
Da quando era andato in pensione aveva preso a frequentare la biblioteca della sua città con maggior frequenza. C’era una sezione speciale che lo interessava particolarmente, vale a dire quella dei best seller internazionali appena pubblicati. Le copie erano poche, ma lui si alzava presto la mattina ed era sempre uno dei primi ad entrare in quella sezione riuscendo sempre ad accaparrarsene una per tempo. E poiché non voleva portarsi il libro a casa dove non avrebbe avuto la tranquillità che sempre cercava, per avere il tempo di leggerlo in comodità, aveva trovato un posto dove nasconderlo. C’era una specie di mensola nel bagno della biblioteca formata da un mattone sporgente dove forse un tempo vi era appoggiata la trave portante del soffitto dell’ex convento. Era uno spazio fuori dalla portata degli addetti alle pulizie e i commessi erano sufficientemente svagati per badarci. E poi la gente non guardava mai in alto. Si ripeteva spesso. A parte lui. E così, non visto, riusciva a mettere al sicuro per qualche giorno il ‘suo’ libro.
E un giorno non credette ai suoi occhi quando vide sullo scaffale della sezione speciale l’ultimo libro di Kaspersen: un autentico mago del thriller svedese di cui si favoleggiava avesse in mente, dopo più di un decennio di silenzio, di scrivere un altro acclamato romanzo. E alla fine lo aveva fatto. Ne era davvero felice.
Cominciò a leggere avidamente. Lo scrittore aveva mantenuto intatto il suo stile avvincente che lo aveva reso famoso ed Herman era rapito da quelle pagine.
La lettura procedette per qualche giorno. Voleva centellinarla per godersela il più possibile. E siccome la biblioteca ne aveva acquistata solo una copia la nascose nel suo solito posto sicuro, nel bagno. Fino a quando, arrivato un mattino in biblioteca per leggersi l’ultimo capitolo (avrebbe finalmente saputo chi fosse l’assassino) trovò la mensola vuota. Prese anche uno sgabello per montarci sopra e sincerarsene meglio. Ma no, del libro non c’era proprio alcuna traccia a parte l’orma rimasta nella polvere.
‘E adesso?’ si chiese non riuscendo a capacitarsi di quanto successo.
Aspettò qualche giorno nella speranza che l’ignoto lettore lo rimettesse sullo scaffale dopo averlo letto, ma nulla.
Dopo due settimane, non ce la fece più. Doveva sapere come terminava il libro. Sicuramente il Maestro aveva trovato qualche colpo di scena inusuale che lo avrebbe estasiato. Come poteva perderselo? Non era concepibile. E allora Herman contravvenne alla sua regola base di non spendere mai soldi per comprare libri che avrebbe potuto leggersi gratis. E andò in libreria.
«Salve» disse guardandosi attorno. Non si ricordava neppure più da quando tempo non entrava in quella libreria d’antan.
«Vorrei acquistare ‘Il giorno in cui uccisi il mio migliore amico‘ di Gunnar Kaspersen» disse alla commessa. Si accorse che il solo pronunciare quel cognome lo riempiva di soddisfazione.
La donna rimase immobile a guardarlo senza dire una parola. Herman ebbe l’impressione che non avesse capito la domanda. ‘Che sia straniera?‘ pensò. ‘Oramai assumono chiunque...’
«Ce l’avrete, spero, in libreria… il libro» scandì bene le parole Herman sforzandosi di sembrare cortese.
«Veramente il lavoro che dice lei» fece la donna aggiustandosi gli occhiali sul naso e parlando con l’accento del posto «non è uscito. C’erano molti rumors nel settore dell’editoria su una possibile nuova pubblicazione. Ma pare che Kaspersen abbia rilasciato una delle sue rare interviste, in cui ha seccamente smentito una simile eventualità. Ha fatto sapere che non ha nessuna intenzione di abbandonare la sua nuova attività di pastore di renne. In Lapponia dove vive.»
Herman impallidì.
«Serve altro?»
