«Esta ‘na pappina!» disse l’uomo aprendo subito dopo la bocca e mostrando solo tre denti; due superiori e uno inferiore. In compenso gettò uno schizzo di saliva sulla camicetta della ragazza che aveva di fronte; ma lei non se ne accorse.
«EHHH?!?» fece esageratamente la ragazza facendosi calare gli occhiali sul naso.
«Esta» e l’uomo sdentato indicò più volte il bancone su cui si stava appoggiando «‘na pappina!»
«Il negozio alimentari dove può trovare alimenti per neonati è qui accanto… faccia scorrere la coda, per favore.»
A quel punto si avvicinò un uomo piacente, con un sorriso educato e uno sguardo sberluccicante.
«Lo scusi tanto, signorina, lui non è di qui… voleva dire che ‘questa è una rapina…’»
«ABBIAMO FATTO LI’ DAVANTI? Ho la macchina in doppia filaaaa…» gridò una signora anziana che agitava minacciosamente per aria un ombrello.
«Sì sì, stiamo concludendo…» rispose il signore piacente voltandosi verso la voce sgradevole.
«Cosa succede qui?» si avvicinò alla cassiera un uomo alto, i capelli brizzolati e gli occhialini con lenti quadrate e la montatura fine e d’oro.
«Dottore, i signori qui stavano chiedendo se abbiamo una pappina… ma io…»
«Rapina, signorina, rapina! Come glielo devo dire?» sbottò l’uomo piacente cercando di mantenere bassa la voce.
«Faccio io, Ermelinda, grazie…» disse il Funzionario spingendo delicatamente da un lato la cassiera. «Lei si chiama, scusi…?» chiese in modo gelido.
«Per ovvie ragioni preferirei non dirglielo…» rispose l’uomo piacente.
«Potrebbe almeno dirmi se ha un conto corrente qui da noi?»
«Oh cielo, no! Le sembra che rapinerei la mia banca?»
«Ma sa, è pur sempre una questione di fiducia… non tutte le banche sono uguali, c’è chi dà più garanzie di altre, anche in caso di rapina…»
«Non ci avevo pensato!»
«Immagino!» se ne uscì con aria di susseguo il Funzionario facendo finta di mettere in ordine delle carte davanti a sé.
«FACCIAMO SALOTTO?» sbraitò ancora l’anziana con l’ombrello.
«Senta, piuttosto» disse dopo un po’ il Funzionario sempre con tono compassato «adesso mi sta bloccando la fila, questa è un’ora di punta e oggi, per di più, ho il pagamento delle pensioni… Il giorno riservato alle rapine, per accordo sindacale, è il venerdì ed è anche prevista una fascia di rispetto: tra le ore 14.15 e le ore 14.45. Sicché non mi parrebbe proprio il caso che…»
«C’è un giorno apposta per le rapine?» chiese sbalordito l’uomo piacente.
«Certo, cosa crede… ormai non possiamo mica più lasciare al caso questo tipo, diciamo, di “interferenze”…»
«Ma così avreste tutto il tempo per chiamare la Polizia…»
«Mica detto… a volte non hanno la pattuglia disponibile… spesso abbiamo pochi soldi in cassa… e poi c’è l’assicurazione che indennizza…»
«Ho capito, se lo dice lei…»
«Certo che lo dico io!»
«Allora potremmo tornare venerdì prossimo… se non incomodiamo…»
«Mi faccia controllare…» fece il Funzionario compulsando il computer davanti a sé. «Purtroppo siamo già full con le prenotazioni… e anche per venerdì prossimo e per l’altro ancora… Sa, ultimamente siamo molto gettonati; del resto siamo il miglior istituto di credito sulla piazza. Dunque, mi faccia vedere… Ecco sì, ho un posto libero in overbooking solo a settembre… il 20 per l’esattezza… Che faccio vi metto in lista di attesa?»
«Trottinlà» disse l’uomo sdentato.
«Trullallà?» domandò la cassiera che non si era mossa di lì interrogando dubbiosa il Funzionario impassibile.
«Macché ‘trullallà’! Sta dicendo ‘troppo in là’» precisò l’uomo piacente. «Abbiamo bisogno di soldi, SUBITO!»
«Soldi subito?» chiese il Funzionario allargando le labbra sottili in un sorriso che sembrava un ghigno. «Allora siete nel posto giusto. Abbiamo dei mutui agevolati anche e soprattutto per soggetti socialmente disagiati come voi; il tasso è bassissimo perché convenzionato con la Regione ed è davvero sorprendente il piano di rientro su base decennale… sono sicuro che ne rimarreste entrambi entusiasti se aveste la cortesia di farmelo esporre.»
«Davvero?!?» fece l’uomo piacente.
«Ma certo… venite, venite…» disse indicando uno sportellino a spinta poco distante «parliamone più comodamente nel mio ufficio…»
«FINALMENTE!» si sentì gridare da in fondo alla fila.
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Era felice. Era riuscito a ottenere dalla banca quel prestito su cui contava molto. Ora la sua startup poteva prendere il volo. Nuovo server, nuova veste grafica e soprattutto un nuovo consulente e quell’impiegato in più di cui aveva tanto bisogno al marketing. Si fermò al di là delle sliding door per assaporare il momento. Era fiero di sé. Sarebbe stato bello poterlo dire a suo padre che aveva sempre creduto in lui. Tirò verso il cielo le chiavi della macchina per riprenderle al volo ma, alzando la testa, un bagliore proveniente da chissà dove gli fece mancare la presa. Le chiavi rimbalzarono sul muretto della banca e si proiettarono da un lato verso una grata di metallo su cui atterrarono. Qui girarono ancora un po’ su loro stesse e poi caddero giù. Non riusciva a credere che fosse appena accaduto.
La card era scivolata leggera nella fessura come tutte le altre volte, ma il bancomat si era messo prima a ronzare in modo strano e poi a suonare a tutto volume una specie di marcetta. Luis si guardò in giro preoccupato: a quell’ora di notte, mentre prelevava denaro, tutto quel fracasso era la cosa meno indicata. ‘Nella giornata del centocinquantesimo anno dalla fondazione della banca’ così apparve scritto sul monitor ‘lei è il primo cliente… e ha diritto a un premio’. Luis sbarrò gli occhi. Non ci voleva credere. Lui che vinceva qualcosa! Appena dopo comparvero tre carte che si mescolarono velocemente tra loro. ‘Scelga’ apparve scritto. ‘Una carta gliela scopro io: mi dica per 10.000 euro quale delle altre due è il jolly con il simbolo dell’istituto’. Luis rimase interdetto. Vagò tra una e l’altra carta, incerto ed emozionato. ‘Entro trenta secondi…’ redarguì la macchina. Luis scelse per quella di destra. ‘Peccato, ha perso!’ scrisse il bancomat mostrando la carta scelta e l’altra con il Jolly. Luis diede un pugno contro il display. ‘La solita fregatura’ si disse allontanandosi. ‘Mi sembrava strano potessi vincere’. Poi, ricordandosi di aver dimenticato di fare il prelievo e di riprendersi la card, tornò indietro. ‘Vuole vincere 20.000 euro?’ c’era scritto sul monitor. ‘Non era finita!’ pensò eccitato. La voglia di rivincita era tanta. Premette senza indugi ‘Sì’. ‘Contro un giorno di vita?’ chiese il monitor. L’uomo sbalordì. Nel frattempo erano apparse le tre carte. ‘Scelga’ apparve. ‘Una carta la scopro io, però mi dica per 20.000 euro quale delle altre due è il jolly con il simbolo dell’istituto’. Luis era indeciso. Una bella somma, niente da dire. ‘Cos’era mai, dopo tutto, un giorno di vita? Del resto spesso si annoiava e quei soldi avrebbero fatto per un po’ la differenza. ‘Entro trenta secondi’ incalzò la macchina. Luis scelse la carta. ‘Peccato, ha perso! Vuole vincere 40.000 euro?’ rilanciava la macchina richiedendo però lo stesso compenso. Luis giocò ancora e ancora anche perché ben presto la cifra in palio era diventata esorbitante. Prima o poi l’avrebbe azzeccata. Ad un certo punto il monitor divenne scuro. Il solito ronzio… e apparve un rendiconto: erano riportate in modo analitico tutte le giocate appena fatte. Non si era accorto che a partire da una certa cifra la posta era passata da un giorno a un mese e poi a un anno di vita. ‘Non ha più crediti, mi spiace’ apparve subito dopo e un ‘END OVER’ cominciò a giganteggiare in caratteri intermittenti. Il monitor si spense, la card fu sputata fuori. Luis stava per dare l’ennesimo pugno al display quando un dolore acuto lo artigliò alla mano e al braccio sinistro. Si accasciò a terra, rantolando.