Meno è meglio – L’editing riduttivo per valorizzare il testo

Un momento particolare del processo di scrittura è quello di affinamento del testo o come si dice, di ‘limatura’.

Sarebbe la fase di editing e di correzione della bozza insieme, se non fosse che sono eseguite dallo stesso autore (dunque si può parlare anche di autoediting) e non da un terzo (per una panoramica sulle varie fasi del complesso percorso scritturale e di correzione –> Il test di fluidità narrativa del racconto; Una tecnica utile per l’editing fai-da-te).

È una fase critica perché può risultare piuttosto noiosa a volerla eseguire correttamente (sicché si può essere portati ad abbreviarla o, peggio, a saltarla) e anche in quanto, per chi è incontentabile (e mi colloco sicuramente in questa categoria), potrebbe in teoria non finire mai.

Per la mia esperienza diretta (ma si tratta ovviamente di un approccio del tutto personale alla questione) la suddivisione delle diverse fasi di scrittura (di un racconto) procedono secondo questa infografica:


Il momento dell’ideazione in sé, che è di creatività pura, prende di solito molto poco tempo rispetto al processo complessivo (per quanto, come si evince dall’infografica si continui a creare anche durante l’evoluzione della trama e la definizione dei personaggi, mentre le restanti fasi sono più o meno equivalenti con una preponderanza però per lo sviluppo della storia e la conversione, in senso lato, della fabula nella trama (o nelle trame se sono più di una).

È appena il caso di osservare peraltro che, man mano che si passa dall’idea astratta della bolla creativa alla concretezza della trascrizione, nero su bianco, aumenteranno necessariamente i vincoli di struttura di cui bisognerà tener conto nell’ultima fase di correzione onde testare che non vi siano fili narrativi spezzati o inconducenti.

Pian piano che si procederà infatti verso la stesura definitiva, si creeranno necessariamente limiti di coerenza interna e di logica unitaria (di trama e di personaggi) che veicolano la storia durante il suo svolgimento dandole corposità, direzione e consistenza.

Un po’ come può accadere quando si definiscono il progetto di un palazzo, le planimetrie, i volumi, e le altezze: sarà il rispetto di questi parametri che detteranno nel prosieguo la buona riuscita dell’edificio e la sua piacevolezza estetica.

E, come si può vedere sempre dallo stesso schema sopra riportato, la fase dell’affinamento occupa un suo spazio autonomo e rilevante nel processo globale di scritturazione che è indispensabile per la buona riuscita del prodotto finito.

In questa fase ultimativa, occorre infatti effettuare rigidi controlli di punteggiatura, di sintassi e di grammatica, stando attenti al valore significazionale esatto delle parole (che potrà essere agevolmente controllato anche con l’uso di un buon vocabolario, di cui non bisogna mai vergognarsi di usare, –> Il valore delle parole – Dare il giusto peso a ciò che si scrive; –> L’importanza di orientarsi tra i significati delle parole, in questa stessa Sezione).

È bene fare inoltre attenzione a evitare possibili ripetizioni, cui potrà ovviarsi utilizzando sinonimi adatti, con l’avvertenza però che non esistono sinonimi puri (quasi mai, almeno), sicché la scelta di un lemma piuttosto che di un’altro non è mai indolore: si potrebbe infatti attribuire alla frase o a un dato passaggio narrativo, non volendo, una sfumatura di senso diversa da quella voluta.

È consigliabile intervenire inoltre, a mio avviso, sulla efficacia e sulla verosimiglianza dei dialoghi e dei relativi registri linguistici (in questa stessa Sezione –> Lingua, lessico e linguaggio – Differenze tra concetti simili), verificare la lunghezza delle frasi e la loro costruzione interna (ribaltando se necessario l’ordinaria successione ‘soggetto, verbo, complemento’).

Non solo, ma risulterà utile anche svolgere un lavoro complessivo di riduzione del testo (dopo averlo inevitabilmente accresciuto durante le successive stesure) asciugandolo e alleggerendolo, non tralasciando di lavorare sulla sovrabbondanza di immagini metaforiche (o retoriche), di aggettivazioni eccessive o di avverbi non indispensabili.

In scrittura, come in altri campi, secondo il mio punto di vista, deve valere poi il principio (per me) fondamentale del ‘meno è meglio‘ tendendo costantemente a far venir fuori l’essenza del racconto e liberandosi del superfluo, valorizzando la complessità semplificata.

È necessario lavorare anche sullo stile evitando parole che siano ostentatamente ricercate, ridondanti o ‘barocche’ privilegiando tuttavia (quasi) sempre la specificità del termine, quando possibile, e la sua congruità di contesto.

Una buona regola è senz’altro quella di essere sintetici ma efficaci, semplici ma incisivi. Di solito la semplicità disarmante di un testo esalta anche tutta la sua bellezza oltre che la difficoltà del lavoro che c’è dietro per renderlo, appunto, semplice.

È bene comunque non innamorarsi mai di una frase o di una espressione al tal punto da volerla salvare a ogni costo anche se ci si rende conto che sarebbe meglio, per i più svariati motivi, toglierla di mezzo. Se è ‘fuori squadra’ è sempre bene eliminarla senza ripensamenti: ne guadagnerà l’efficacia espressiva dello scritto e la sua fluidità.

Verificare quindi la tenuta logica della trama con la fabula (–> La fabula e l’intreccio del racconto), la verosimiglianza della trama con i personaggi, i tempi di accadimento dell’azione (di disvelamento e di progressione degli eventi) con la storia nel suo divenire e l’uniformità e l’equilibrio tra le parti essenziali del racconto.

Curare l’incipit, che è la prima cosa che il lettore leggerà, e fare attenzione alla chiusa del racconto, che è quanto il lettore leggerà per ultimo e ricorderà più facilmente. L’incipit è il primo morso, la chiusa il retrogusto del testo e dunque (più facilmente) il suo ricordo.

Una attenzione particolare va riservata ai dettagli. È nel dettaglio che si annida il lavoro pregevole.

Anche se si è convinti che di quel dettaglio non se ne accorgerà nessuno, deve ritenersi sufficiente che te ne sei accorto tu della sua esistenza. Ma se ne accorgerà anche il testo che si assumerà il carico della sua esistenza assegnandogli una coerenza stilistica che gli procurerà luce da dentro.

L’architetto Massimiliano Fuksas una volta disse: «Nei progetti ci sono tre luci: una luce diretta, una luce indiretta e una luce che nessuno sa da dove proviene. È una luce magica o la magia della luce, quella che nell’alchimia dell’architettura trasmette l’emozione» (–> Massimiliano Fuksas). Questa luce, nel tuo scritto, va individuata, tirata fuori e valorizzata, anche togliendo ciò che la offusca o la attenua.

Insomma, occorre non stancarsi mai di correggere più e più volte il proprio testo fino a quando lo si sentirà scorrere sotto i propri occhi, dall’inizio alla fine, senza nessuno sforzo, come una melodia intonata e piacevole. In altre parole, non bisogna mai avere fretta di pubblicare.

Parafrasando un noto proverbio contadino si può infatti senz’altro affermare: la correzione è lenta, ma il testo è paziente. L’effetto finale ripagherà ampiamente gli sforzi profusi.

Si parla della importanza della correzione, in questa stessa Sezione di Scrittura creativa, anche alla pagina: –> Quando la scrittura è musica – Un parallelismo interessante; –> Una tecnica utile per l’editing fai-da-te.
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IN CONCLUSIONE

Dunque, ricapitolando, di cosa si è parlato in questa pagina:

che occorre non stancarsi mai di correggere il testo; la perfezionabilità passa attraverso ore di limatura, di riduzioni, di aggiustamenti che spesso scoraggiano e frustrano.
Invece occorre pensare che la correzione è una strada che va percorsa e che implica il dover mettere in discussione il proprio scritto, doverlo sottoporre ad analisi per il suo miglioramento, doverlo studiare per l’applicazione delle tecniche narrative più adatte e per l’adozione dello stile migliore.
L’editing “profondo”, quello cioè non dedicato solo alla grammatica o la sintassi, non è una noiosa perdita di tempo, ma un momento di crescita e di arricchimento.

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Dai un’occhiata al libro SCRITTURA CREATIVA – ISTRUZIONI PER L’USO

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<– L’interdipendenza narrativa – Tutte le parti della storia sono collegate
–> Lasciare che il racconto sia terminato dal Lettore

1 pensiero su “Meno è meglio – L’editing riduttivo per valorizzare il testo

  1. “È bene comunque non innamorarsi mai di una frase o di una espressione al tal punto da volerla salvare a ogni costo anche se ci si rende conto che sarebbe meglio, per i più svariati motivi, toglierla di mezzo. Se è ‘fuori squadra’ è sempre bene eliminarla senza ripensamenti: ne guadagnerà l’efficacia espressiva dello scritto e la sua fluidità.”

    E’ verissimo!!! Anche se a volte proprio “m’innamoro” 🙂

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