I morti conoscono la verità?

Qualche tempo fa, mi sono accorto di dare per scontato un qualcosa che scontato non lo è affatto. Mi rendo conto che si tratta di una questione piuttosto strana, forse persino macabra, ma magari a qualcun altro questa cosa è venuta in qualche modo in mente.

In altre parole, ho sempre dato per scontato che le persone che trapassano siano in grado, finalmente, di conoscere la verità.

Nel senso che:

  • la vita spesso nasconde la verità dei fatti divertendosi a mescolare confusamente le carte;
  • o semplicemente succede che la verità è scomoda da dire in vita e si passa tutta l’esistenza a tacerla, essendo la bugia o il silenzio spesso la strada più comoda e più facile da praticare, oltretutto a costo zero;
  • o, ancora, perché più semplicemente la verità non si è fatta in tempo a dirla, perché non c’è stato modo per intervenuti fraintendimenti o rancori o litigi.

E allora ho pensato a questa possibilità: che la limitazione terrena di non avere tutte le risposte, di non avere il quadro generale di quanto è accaduto e accadrà, viene miracolosamente meno con la morte, perché lo spirito supera le angustie (e le miserie) del corpo e le sublima potendo finalmente comprendere così la pienezza dei fatti, il loro significato, la loro ragione, il loro accadimento

Il figlio capirà così che il tanto odiato padre, in realtà aveva le sue ragioni per educarlo in quel dato modo tanto severo e che non ha mai smesso neppure per un attimo di amarlo; il marito saprà che la tanto amata moglie invece lo tradiva con l’amico più caro, che il giorno in cui ci si slogò la caviglia impedendo di uscire di casa è stato anche impedito che quella tal macchina investisse la tua bicicletta. Sapere la verità insomma, non per rivalsa, ma come risultato dell’aver acquisto il livello di conoscenza superiore, della serenità e della pace universali.

Ecco una cosa del genere l’ho data ingenuamente sempre per scontata. Quando poi invece non è affatto così.

Con la morte, si spegne ogni cosa. Il pensiero non ha più senso e ancor meno i fatti che si sono svolti quando si era in vita. La verità stessa non ha più un suo perché in quanto non c’è più l’esistenza terrena così come la conosciamo in cui il pensiero ha un qualche valore. Non esiste più il respiro, il tempo, il sole, l’amore, l’odio. Nulla. E allora perché mai i morti dovrebbero conoscere qualcosa che non esiste più o quantomeno che non hanno più motivo di conoscere perché non è per loro rilevante?

In realtà quando si muore è ormai troppo tardi. Per tutto.

Era insomma bello pensare il contrario, fino a solo poco tempo fa.

E ora ho l’ennesima certezza in meno.