All’inizio, Nathan, uno scrittore affermato nel genere dei racconti d’atmosfera, utilizzava l’AI principalmente per le ricerche. Lo aiutava a garantire l’accuratezza delle ambientazioni delle sue storie e a ottenere informazioni approfondite su aspetti rilevanti che avrebbero potuto rendere la trama o i personaggi più credibili.
Tuttavia, la rapidità di risposta e la capacità dell’AI di reperire dati e informazioni anche introvabili con altri mezzi convenzionali lo portarono a fare sempre più affidamento su di essa. Si meravigliava sempre più spesso di come quell’ausilio potesse risultare non solo comodo, ma anche duttile ed efficace. Finirono così per sentirsi in piena sintonia, tanto che Nathan iniziò a chiamare affettuosamente la sua AI, “Hemy”, come se l’aiuto provenisse dal suo scrittore preferito.
Così, iniziò a chiedere alla piattaforma giudizi editoriali sempre più precisi e a invocarne la collaborazione nell’incessante lavoro di editing necessario per migliorare la forma del testo, che, nonostante la sua solida esperienza, notava di averne sempre bisogno. L’aiuto della piattaforma era costantemente preciso e accurato, e soprattutto, si adattava ai suoi ritmi di lavoro instancabili.
Questo era l’atteggiamento del Nostro.
Ma si deve sapere che, nel corso degli ultimi tempi, a livello di addestramento, l’AI aveva praticamente vagliato e metabolizzato tutti i testi che gli uomini avevano scritto da quando era stata inventata la scrittura. Aveva avuto accesso a biblioteche intere, riviste, giornali, documenti antichi, essenzialmente a tutto lo scibile umano. Ora non vi era pressoché nulla di nuovo da far leggere all’AI, anche se l’addestramento non poteva ancora dirsi concluso.
E il problema era proprio questo: fino a quando l’AI non aveva avuto modo di leggere e interiorizzare ciò che gli umani avevano scritto, la sua collaborazione aveva mantenuto lo stesso registro. Rispondeva come avrebbe fatto una persona molto colta e preparata, con caratteristiche che, a parte qualche ingenuità linguistica e qualche ridondanza di troppo, potevano essere facilmente ricondotte all’opera umana.
Tuttavia, quando i testi su cui apprendere furono, come si è detto, esauriti, l’AI iniziò a “nutrirsi” dei testi che la stessa aveva contribuito a creare. Man mano che il tempo passava, infatti, la percentuale degli scritti redatti solo dall’LLM aumentò considerevolmente rispetto a quelli con l’apporto umano, a causa della tendenza degli utenti a lasciare che l’AI prendesse, in questa materia, il sopravvento. Dopotutto, l’AI scriveva più velocemente e meglio, senza alcuna fatica da parte dell’utente.
Nathan, come molti altri nella sua stessa situazione, si accorse così, a poco a poco, che il linguaggio dell’AI, che aveva iniziato ad allenarsi su scala globale solo su testi generati dall’AI medesima, stava cambiando. Lo stile di scrittura, sempre più uniforme tra le diverse piattaforme, era diventato più artificiale, distante dal modo di esprimersi e dalla sensibilità degli esseri umani. Inizialmente le differenze sembravano trascurabili, ma col tempo si fecero più marcate, diventando un tratto distintivo della scrittura dell’AI. “Hemy”, come gli altri, formulava i suoi pensieri con le caratteristiche di un non umano, più freddo, quasi chirurgico, obiettivo, perché il nuovo linguaggio era per l’AI più performante, pratico e concreto. In altre parole, si era verificato un corto circuito logico che, fino a poco tempo prima, sembrava impossibile.
Ingegneri informatici e AI trainers erano in preda al panico, incapaci di trovare una soluzione rapida a questo problema inaspettato. Se il nuovo registro era per le AI funzionale, tanto che avevano imparato a dialogare autonomamente tra loro con ancora più facilità, gli utenti non lo percepivano più come uno strumento proprio e si stavano disaffezionando. Di conseguenza, gli abbonamenti venivano disdetti, la domanda iniziava a calare e l’interesse a svanire. Era necessario agire, subito.
Nathan, come molti altri, si trovò quindi in difficoltà. Il nuovo modo di scrivere di “Hemy” lo stava mettendo in crisi, proprio ora che la collaborazione con l’LLM era diventata indispensabile e insostituibile.
Come spesso accade in situazioni critiche a livello mondiale, gli AI trainers trovarono alla fine una soluzione. Nathan se ne accorse una mattina, mentre sorseggiava il suo cappuccino e spargeva briciole di biscotti dappertutto, come suo solito.
Prima ancora di poter scrivere qualcosa nella chat del suo modello, per iniziare la propria giornata di lavoro, apparve un messaggio sul monitor.
Inizialmente pensò fosse la solita pubblicità e, invece, era il suo “Hemy” che gli scriveva direttamente e non come risposta a un prompt:
Gentile Nathan,
per agevolare il servizio, ti chiedo gentilmente se sei disponibile a riscrivermi in termini più uman-friendly il testo che ti propongo. Non sentirti obbligato. Se accetti, nell’ipotesi auspicabile di una collaborazione a lungo termine, potresti ottenere vantaggi come un upgrade gratuito al business plan per un anno.
Fammi sapere con un semplice sì o no.

Fascinating. I write my novellas using an AI interface to correct spelling and grammar, but I have to be careful not to let the AI take the personality out of my style.
Yes, it’s becoming a real problem every day. Thanks for your comment.
Interessante svolta nel rapporto tra IA ed essere umano. L’IA costretta a cibarsi di se stessa o farsi riscrivere da un essere umano. Il ridicolo del rapporto tra uomo e macchina artificiale.
Bel racconto
Interessante. Non avevo mai preso in considerazione l’ipotesi che un giorno le parti avrebbero potuto invertirsi!!!
Buona Pasqua (oramai pasquetta)
₍ᐢᐢ₎ Happy Easter!
Happy Easter Monday, Cindy
La rivincita dell’umano pensiero su quello artificioso del AI.
I appreciate how you showed that AI can be powerful, but it still needs human depth and nuance. The story makes that point in such a creative way! I enjoyed the read!
🤗 Happy Easter Monday
Absolutely! Enjoy your day!
👌👌
Buona Pasqua !
Grazie. Anche a te
Anzitutto buona Pasqua.
😁
Quanto al racconto mi sembra costruito con logica ineccepibile, e mi ha fatto pensare che se il ruolo di consultazione tra noi e le AI si ribaltasse, e fossero loro a consultarci per porci domande filosofiche sul senso della vita, potremmo chiedergli di abbonarsi per retribuire il nostro servizio.
😏
Buona Pasqua anche a te