La legna da ardere e la muffa

Un altro problema riguardante la legna (per quanto riguarda i tarli lo abbiamo visto altrove, –> Come allontanare i tarli dalla legna da ardere) è la formazione della muffa.

La legna che presenta questo difetto, infatti, una volta buttata nel fuoco, disperderà nell’ambiente circostante le proprie spore creando un pericolo diretto per la salute giusto il rischio di asma e di allergie (–> muffa cancerogena: come riconoscerla e cosa fare) oltre che, persino, di cancro.

La muffa, cos’è

La muffa altro non è se non un fungo formato da un insieme di sottili filamenti ramificati di ife (micelio) che prospera, in condizioni ottimali di temperatura, pH e umidità anche su superfici legnose.

La temperatura, in particolare, deve essere tra i 20° e i 30° anche se a temperature inferiori le ife entrano in una forma di stasi pronte però a germinare con il ripresentarsi delle condizioni corrette.

L’umidità che favorisce il prosperare della muffa è sia quella ambientale che propria del legno.

Un modo preciso per misurare l’umidità contenuta nel pezzo di legno è l’uso dell’igrometro elettrico o digitale: per l’analisi basterà inserire nel legno i due elettrodi che misureranno la resistenza elettrica e quindi il valore ricercato.

Per la maggior parte delle persone però che non hanno un igrometro e che non hanno nessuna intenzione di comprarlo suggerisco la prova empirica delle labbra (occorre far attenzione alle eventuali schegge). Basterà appoggiare le labbra al legno per percepirne la presenza dell’umidità (quando non sia già visibile o percepibile al tatto).

Perché si forma

La muffa si forma, come si è detto, per la presenza di infiltrazioni di acqua (occhio però anche alla umidità da condensa, –> Umidità da Condensa: Muffa nelle pareti) ma anche per la scarsa ventilazione della legnaia quando si trova al chiuso e infine per la presenza di acqua all’interno del legno (stagionatura insufficiente, legna bagnata).

palletIn particolare, per assicurare che l’aria possa circolare nel modo dovuto, va detto che la catasta di legno deve essere tenuta ben isolata dal terreno e dai muri. Il legno, per sua natura, assorbe umidità dalle superfici che la contengono.

L’ideale è tenere la catasta all’aperto in posto riparato (I lati sud e ovest della casa vanno molto bene per lo stoccaggio permanente e per l’asciugatura) o, al coperto, su del pallet in modo che sia sollevata da terra e con i quattro lati liberi all’aria (–> Come accatastare la legna). Se proprio si vuole accostare la pila al muro per comodità o per problemi di spazio è meglio utilizzare dei pannelli in polistirene estruso (di quelli che servono per la pavimentazione). Evita di utilizzare cantine umide o garage ipogei.

Pannello in polistirene estrusoAnche la presenza di acqua nel legno può essere motivo sufficiente per la formazione della muffa (è sufficiente infatti una percentuale del 30% di umidità per favorire la germinazione). Ciò può essere dovuto, come si è accennato, al fatto che la legna si sia bagnata per la pioggia e non è stata fatta asciugare a sufficienza. Ma può dipendere anche dalla non completa stagionatura.

Dal taglio dell’albero (quando l’umidità è pari al 50%, metà del suo peso), a seconda del tipo di legna –> Quale legna usare per la stufa), devono passare circa dai sei ai dodici mesi perché la legna possa dirsi davvero stagionata (quando raggiungerà l’umidità pari al 25% e addirittura, nelle condizioni migliori, sino al 12%).

Va da sé che una legna non stagionata ha bassa valenza energetica; infatti parte dell’energia impiegata dal fuoco sarà riservata proprio a far evaporare l’acqua presente nella legna, sicché più il tasso di umidità è elevato maggiore sarà l’energia che il fuoco (e il calore) spenderà per “occuparsi” dell’evaporazione.

Senza considerare che la legna che contiene acqua produrrà durante la combustione più fumo con maggior deposito di residui catramosi sulle pareti della stufa e della canna fumaria (con pericolo di ostruzione, –> La manutenzione della stufa a legna). Non da ultimo, più la legna è umida, più pesa, sicché quando la compri paghi anche l’acqua che la contiene (e che evaporerà).

Un’altra possibilità da tenere in considerazione è la formazione di muffa durante lo stoccaggio della legna da parte di chi te la vende (–> Comprare la legna). Controlla la legna quando ti arriva e contesta la cattiva qualità; se te ne accorgi quando già la stai mettendo a posto la prossima volta cambia rivenditore.

Quali danni provoca la muffa al legno

La muffa di per sé non altera il legno in quanto il fungo si ciba di zuccheri e proteine semplici e non di cellulosa e legnina. A parte l’aspetto antiestetico (ma sulla legna è ovviamente trascurabile) il rischio, come si è detto, è solo per la salute.

La legna ha la muffa, che faccio?

Innanzitutto occorre evitare il trattamento chimico. Niente prodotti a base di ipoclorito di sodio o a base di acqua ossigenata (perossido di idrogeno). E questo per la semplice ragione che, durante la combustione, questi agenti chimici verranno rilasciati nell’aria creando una tossicità diversa da quella della muffa ma non per questo meno nociva.

Poi occorre intervenire sull’umidità ambientale cercando di rimuoverne le cause che l’hanno prodotta.

Areare l’ambiente ove la catasta si trova in modo permanente, praticando prese d’aria da tenere sempre aperte.

Separare poi, come si è scritto più sopra, la legna dal muro e da terra. Infine intervenire sulla scarsa stagionatura della legna, cercando di non utilizzarla per darle il tempo di asciugare.

Per i pezzi di legno interessati dalla muffa è meglio spazzolarli (rigorosamente) tenendosi all’aperto (in caso contrario spanderemmo le spore di muffa sul resto della catasta) spostandoli in un altro posto asciutto affinché la muffa regredisca. La spazzola deve avere punte di ferro. In alternativa, basterà anche solo separare i pezzi intaccati riponendoli altrove all’aperto (ma al riparo) aspettando la regressione,

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