Restiamo in ascolto

Mi è capitato ieri, non volendo, di ascoltare due persone mentre si raccontavano ancora delle loro vacanze di Natale. Uno era stato in un luogo esotico, nei mari del sud, e l’altro, specularmente, tra gli inuit del Canada. Quello che mi ha colpito è però il fatto che i due, in realtà, non si rivolgevano domande interessate di come fosse davvero andata per l’amico la vacanza, come si fosse trovato lui e la famiglia, ma ognuno raccontava, a prescindere di quello che l’altro dicesse, quale fosse stata la sua esperienza in un crescendo di cose meravigliose accadute. ‘Sapessi che albergo! Cinque stelle lusso e poi per cosa? Ho pagato una bischerata…’ e l’altro, di rimando: ‘Scenari selvaggi, natura incontaminata, orsi che venivano mangiarti tra le mani, resort raffinati, mica quegli alberghetti cui siamo abituati in Europa…’ e via discorrendo. Insomma un ‘io, io…’ contrapposto a un altro ‘io, io…’. Non un colloquio tra conoscenti o amici, ma due monologhi spesso sovrapposti, un parlare disordinato a se stesso senza scambio di idee, opinioni, emozioni. Non era la prima volta che assistevo a una scena del genere e diverse volte, lo confesso, è capitato anche a me. Allora ho capito: ci ascoltiamo senza essere più capaci di ascoltare. Siamo sordi agli altri, come se la nostra solitudine fosse molto più importante di quella degli altri. Ma sarà per questo che la politica dà il peggio di sé, soprattutto in questi giorni? Non sarà forse che, a prescindere dalle diversità delle idee, i nostri politici non sono più in grado di starsi a sentire?

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