La luce del banco frigo non cambiava mai. Fredda, uniforme, senza ombre.
Arturo, sui trent’anni, postura composta, espressione del volto neutra scolpita dalla routine, lavorava dentro quella luce da tanto tempo. Forse troppo. Le mani si muovevano da sole. Prendere. Girare. Controllare. Rimettere.
L’occhio trovava la data sempre nello stesso punto. La plastica cedeva con un suono breve. Allegro. Rassicurante. La condensa si attaccava appena alla pelle.
Era l’aspetto che preferiva di quel lavoro. Poteva mettere il cervello di stand-by e le mani avrebbero comunque fatto il loro solito lavoro.
E così poteva pensare a suo figlio adolescente, Rico.
Stava diventando un estraneo per lui. E questo lo addolorava. Avevano giocato insieme fino a qualche mese prima a pallone in giardino e ora il ragazzo passava tutto il tempo sdraiato da solo sul suo letto, il cellulare tra le mani, sempre imbronciato, silenzioso. Non parlavano più. Lui aveva preso a rispondergli. O a tacere. Era molto preoccupato. Con tutto quello che si sentiva in giro. Che succede a scuola.
Dietro di lui, un carrello passò lento. Le ruote cigolavano.
L’uomo non si voltò.
«Mamma, cosa vuol dire questo?» sentì alle spalle. A quel punto si voltò.
Il bambino teneva in mano una confezione di carne. Non guardava il prezzo, leggeva anche se lentamente.
La madre continuò per un po’ a controllare la lista della spesa scritta su un post-it giallo e poi gli si avvicinò.
«Dammi qua, Milo».
Il bambino non obbedì subito.
«C’è scritto tipo… un mucchio di roba».
«Dammi qua», ripeté.
L’addetto fece un passo avanti cercando di vedere meglio sopra la spalla del bambino, ma senza dare nell’occhio.
La madre prese la confezione.
Guardò l’etichetta.
Non era di quelle solite, commerciali.
Era una sorta di documento, del prodotto.
Compatto. Allineato. Senza una parola superflua.
Lotto n. 78421-B
Specie: bovino (vitello)
Data nascita stimata: 14/03/26
Separazione dalla madre: entro 12 ore
Avviamento a confinamento ristretto settore NB4
Presenza di capi in sovrannumero: 25
Inviata segnalazione capo struttura
Alimentazione standardizzata
Rilevata enterite batterica da antibiogramma
Ciclo antibiotici in sovradosaggio trattandosi di capo da avviare al mercato in tempi contingentati
Amoxicillina / ampicillina
Sulfamidici + trimetoprim
Movimento limitato
Incremento ponderale inferiore ai parametri
Ciclo additivo vitaminico J9902
Lucentezza manto da rivedere
Ultimo controllo: giorno 129
Ancora febbre alta, problemi alimentari
Autorizzazione veterinaria concessa
Ipermotricità rilevata, sedato
Trasferimento: giorno 142
Durata trasporto: 9h 20m
Accesso ad acqua: sospeso
Densità carico vettore: superiore alla soglia raccomandata
Stress documentato
Vocalizzazioni ripetute
Escoriazioni autoprovocate arti inferiori
Ingresso struttura di macellazione: giorno 143
Tempo di attesa: 2h 35m
Contatto visivo con altri capi: sì
Fase di abbattimento eseguita secondo protocollo
Reazione motoria residua: ancora presente dopo trattamento
Intervenuto decesso per dissanguamento goccia a goccia
Sezionamento completato
Il bambino continuava a guardare la madre. Ma non capiva.
«Perché c’è scritto che…»
L’addetto si intromise tra loro senza chiedere il permesso. Sollevò con l’unghia un angolo dell’etichetta.
Strappò.
Il suono fu netto. Lo sentì rimbombare nella testa.
«Errore di stampa» disse conclusivo.
Gettò il frammento appallottolato nel contenitore. Prese un’altra confezione e la porse alla donna.
Pochi gesti, rapidi, efficienti.
L’uomo era tornato a sistemare le altre confezioni. Sembrava un robot. Lo stesso sentimento. Lo stesso trasporto.
Il bambino scrutò curioso la madre. Forse si aspettava una reazione da lei. Ma lei non disse nulla. Era soprappensiero.
Era solo un’etichetta, dopotutto. E pure sbagliata.
Nel corridoio centrale dell’iper l’attenzione dello stesso addetto, dopo circa una mezz’ora, fu attirata da un pacco di riso fuori posto.
C’era un foglio che pendeva di lato della confezione.
Stesso formato. Stesso carattere.
La sollevò appena.
Minori impiegati nella fase di raccolta: 12
Campo N6 — esposizione ad acqua stagnante di tipo C
Giornate lavorative ore: 10
Lavoranti lamentano vesciche ai piedi
Spostati al magazzino cieco a sud
Ricordarsi di riaprire botola ogni sei ore per riciclo aria
Nessuna interruzione significativa
Due lavoranti sostituiti per insolazione
Capozona raccomanda uso cappello con retina durante raccolta
zanzare pungono palpebre
che se gonfie abbassano rendimento lavorante
raccomandato turnover mensile per scadimento condizioni generali
L’addetto strappò con decisione. Guardandosi attorno.
Si stava inquietando.
«Scusi…»
Una cliente gli porse un barattolo di pelati.
Era una donna anziana che si lamentava di aver dimenticato a casa gli occhiali e che quindi non era in grado di leggere.
“Perché scrivevano tanto in piccolo?”
L’uomo prese il barattolo in mano.
Riconobbe l’ennesima etichetta.
Raccolta manuale settore U56
Sovraesposizione termica elevata
Deficit totale del quantitativo raccolto
Evidenziazione caporale:
necessità aggiuntiva reclutamento personale
per pomodori pezzatura grande prossimi a maturazione
preferenza di origine: Ghana / Uganda
Compenso giornaliero da diminuire
per rientrare nei costi
distribuire gomme da masticare inibitori fame
evitare lavoranti mangino pomodori
Alloggio fornito: struttura temporanea insufficiente
Condizioni igieniche: non idonee
Anche in questo caso strappò.
«Cosa c’era scritto? Non le avevo chiesto di buttarla via, l’etichetta».
«Era l’etichetta di un altro prodotto… era rimasta appiccicata…»
«Ah… ho capito» disse la donna titubante. Non sembrava però convinta.
“Cosa sta accadendo? Chi le ha messe? Mi vogliono rovinare?” si chiese Arturo mentre l’anziana signora recuperava il suo carrello.
Poi d’un tratto ripensò al figlio.
Alla distanza venutasi a creare che sembrava incolmabile.
Rifletté sulle possibili ragioni.
Poi pensò alle etichette. E scosse la testa.
«Che razza di mondo ti consegnerò, un giorno, figlio mio?» gli disse a voce alta.
Ma quello davanti a lui non era suo figlio. Era Milo, il ragazzino che aveva visto al reparto carni.
Aveva in mano un’automobilina con telecomando in una scatola colorata.
Non aveva etichetta.
Si sentì sollevato. Per un attimo. Chissà poi perché.
Ma il ragazzino gli stava sorridendo. Perché aveva capito cosa passasse per la testa di quel signore avendo seguito la traiettoria del suo sguardo.
«L’ho già strappata io…» disse consegnandogliela.
Arturo gliela prese di mano e questa volta non la strappò.
Se la rigirò anzi tra le mani.
Poi la lesse per la prima volta, con attenzione.
Turnazione no stop (24/24)
Pause non ammesse
Postazioni notturne condivise in sovraffollamento
Riposo su superfici non idonee
Ristoro razioni omologate riso
Contenere costi con riduzione qualità
Rilevamento condizioni igieniche: sospeso
Intervenire su acidità rivestimento plastica esterno
Riscontrata persistente corrosione dita
Diminuzione visus random
Produzione conforme agli standard richiesti.
“Ma che porcherie fanno?”, si chiese.
Si mise la mano su una guancia. Come faceva quando qualcosa lo metteva a disagio.
«Grazie» gli disse dopo un po’ ad alta voce.
Ma il bambino non c’era già più.
Si guardò allora attorno. Si accorse che le etichette sugli scaffali si erano moltiplicate.
Non avrebbe mai fatto in tempo a strapparle tutte.
Ma forse ora non lo voleva neppure più.
Si sentiva svuotato.
Come se avesse perso un punto di riferimento.
Si sedette su un pallet ingombro di prodotti da sistemare.
Attorno a lui le persone gli passavano accanto evitandolo. La merce nei carrelli. La nuova etichetta estesa in evidenza.
Gli sembrò che le persone parlottassero tra loro dandogli delle fuggevoli occhiate.
Forse parlavano di lui. Forse di quella novità. O semplicemente dei fatti loro.
Era un mormorio confuso, però.
Lui non lo ascoltava più.
Doveva parlare con suo figlio.
Si slacciò d’un tratto il grembiule e uscì.

Il paese di Polvento era in agitazione. Da settimane non si parlava d’altro che della traslazione delle reliquie di San Canio, patrono del paese. Le sue ossa sarebbero state spostate dal vecchio ossario del convento alla nuova Chiesa della Sacra Rocca, costruita in tempi record al posto della dismessa Manifattura tabacchi. Un evento storico, dicevano tutti. Il santo avrebbe finalmente avuto la sua degna dimora, nel cuore della città.
All’inizio, Nathan, uno scrittore affermato nel genere dei racconti d’atmosfera, utilizzava l’AI principalmente per le ricerche. Lo aiutava a garantire l’accuratezza delle ambientazioni delle sue storie e a ottenere informazioni approfondite su aspetti rilevanti che avrebbero potuto rendere la trama o i personaggi più credibili.
Sapeva di essere in ritardo, anche se non era certo che avesse qualcosa di importante da fare quella mattina.
Quando Giacomino scese dall’autobus, le porte non si erano ancora aperte del tutto.
Era sempre stato il senso del dovere ad appesantirgli le ali.
Erano passati quasi cinquant’anni dallo scoppio della bomba atomica. Le case erano spuntate dapprima timidamente e poi avevano conquistato gli spazi vuoti, il terreno sbancato e bruciato.