A tutto spritz

due-amici-al-bar«Vorresti forse farmi credere che in questo momento ci stanno ascoltando attraverso il telefonino?»
«Sì, esatto.»
I due uomini erano seduti al tavolino del bar; osservavano lo “struscio” ipnotico del sabato pomeriggio.
«Cos’è, Paolo, la solita tua ‘tirata’ complottista sui poteri forti…»
«Ma no, che dici, Carlo?, loro non ascoltano per chissà quale motivo, ma solo per propinarti al momento opportuno della pubblicità dedicata… è una cosa risaputa, purtroppo.»
«A questa poi… però intanto anche tu hai davanti il tuo bel cellulare…»
«Sì, ma è spento, ora…»
La frase la pronunciò con una certa soddisfazione. Perché immaginava che l’amico sarebbe rimasto senza parole, così come in effetti avvenne.
Nel frattempo, arrivò al tavolo la cameriera, una ragazzina con un piercing al naso e quattro all’orecchio sinistro. In modo ostentato e impaziente si mise ferma con la penna che sfiorava la pagina del taccuino in attesa della comanda dei due, senza però guardarli in faccia.
«Ti consiglio di prendere uno spritz, Carlo, qui lo fanno ottimo…»
«Lo sai che non vado matto per lo spritz…»
«Questo merita davvero, non te ne pentirai.»
«Va bene…»
«Due…» fece Paolo alla ragazzina che con una smorfia si era già messa la penna e il taccuino nella tasca della salopette.
Entrambi guardarono la ragazza allontanarsi pensando che non aveva rivolto loro neppure una parola.
«Come stai, allora? È da tanto che non ci si vide» chiese dopo un po’ Paolo, rompendo il ghiaccio.
«Benissimo, sono sempre più innamorato…»
«È bello che dopo dieci anni di matrimonio tu dica ancora queste cose di tua moglie…»
Carlo si mise a ridere sonoramente.
«Mia moglie? Sì certo, mia moglie…come no… È che sono invece innamorato di una ragazza… è piuttosto giovane ma è fantastica. L’ho conosciuta un mese fa sul lavoro.»
Paolo guardò in faccia Carlo senza riuscire ad aggiungere nulla. Pensò che era rimasto il solito. Intanto, era tornata la cameriera appoggiando di malagrazia i due spritz sul tavolino. Lo scontrino buttato sulla tovaglia volteggiò per terra.
«Pensa, sto progettando di andare con lei a Parigi a Pasqua… cinque giorni…» continuò Carlo osservando il riflesso aranciato del liquido.
«A Parigi? Ma tu sei tutto matto. E come farai con Marta e le bambine…»
«Qualcosa mi inventerò… Ci sono i congressi per questo… in un posto magari un po’ lontano, e il gioco è fatto.»
Paolo si mise a bere in silenzio. Vide che la cameriera, qualche tavolino più in giù, si era messa a litigare con una persona anziana che sedeva da sola.

La moglie appena lo vide dalla finestra gli andò incontro in cortile.
«Ma quando pensavi di dirmelo, Carlo?»
«Co-cosa?» chiese lui sospettoso vedendola arrivare di corsa e non riuscendo a decifrare l’espressione del viso.
«Di Pasqua, del viaggio… quando pensavi di dirmelo?»
Carlo pensò subito che l’amico l’avesse tradito. Era parecchio che non vedeva Paolo, e quel pomeriggio l’aveva visto proprio strano, come cambiato.
«Ti-ti posso spiegare…» balbettò lui.
«Non c’è niente da spiegare, è meraviglioso! Finalmente ti sei deciso a portarmi a Parigi; ci ho sempre tenuto tanto!»
«A Parigi? Ma cosa dici?»
«Doveva essere una sorpresa, lo so, ma non ho resistito. Sul computer che mi hai prestato mi è arrivata tutta la pubblicità di alberghi stupendi di Parigi… romantici e di charme; un sogno! E dire che pensavo che non te ne importasse niente. Grazie Amore!»
Lui non riusciva a capacitarsi.
«Ah, senti, caro…» fece lei rientrando con lui, mano nella mano: «e da quando ci piacciono gli spritz?»