Assemblea straordinaria

«Prima di discutere dell’ordine del giorno ho una mozione da avanzare».
La saletta che ospitava l’assemblea condominiale, ricavata nel sotterraneo del palazzo dove il costruttore aveva nascosto i detriti come si fa con la polvere sotto il tappeto, era gremita.
E la saletta era stranamente affollata perché di solito era presente solo la vedova Erminia Cinelli del numero 10, che, non avendo la televisione, trovava l’assemblea divertente per passare una serata. C’erano anche i fratelli Pino e Gino Usmini che pensavano fosse un ottimo modo per aggiornare il gossip di condominio. Abitando all’ultimo piano, non sempre le informazioni in loro possesso erano di prima mano.
A parlare era Moses Mugisha del 5. Era in piedi con la mano alzata come a scuola.
«Dica…» sospirò il geom. Arturo Arcangeli, che malvolentieri aveva ereditato lo studio, abbandonato anni addietro, dal padre. Il genitore era stato infatti folgorato alla vista di una brasiliana, di binario incerto, e l’aveva seguita a Bahia.
«Il mio dirimpettaio, il qui presente Govoni…»
«Dott. Govoni, per lei… prego» precisò il dott. Govoni in una sedia d’angolo.
«Certo, il Dott. Govoni…» e lo pronunciò come fosse un’imitazione del suo interlocutore «ha comprato un nuovo zerbino per la sua porta con su scritto Welcome raffigurante una scimmietta».
«E quindi?» chiese il geom. Arcangeli.
«Come quindi? È oltremodo offensivo… è un chiaro riferimento alla mia persona, vale a dire al fatto che sono nero».
«Ma non è vero» si difese subito Govoni, pardon il dott. Govoni. «Cioè è vero che lei è nero. Eccome se lo è. Ma intanto sullo zerbino c’è scritto Welcome e non Go home e poi l’ha scelto la mia bambina cui piacciono tanto le scimmiette! Siamo andati allo zoo di recente. È forse un problema, questo?» e fece una smorfia che tutti accolsero con battutine e risolini trattenuti.
«Certo che c’è scritto Welcome» ribatté Mugisha tutto agitato «ma è seguito da un punto di domanda».
Seguì un vociare confuso che in quel luogo angusto, simile a un bunker della Normandia durante la Seconda Guerra, rimbombava in modo insopportabile.
La vedova Cinelli, dal suo canto, stava sorridendo di soddisfazione. La riunione prometteva bene e il maglione ai ferri, che stava facendo mentre ascoltava, veniva benissimo. I fratelli Usmini prendevano, invece, alacremente, appunti.
«Signori, vi prego, signori…» disse spazientito l’Amministratore «…abbiamo un nutrito ordine del giorno da discutere. Passerei quindi la parola…»
«Io vorrei piuttosto sapere come fa Mugisha a permettersi un alloggio simile in questo palazzo esclusivo in una zona residenziale…» obiettò l’Ispettore della Guardia di Finanza Edmondo Noccesi del 18 che, mentre parlava al cellulare, scriveva allo stesso tempo con l’iPad…
«La sua famiglia gestisce, in centro, un negozio di antiquariato da tre generazioni…» venne in soccorso il prof. Marlon Ottopassi, noto accademico sinistrorso.
«Cosa ne capiranno gli ugandesi del nostro antiquariato… questo me lo dovrebbero proprio spiegare» ribatté il finanziere, sempre senza alzare lo sguardo dal tablet.
Ci furono commenti contrastanti non si sa bene però di chi e contro chi.
Le mura di cemento continuavano a riverberare le voci e a impastarle come in una planetaria impazzita.
«Signori, vi prego, signori…» richiamò a gran voce l’Amministratore a disagio. «È un’assemblea straordinaria questa. Come sapete, l’ordine del giorno è piuttosto ricco, e non possiamo rimandare la decisione…»
«E visto che non abbiamo voglia di parlare dell’ordine del giorno» se ne uscì all’improvviso un uomo quasi alto due metri, di cui nessuno ricordava mai il nome .«Io che sono il Direttore di…» ma non si capì bene di cosa «vorrei affrontare l’argomento del montascale che la Sig.ra Acquaviva del 2 ha fatto improvvidamente installare senza avvisare nessuno».
«Ma non è all’ordine del giorno…» obiettò qualcuno nelle ultime file.
«Ebbene io non riesco a passare,» sbottò il Direttore gesticolando. «Tra la ringhiera e il binario del manufatto c’è troppo poco spazio e non è ammissibile».
«A essere troppo largo sarà piuttosto lei!» osservò la Sig.ra Ada Acquaviva toccata nel vivo. «Se mangiasse di meno, ci passerebbe. Del resto nessun altro si è lamentato nel condominio…»
«Ma come si permette?» tuonò l’uomo ora giganteggiando sugli altri.
«Signori, state calmi… torniamo all’ordine del giorno» richiamò il geom. Arcangeli guardando l’orologio. «Come vi ho fatto recapitare via mail, noi oggi…»
«E allora vogliamo parlare invece, una buona volta, dei turni per stendere i panni nel cortile?» chiese con voce tremolante la signora Immacolata Uggeri. «Quella del quinto piano, stende le lenzuola nella mia stessa ora! E me le macchia tutte».
L’amministratore appoggiò la testa alla scrivania ed ebbe un attimo di sconforto.
«Allora… quella del quinto piano sono io…» obiettò la signora Mara Mensola alzandosi ma arrivando allo schienale della sedia di fronte. «E ho anche un nome e cognome, come ben sa la signora Immacolata Uggeri. Ma mi dica, visto che ha voglia di fare un’inutile polemica, la tovaglia su cui ha vomitato mio figlio non dovevo lavarla?»
«Certo, se non desse a suo figlio per colazione gli avanzi del gatto…»
«Ma cosa dice? Pensi a lei, piuttosto» l’apostrofò la Mensola adirata, «che telefona al suo medico stando affacciata alla finestra del cortile a tutte le ore del giorno e della notte. Non ci importa nulla se non va di corpo o se ha problemi di sudorazione eccessiva ai piedi…»
«A noi sì» commentarono flebilmente i fratelli Usmini. che ora stavano registrando con il telefonino.
Scoppiò un’altra bagarre. Cominciarono a volare matite, cappelli e anche oggetti contundenti. Fu lanciata persino una dentiera che, dopo un volo di qualche decina di metri, centrò in pieno la fronte del geom. Arcangeli.
Poi, all’improvviso, i condomini, fattosi tardi, presero a sciamare uno dopo l’altro dalla sala continuando a litigare tra di loro. Mentre uscivano, i fratelli Usmini non smettevano, infervorati, di prendere appunti e scattare foto (gestivano anche un account instagram).
L’ultima ad andarsene fu la vedova Cinelli, contenta per com’era andata. Altroché streaming a pagamento. Pensò. E aveva finito pure il maglione.
Quando uscì dalla sala, da buona condomina ligia al regolamento, spense la luce e chiuse la porta.
Nel buio si sentì allora la voce lamentosa dell’Amministratore:
«Ma Signori… vi prego. Dovremmo discutere i temi all’ordine del giorno!!!»