Formiche elettriche

«Ha fatto presto!» fece meravigliata la donna nel far entrare l’elettricista in casa. «Avrò chiamato neppure mezz’ora fa.»
«Tempismo ed efficienza è il nostro motto, signora» rispose sorridente l’uomo inoltrandosi deciso nell’appartamento. «Dov’è il guasto?»
Subito la donna portò l’elettricista in salotto mostrando una presa elettrica mezza annerita dal fumo. «Ho inserito la spina di una lampada e mi ha fatto corto circuito. La luce è saltata e non c’è stato più modo di farla tornare.» Il piglio era quello tipico delle donne manager che tanto si indispettiscono quando qualcosa, pagata perché funzioni, si rompe.
«Non si preoccupi signora, siamo qui per questo.»
L’uomo era piacente, alto, la mascella volitiva e lo sguardo fiducioso. Sembrava un personaggio uscito dallo spot pubblicitario di un prodotto per le pulizie, di quelli che in un attimo ti sistemano la casa come mai è stata prima. La donna lo osservava con attenzione e nella sua mente plurilaureata ed avvezza a complesse valutazioni estemporanee, stava cercando di dare un significato a quel siamo, al plurale, che stonava con il fatto che l’elettricista fosse solo; fu in quel momento che si accorse che il tizio non aveva con sé neppure un attrezzo. Stava per obbiettare qualcosa allorché il tecnico, dalla tasca sul davanti della salopette, estrasse una scatolina trasparente. Sulle prime le parvero dei chiodi, ma poi, dopo essersi inforcata gli occhiali, si accorse che si trattava di formiche. L’elettricista aprì la scatoletta.
«Ma che sta facendo?» reagì allarmata la manager che già si vedeva le formiche sparpagliate per tutta la casa.
L’uomo squadrò la signora come se non si aspettasse quell’obiezione.
«Non si allarmi, stia tranquilla. Noi lavoriamo con le più sofisticate tecnologie.» La voce era rassicurante, baritonale, pacata come quello di un chirurgo esperto che sta per eseguire un intervento difficile, ma per lui banale. «Al giorno d’oggi non si perde più tempo a smontare scatole o spaccare muri o sondare forassiti alla ricerca del guasto. Si inseriscono nei buchi della presa queste speciali formiche blu, geneticamente modificate, che, risalendo il cavo elettrico dal suo interno, intercettano il tratto ove si è verificato il corto circuito: a quel punto questi sofisticati insetti, che è quasi un insulto chiamare così, rigurgitano una particolare sostanza che producono nel loro stomaco e provvedono direttamente alla riparazione. E, tutto questo, in pochissimi minuti e con una precisione sorprendente che neppure noi sapremmo avere.»
La donna era rimasta senza parole. Passava dall’interrogare il volto sorridente ed entusiasta dell’elettricista all’osservare preoccupata il groviglio di formiche che, a dir la verità, non se ne stavano andando disordinatamente per conto loro all’interno dell’astuccio, ma erano tutte ferme, in piedi, con le zampe anteriori appoggiate sul bordo, come se stessero seguendo quel discorso.
L’uomo non perdette altro tempo, prese tre formiche dalla scatola e, una dopo l’altra, le inserì nei tre buchi della presa, poi si girò verso la donna facendo un cenno rassicurante con la testa significando che tutto stava procedendo bene. Trascorsero pochi minuti e la prima formica blu tornò indietro facendo capolino dalla presa per poi saltare sul polpastrello dell’elettricista che la depositò delicatamente all’interno della scatolina. Quindi fu il turno della seconda. Poi, visto che la terza non arrivava più, il tipo in salopette si fece dire dalla donna dove fosse il contatore generale per riattivare la corrente elettrica che non mancò di ronzare immediatamente nell’abitazione.
«Visto?» domandò trionfante l’elettricista.
«È fantastico!» fece la donna. «E la terza formica?»
«Purtroppo ogni tanto ne perdo una. Sono così ghiotte di guasti che, a quest’ora, le sta riparando tutto l’impianto elettrico di casa. Ma non s’inquieti. Appena avrà finito il suo onesto lavoro saprà trovare da sola la strada di casa. Queste formiche elettriche hanno un fiuto infallibile e possiedono doti e capacità straordinarie.»
«Vedo, vedo…» annuì la manager abbassandosi titubante all’altezza della presa per accettarsi che la formica blu non fosse nei pressi. «Ma quanto le devo per il disturbo?» chiese mettendosi ad inseguire l’elettricista che già si stava avviando sollecito verso la porta di uscita.
«Assolutamente niente. La nostra ditta è nuova in città, ed è proprio con questi primi servizi che vorremmo farci conoscere. Eccole il nostro biglietto da visita. Se ha ancora bisogno di noi, non esiti a chiamarci.»
«Allora grazie» disse ancora la donna nel vedere il tecnico scivolare giù dalle scale.
«Tempismo ed efficienza è il nostro motto, signora, se lo ricordi.»
La manager chiuse la porta dietro di sé, soddisfatta: qualcosa, in quella vita caotica allora funzionava! La gente non era poi tutta scorbutica e approfittatrice: c’erano anche persone per bene e sapevano il fatto loro.
Cenò volentieri per poi godersi, alla televisione, l’ultima puntata dello sceneggiato che in quel periodo la appassionava. Poi un buon libro e finalmente a letto.
Saranno state le tre, tre e mezzo del mattino quando all’improvviso la luce nella sua camera si accese. Lei sobbalzò sul letto con il cuore in gola temendo che qualcuno si fosse introdotto in casa. Si alzò timorosa, andando a controllare le finestre e la porta d’ingresso. Era tutto chiuso. Provò, un paio di volte, ad accedere e spegnere la luce pensando che l’interruttore si fosse rotto. E mentre si stava arrovellando, ancora in piedi, cosa potesse essere accaduto, la luce si spense nuovamente. La donna si infilò cautamente dentro alle coperte tirandosi il lenzuolo fin sopra il naso: ora aveva paura e cominciava ad essere agitata. L’orecchio era teso, pronto a cogliere il più tenue dei rumori. E più ascoltava, nel silenzio della notte, e più le sembrava di cogliere un eco lontano nella casa, un mormorio sommesso. La sensazione era insolita e inquietante: era come se l’elettricità parlasse tra sé e sé.
Non riuscì più ad addormentarsi e, con le prime luci dell’alba, decise di alzarsi, essendo sicura che non avrebbe preso più sonno. Sì aggirò nervosa per l’abitazione nel tentativo di darsi una spiegazione di quanto era accaduto. E più rifletteva sul problema e più l’unica risposta che riusciva a darsi era che fosse tutta colpa di quella stupida formica blu che era rimasta all’interno del suo impianto elettrico. Decise allora di afferrare una ciabatta e cominciò a picchiare sui muri. Forse spaventandola sarebbe scappata per ritornare dal suo padrone. Prese anche a vociare forte, cercando di usare un tono grave nel tentativo di imitare, senza riuscirci, la voce bassa dell’elettricista. Andò avanti così per un’ora, poi si sedette sul letto sfinita. Con la ciabatta ancora in mano, capì d’un tratto di essere ridicola. Magari, pensava, si era trattato solo di un sogno o di un contatto elettrico come se ne verificano tanti in un’abitazione o di chissà cos’altro. Magari la formica se ne era andata via da un pezzo in cerca di case anche più accoglienti di quella.
La donna sbirciò fuori. Era una splendida giornata. Anche se il sole non si scorgeva, il cielo era di un blu profondo. Si sentì subito meglio: e l’ideale per cominciare bene la giornata era un buon caffè. Se lo preparò di gusto, vergognandosi di aver ceduto ai nervi quella notte. Non era da lei. Cosa avrebbero detto o pensato di lei le sue colleghe che invece la conoscevano per una professionista seria e intelligente? Ci avrebbe fatto una pessima figura. Rimase scossa a questo pensiero e cercò di scrollarselo di dosso scuotendo involontariamente la testa e i lunghi capelli neri. Quindi realizzò che si stava facendo tardi. Bevve il caffè tutto d’un fiato e, prima di entrare nel bagno per farsi una doccia, accese passando, come d’abitudine, la radio. Subito un corto circuito fece saltare la corrente. Sentì per un attimo che, in rapida successione, le prese del bagno, della cucina e del corridoio scoppiettarono con una piccola fiammata.
«Ma cosa sta succedendo?» disse a voce alta la donna facendo un giro quasi completo su se stessa. Si sarebbe detto che la domanda fosse rivolta ai muri e che questi avrebbero potuto o dovuto risponderle da un momento all’altro.
Di lì a pochi secondi una formica blu fuoriuscì dalla presa della cucina. Un’altra dalla presa del bagno. La donna, che si stava già dirigendo verso il contatore generale, non se ne era accorta. E prima che lei arrivasse ad aprire lo sportellino dei contatori in corridoio la corrente ritornò autonomamente e, questa volta, a saltare, furono il frigo e la televisione che si avviarono e si rispensero all’unisono in un crepitio di scintille. Altre formiche elettriche fecero subito capolino da questi stessi elettrodomestici seguite da altre e da altre ancora. La manager, che, tornata in cucina, finalmente le aveva viste, era diventata pallida. Aveva aperto più volte la bocca per gridare, ma la voce le si era strozzata in gola non potendo far uscire che un lamento gutturale più simile ad un guaito.
La corrente elettrica tornò parecchie altre volte facendo andare in corto circuito, uno dopo l’altro, il cellulare in carica, lo stereo, la sveglia e tutti gli altri elettrodomestici in funzione nella casa richiamando centinaia di altre formiche blu affamate di guasti elettrici. Poi la scintilla di un bollitore infiammò il panno di un tostapane propagando il fuoco ad una tovaglia e quindi alle sedie in legno e paglia della cucina. In pochi attimi fu il rogo, che ebbe buon gioco a circondare la signora, oramai in preda al panico, la quale, incurante delle fiamme, cercava disperatamente di spegnere l’incendio e di salvare le proprie cose.
Le formiche blu, disciplinatamente, si erano invece già allontanate da tempo, in fila indiana, verso una direzione ignota, ebbre di cibo e di fumo. Perché si sa, il loro motto è: tempismo ed efficienza.
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Per approfondire invece le tematiche riguardanti le formiche con la passione delle prese elettriche –> Le formiche nelle prese elettriche, su questo stesso Blog.

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Il racconto ha vinto il premio d’onore di prosa al Premio Nazionale
Città di Firenze nel 2006

 

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