Al Bar Sport, quello con il biliardino sgangherato vicino alla porta e il televisore sempre acceso sulle repliche delle partite, Gian Girolamo, che tutti chiamavano Giangi, stava mangiando avidamente un Magnicroc pistacchio e limone.
«Con l’entusiasmo che hai quando, parli di politica, dovresti candidarti alle prossime elezioni comunali», disse dopo un po’ con la bocca piena.
Tobia smise di mescolare il caffè.
«Io?»
«Proprio tu».
«Ma se faccio l’idraulico».
«Appunto».
«Appunto cosa?»
Nel bar era appena entrato per l’ennesimo bicchiere di rosso, il Botta, completamente ubriaco. Menico, il barista, stava cercando di mandarlo via.
«La gente si fida degli idraulici».
«Perché?»
«Perché quando li chiami arrivano, lavorano e se ne vanno. È già molto più di quello che fanno certi politici».
Tobia rise. «Lascia perdere, non fa per me».
«Guarda che non sto scherzando».
«Ma non capisco niente di politica».
«E proprio questo che ti rende competitivo».
Tobia lo fissò.
Menico aveva accompagnato alla porta il Botta che, sorridendo, lo aveva prima salutato e poi era rientrato un secondo dopo. Era già il suo terzo tentativo.
«Anzi, se sapessi qualcosa rischieresti di sembrare uno competente», aggiunse Giangi. «Mi faresti sfigurare gli altri del partito». E diede un altro morso al gelato così rapidamente che per poco non si staccava un dito. «Anche se qualcosa che non va purtroppo ce l’hai».
«La voglia?»
«Il curriculum».
«Io il curriculum ce l’ho».
«Pensi di averlo».
«Ho quello da idraulico. Sono ventidue anni che faccio questo mestiere. Ho fatto poi anche corsi sugli impianti d’irrigazione satellitari».
Menico stava riaccompagnando il Botta fuori dal locale. Stanco di fare avanti e indietro lo ha appeso per il bavero, appena fuori, a un gancio al muro. Il Botta continuava a sorridere e a muovere i piedi all’aria.
«Non servono a niente».
«Come sarebbe?»
Giangi abbassò la voce.
«Dimmi una cosa».
«Dimmi», fece lui avvicinando la testa a quella dell’amico come un carbonaro.
«Hai mai avuto una condanna?»
«Certo che no».
«Nemmeno una denuncia?»
«Nemmeno», rispose soddisfatto.
«Ecco… Allora, messa così, è dura».
«Perché?»
«Perché sei incensurato».
«Sarebbe un difetto?»
«Oggi sì».
Tobia rimase in silenzio.
«Capisci il problema?»
«Veramente no».
«Come fai a presentarti davanti agli elettori con una fedina penale immacolata?»
«Pensavo fosse una bella cosa».
«Una volta. Ora non si usa più.»
«Ma come?»
«Così mi sembri un notaio, un avvocato. La gente diffida dei bravi ragazzi…»
«Che c’è di male?»
«Fai troppo primo banco, troppo professore. Troppo “saputo”».
«Saputo…?»
«Ma sì, ci vuole un po’ di vissuto. La gente si vuole identificare. Devi essere uno del popolo, dimostrare di saper navigare tra le intemperie della vita…».
«E quindi?»
«Quindi ci vuole una bella imputazione».
Tobia deglutì.
«Stai parlando sul serio?»
«Altroché».
«E come faccio?»
«Semplicissimo».
Giangi guardò a destra e a sinistra, come se qualcuno potesse ascoltare. Con l’aria da cospiratore di prima.
«Vai dal mio amico, il funzionario Biagio Truffolotti».
«E poi?»
«Cerchi di corromperlo».
«Corromperlo?»
«Hai qualche abuso edilizio da fare?»
«Vorrei chiudere il terrazzo con un giardino d’inverno, ma mi hanno già detto di no, problemi di distanze. Così ho lasciato perdere».
«Perfetto. Vai lì. Gli racconti la storia. Lui ti dice di no. Tu fai capire che sei disposto a trovare un accordo. Che ti manda l’amico di un amico…».
«Un accordo?»
«Con una bella busta».
«A chi devo scrivere?»
«Ma no, che dici?… con dentro dei soldi… veri».
«Mille euro?»
Giangi quasi si offese.
«Mille euro? Vuoi fare una figuraccia? Almeno diecimila. Sennò poi gli inquirenti se la danno e la cosa non funziona».
«Diecimila?»
«Davanti a lui apri anche la busta, mi raccomando così le telecamere riprendono tutto. Sarà la prova».
«Ci sono le telecamere?»
«Certo, ormai sono dappertutto».
«E poi?»
«Il funzionario si indigna, ti denuncia e ti processano».
«Ma così mi condannano».
«Con la condizionale, però. In galera, in Italia, non ci va più nessuno. E poi, noi del partito, ti pagheremmo l’avvocato, l’abbiamo già fatto, e eccoci qua: mi diventi un presentabile».
«Impresentabile, vuoi dire».
«Una volta».
Tobia rimase a riflettere.
«Tutto ciò potrebbe avere anche una sua logica».
«Certo che ce l’ha».
Due giorni dopo Tobia bussò alla porta dell’ufficio dell’assessore Biagio Truffolotti.
Gli spiegò del giardino d’inverno.
Ricevette il previsto rifiuto.
Poi Tobia estrasse lentamente la busta.
La aprì. Le banconote erano perfettamente allineate.
Diecimila euro.
L’assessore osservò il denaro.
Poi guardò Tobia.
Prese la busta. La pesò con la mano.
La aprì di nuovo. Contò lentamente i soldi.
Li richiuse. Li infilò nel cassetto della scrivania.
Sorrise. Guardò Tobia.
«Diceva?», chiese.
Tobia rimase immobile.
«Ehm… niente… va bene così, allora…». Avrebbe voluto dire qualcosa in più meravigliato da quel comportamento, ma le telecamere…
«Arrivederci».
«Arrivederci».
Uscì senza capire.
Dieci minuti dopo Tobia era già al Bar Sport.
Raccontò tutto a Giangi che diventò pallido.
«Impossibile».
«È successo, ti dico».
«Andiamoci subito».
L’assessore li ricevette.
Giangi indicò Tobia.
«Due ore fa è stato qui, il mio amico», e lo indicò.
L’assessore lo osservò.
«Mai visto».
«Ti ha dato una busta».
«Quale busta? E perché mi dà del tu?»
«Con diecimila euro», insistette.
«Ma che fa, scherza? Come si permette?»
«Per le telecamere» si intromise Tobia.
L’assessore scoppiò a ridere.
«Quali telecamere?»
Seguì un lungo silenzio.
Poi premette il pulsante della sicurezza.
«Accompagnate questi signori all’uscita».
Rimasero qualche secondo sul marciapiede.
Tobia guardò Giangi.
«Io non ci ho capito niente», sbottò Tobia.
Giangi continuava a fissare il portone del Comune.
Scosse lentamente la testa. Sembrava sinceramente deluso. E confuso.
«Si sono fatti furbi» ne concluse Giangi scuotendo la testa.
Tobia ci pensò sopra.
«Senti…»
«Dimmi».
«Per il curriculum…»
«Sì?»
«Una rapina al supermercato fa troppo anni di piombo?»
Giangi rimase in silenzio. Sembrava valutare seriamente la questione. Poi disse:
«Direi che per il curriculum è meglio allora una truffa sui fondi pubblici. Ti spiego come fare…»

Bel racconto, però è meglio che Tobia continui a fare l’idraulico perché è troppo ingenuo per entrare in politica. Comunque se ci volesse riprovare gli consiglierei di mettersi in tasca un profumo costoso nel duty-free dell’aeroporto.
In effetti può essere una variante