunghezza giusta per un post, a prescindere che si tratti di un commento, di una recensione o di una notizia o altro.

Secondo quanto ho imparato scrivendo e anche per quanto ho potuto leggere sul web, sono a mio avviso sicuramente da evitare innanzitutto gli articoli brevissimi che si limitino cioè a dare solo un flash sull’argomento trattato senza alcun approfondimento, rimanendo cioè alla superficie del tema. L’insoddisfazione che ne deriverà alla lettura (e il senso di frustrazione conseguente) sarà garantito; all’apparenza l’articolo sembra avere una certa consistenza, ma poi, quando lo si va a sfrondare della pubblicità, che lo spezza sovente visivamente in più parti, e delle relative immagini che lo illustrano, si risolve in ben poca cosa.

Ritengo che un post che affronti un dato argomento, se non può avere il carattere di esaustività, di completezza assoluta, perché spesso non è possibile (ma il posizionamento di link esterni che approdino a pagine esterne, può senz’altro aiutare) deve avere la capacità di ‘fare la differenza’, di ‘spostare’ il giudizio del lettore o di formagliene uno. Una volta che l’articolo viene letto, in altri termini, l’utente deve essere un possesso di un quid in più che lo faccia riflettere, ragionare o quanto meno pensare su quanto appreso. Vi deve essere cioè un passaggio, dall’autore al lettore, di una informazione concreta, densa, valida ed efficace, che comunichi un senso di ‘compiutezza’ in chi legge. In caso contrario è una presa in giro e una perdita di tempo, soprattutto per chi legge.

Il post non deve essereal contrario, prolisso, non si deve perdere cioè in argomenti di contorno, che sono sì contigui al tema principale, ma non necessari al suo sviluppo. Si deve privilegiare, in altre parole, la sinteticità della trattazione.

Da evitare è poi la confusione espositiva; occorre cioè non usare tecnicismi verbali inutili che hanno un effetto dispersivo e quasi sempre distraente (oltre che, spesso, oscuro); non bisogna infatti mai dimenticare che si scrive per comunicare; se chi scrive si arrocca sul proprio sapere senza ‘far passare’ al lettore quello che sa, il processo comunicativo dello scritto potrà dirsi fallito; dare per scontato, d’altronde, che il lettore sia sempre in possesso delle competenze cognitive per capire il testo è un peccato di presunzione e di superbia e significa ritagliarsi solo una nicchia di utenza perdendosi per strada tutti i neofiti e quei curiosi che si sono affacciati alla pagina per saperne di più (salvo che non sia proprio questo l’intento di chi scrive).

È importante inoltre l’originalità dei contenuti. Se si è a corto di idee, è inutile scopiazzare sul web, rimescolando le idee altrui, magari mal assorbite e mal comprese, perché tanto prima o poi salterà fuori il collage creato restituendo la relativa magra figura (ci penserà il motore di ricerca usato a mettere vicine le pagine, quella originale e quella copiata); è molto meglio rinunciare a pubblicare: farsi una reputazione di inattendibilità sul web è un attimo.

Per agevolare la lettura è poi consigliabile mettere in neretto o in corsivo le frasi più importanti per attirare l’attenzione del lettore (anche un’immagine accattivante e appropriata sarà utile in questo senso) provvedendo anche a spezzettare il testo in periodi brevi, separati graficamente gli uni dagli altri con un salto di rigo (come in questo articolo), che faciliterà la lettura a video.

In estrema sintesi: la lunghezza consigliabile di un post, da non superare, è quella di una cartella (per capirsi 3/3.500 battute al massimo, spazi inclusi). Andare oltre significa sfidare la sorte e mettere a dura prova la pazienza del lettore web. Un articolo ‘leggibile’ dovrebbe inoltre contenere poche informazioni, ma rilevanti, centrate, utili, chiare e corrette.

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