Vita da piccione

Il ragazzo biondo con la faccia da bambino continuava a guardarsi attorno martoriando uno spallaccio dello zaino.
«Rilassati, sembri un’anima in pena» fece il ragazzo bruno seduto accanto a lui sulla panchina. Scimmiottava James Dean in ‘Gioventù bruciata’ anche se quel film non lo aveva mai visto; ma sembrava proprio lui, soprattutto quando, aggrottando la fronte, si accese la sigaretta. «È la prima volta che salti scuola?»
«No, no» rispose l’altro mentendo. «E che non mi sento bene, forse dovrei andarmene a casa.»
«Bravo fesso, così i tuoi se la danno subito.»
Il ragazzo con la faccia da bambino sapeva che l’amico aveva ragione. Si mise le mani in tasca, almeno lì, forse, sarebbero state ferme. Stettero a guardare l’andirivieni della gente attirata dal vicino mercato. Un vigile urbano passò loro accanto guardandoli fissi. Il tempo trascorreva lento, troppo lento per starsene seduti lì.
«Guarda quello lì» se ne uscì ad un certo punto il ragazzo biondo.
«E allora? È un barbone.»
«Certo che lo è. Però sta facendo a metà del suo panino con i piccioni. Non è un fesso?»
Il ragazzo che fumava accennò ad una smorfia, poi disse:
«Ma lo sai che sei strano forte?»
«Che ho detto? Quel barbone mangerà sì e no solo quel panino e lui lo divide con quegli uccelli, non so… mi sembra una cosa bella…»
«Quando fai così non ti sopporto» sbottò l’altro alzandosi.
«Ma dove vai?»
«Andiamo, sono stufo di star qui.»
I due ragazzi si allontanarono ciondolandolo. Il barbone invece era sempre lì e ad ogni morso al panino ne spezzava un po’ da tirare ai piccioni che formavano ormai una macchia confusa e indistinta sulle sue scarpe. Poi si guardò in giro furtivo e quindi, con un gesto rapido, né agguantò uno per il collo facendolo subito sparire in una borsa nera nascosta tra le gambe. Tutti i piccioni volarono all’unisono in uno spettacolare unico frullo. L’uomo riprese a mangiare il panino, con più calma, adagiandosi ben bene sullo schienale della panchina e socchiudendo gli occhi per il piacere.

Buona estate

A volte si smarrisce il giusto sentiero senza un perché; a volte invece lo si imbocca per caso e non si è in grado di riconoscerlo. Altre volte ancora lo si sceglie tra mille, ma si finisce per percorrerlo da soli. Lo zaino è comunque pronto. Deve essere pronto perché il sentiero reclama di essere percorso. C’è solo da rinnovare l’illusione che il cammino non si debba interrompere mai e poi si partirà.
Un’estate piena di sole e di pacate meraviglie a tutti gli sbriciolati di passaggio.
Ci rivediamo con i colori di settembre. Quando verranno.