Come ti accendo la stufa

img_2546Nelle stagione fredda, a Poggiobrusco, accendo spesso le stufe. I primi tentativi, tempo fa, sono stati un po’ maldestri ma ora, a distanza di anni, con l’esperienza acquisita, ho maturato una tecnica ‘personale’ che vado ora a illustrare.

Innanzitutto occorre pulire bene la stufa, togliendo tutti i residui di cenere dal braciere (il punto interno della stufa dove verrà messa la legna da ardere) e dal cassetto di raccolta della cenere stessa (posizionata sotto il braciere). Per ottenere una buona combustione deve essere infatti garantito, innanzitutto, il passaggio dell’aria che, attraverso le aperture regolabili alla base della stufa (i cosiddetti registri), entrerà dal basso nella camera di combustione attraverso la griglia del braciere (che, a sua volta, servirà alla cenere, per cadere per gravitazione nel cassetto di raccolta). Un cassetto pieno di cenere e un braciere ingombro dello stesso materiale renderà più difficile l’accensione per la scarsa circolazione dell’aria.

Bisogna pulire anche il vetro della stufa (questo prima di accenderla, perché dopo, a stufa calda, non sarà più possibile farlo) sia nella parte interna che nella parte esterna. Poter ispezionare l’interno della camera di combustione è sempre utile e un vetro sporco non lo permetterà. Per dare una pulita basterà uno spray sgrassatore (ce ne sono di specifici sul mercato ma va bene anche un normale liquido per pulire i vetri delle finestre) e un comune foglio di carta assorbente da cucina per asciugare. La parte interna del vetro in particolare dovrà essere ben asciutta prima di accendere il fuoco in quanto lasciare tracce di liquido sul vetro finiranno per farlo appannare con il calore o, peggio, lo faranno ‘caramellare’ sul vetro.

img_2547img_2548Quindi occorre munirsi di ‘legnetti’ secchi (rametti con un diametro di qualche millimetro, del tipo di quelli nella fotografia, a sinistra) che non sono difficili da trovare in campagna (occorre raccoglierli per tempo in ceste e fatte asciugare in luogo fresco ma asciutto).

Sistemare i legnetti il più possibile, a capanna, sul braciere, uno contro l’altro, onde permettere un buon passaggio dell’aria dal basso verso l’alto (fotografia a destra).

Alla base del cumulo così formato sistemare dell’accendifuoco (tipo ‘diavolina’) posizionato all’interno di un foglio di carta assorbente da cucina e quindi sistemare il ‘pacchetto’ chiuso alla base del cumulo. Mettere anche dei fogli di carta appallottolati (possibilmente di giornale, evitando i fogli per fotocopie che sono trattati con sostanze chimiche che, bruciando, sporcheranno la canna fumaria) a destra e a sinistra della piramide.

Per completare un buon carico di stufa si possono poi aggiungere anche delle foglie secche (foto sotto) da aggiungere a pioggia nella camera di combustione purché siano ben asciutte (se non lo sono si potranno raccogliere in un contenitore da mettere vicino alla stufa per la volta successiva, vedi la foto sotto). Se sono umide o bagnate, bruciando, faranno molto fumo. Le foglie vanno aggiunte in poche manciate sempre per non soffocare il braciere.

img_2554Accendere quindi con un fiammifero (possibilmente a stelo lungo per facilitare l’operazione) iniziando dai fogli di carta da destra verso sinistra o viceversa e non dal centro (per non bruciarsi).

In questa fase è bene lasciare aperta tutta l’aria alla base della stufa (aprendo gli appositi bocchettoni alla base) in modo da ossigenare il più possibile la camera di combustione, aiutandosi possibilmente e in via momentanea con l’apertura di una finestra, la più vicina alla stufa, per facilitare l’ingresso dell’aria fresca nella stufa e la veicolazione del fumo nella canna fumaria per la sua espulsione attraverso il comignolo. Finché infatti la canna fumaria non si sarà riscaldata il fumo tenderà a scendere anziché a salire proprio perché è ancora freddo, fenomeno che può favorire la sua possibile fuoriuscita dai bocchettoni lasciati aperti per consentire l’aerazione.

Mi sento di sconsigliare l’accensione con combustibile liquido per il pericolo di un ritorno di fiamma (soprattutto se usato pericolosamente già sul fuoco vivo) e per l’odore non gradevole che lascia nell’ambiente dopo l’accensione.

Una volta che i ‘legnetti’ avranno preso (il fuoco deve aver interessato tutta legna messa nella camera di combustione tanto da essersi fatto ‘rumoroso’), chiudere i bocchettoni d’aria e aggiungere legna di pezzatura un po’ più grossa (anche un centimetro di diametro) e, successivamente, quella di maggior grossezza (vedi foto appena sotto) e infine quella di ordinaria alimentazione della stufa (–> Quale legna usare per la stufa). La porta del focolare (quella attraverso cui si inserisce la legna all’interno della stufa, per intenderci) per sicurezza deve essere aperta solo durante lo svolgimento di queste operazioni e unicamente per il tempo necessario all’alimentazione della stufa e quindi subito dopo richiusa.

La pezzatura standard del legno da ardere è di 30/35 cm di lunghezza e di 10/15 cm di diametro circa. Più il pezzo è piccolo più il fuoco diventerà vivo (con maggior diffusione di calore) e più l’alimentazione della stufa si renderà frequente; più invece il pezzo è grande più il fuoco diminuirà di intensità (con minor diffusione di calore) e l’alimentazione potrà essere diradata (sicché di giorno si può usare la legna di pezzatura media, mentre di notte si può sistemare un ceppo più grande a più lenta combustione).

Se si vuol sistemare un legno di una certa dimensione stare attenti a non urtare il deflettore di fumo eventualmente presente nella parte alta e interna della stufa che di solito è solo appoggiato a incastro per consentire, togliendolo, una pulizia completa. Il deflettore è una sorta di controcappa e impedisce che il fumo della combustione all’apertura della porta di alimentazione (la porta del focolare) fuoriesca dalla stufa stessa.

Da ultimo ricordo qui quanto ha scritto Fred Vargas nel suo libro Il morso della reclusa (ed. Einaudi, Stile Libero Big, 2018, pag. 382):

Quel che conta, di un fuoco, è la sua armonia. L’efficacia è una conseguenza.
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