Elfo Capo Abner si trovava davanti alla grande porta istoriata della sala riunioni Elfi: aveva indetto una sessione straordinaria. Deglutì rumorosamente e si passò una mano sul vestito rosso sgualcito. Poi entrò.
«Ah, ah, ah!» esclamò con un vocione incerto, dando un’occhiata generale ai colleghi presenti. «Buon Natale a tutti!»
«Oh, oh, oh! Buon Natale anche a te…» risposero gli altri Elfi all’unisono, ma poi squadrandolo si ammutolirono.
«Ma… come ti sei conciato, Elfo Capo Abner?» domandò Elfo Jebedia, sbattendo le palpebre così forte che sembrava volersi alzare da terra.
«Perché? Si vede così tanto che non sono Babbo Natale?» replicò Abner, deluso.
«Appena appena…» ridacchiò Elfo Grog, cercando di trattenere le risate. «A parte che sei alto solo 45 centimetri, ma hai pure le orecchie a punta che fuoriescono dalla barba posticcia più larga del tuo mento e inoltre… beh, a dirla tutta, le tue scarpe elfiche si vedono da sotto il vestito rosso. Per non parlare del fatto che odori di biscotti allo zenzero e cannella di cui sei ghiotto.»
«E dire che ci ho messo tutto il pomeriggio per fare le prove…» sbottò Abner, togliendosi barba e berretto con un gesto teatrale.
«Piuttosto, dov’è finito Babbo Natale?» insistette Jebedia, puntando lo sguardo inquisitore sull’Elfo Capo. «È già un po’ che non lo vediamo.»
Abner sospirò. «È a letto. Con 104 linee di febbre.»
«Per tutte le palline di Natale!» esclamò Jebedia. «104 linee di febbre? E cos’è? Un forno per dolci?»
«Ah, giusto, scusa. Intendevo dire 104 linee Fahrenheit… circa 40 gradi Celsius. Mi dimentico sempre che non siamo a Disneyland…» Gli altri Elfi si guardarono l’un l’altro in modo interrogativo. Jebedia poi incalzò:
«Le renne non si muoveranno mai se non vedono Babbo Natale a bordo della slitta.»
«È vero, ed è per questo che avevo pensato al travestimento…» fece sconsolato Abner. «È un grosso guaio, sapete? Oggi è pure la Vigilia di Natale ed è già quasi sera.»
«Nessun problema, ragazzi!» intervenne Elfo Grog con il solito entusiasmo contagioso. «Ci penso io! Seguitemi!» E sparì rapido nel corridoio della Casa con il suo passo saltellante.
Gli altri Elfi si guardarono perplessi pensando all’ultima volta che, con la sua trovata, era riuscito a dar fuoco alla slitta. Poi cedettero e lo seguirono, curiosi.
Grog si diresse dritto dritto al mobiletto del Pronto Soccorso per Babbi Natali e cominciò a frugare tra cerotti a forma di stelle, siringhe per endovenose di cioccolata e pozioni luminose. Finalmente estrasse una boccetta dorata. «Trovata!» esclamò trionfante.
«E quello cos’è?» chiese Jebedia, diffidente.
«È lo Sciroppo Aggiustababbi. Una sola dose di questo magico intruglio e Lui tornerà in forma meglio di prima!» rispose Grog, brandendo la boccetta come un trofeo.
Gli Elfi si precipitarono entusiasti nella stanza del Babbo. La febbre era così alta che il suo letto di marzapane stava iniziando a fondersi. Babbo stava vaneggiando e dava istruzioni alle renne in aramaico antico.
«Forza, bando agli indugi, e diamogli lo sciroppo!» comandò Abner.
In un batter d’occhio, un Elfo salì sulle coperte, un altro afferrò un bicchiere d’acqua e un terzo gli aprì la bocca. Con precisione chirurgica, rovesciarono il liquido dorato nella gola del Babbo. Si udì un gorgoglio profondo, simile a uno scarico intasato di lavandino che si stesse liberando. Gli Elfi si misero in attesa. Dopo qualche minuto, Babbo Natale cominciò a sudare copiosamente e un fumo denso prese a uscirgli dalle orecchie. Infine, la sua pelle assunse un bel colore verde prato di montagna.
«Ehm, per tutti i sacchi di regalo vuoti: Lui non dovrebbe essere di quel colore, vero?» chiese Jebedia, preoccupato.
«Nooooo…» risposero tutti in coro, fissando Babbo Natale con occhi sgranati.
«Forse abbiamo sbagliato intruglio» fece un Elfo nel mucchio di Elfi che si accalcavano al letto del Babbo..
«Ah, ah, ah!» fece Grog, noncurante dell’ennesimo insuccesso.
«Oh, oh, oh!» risposero gli altri Elfi.
«Basta fargli prendere un po’ dell’aria fresca della sera!» insistette Grog con incrollabile ottimismo.
Abner pensò a come avrebbe potuto legare e imbavagliare Grog senza dare troppo nell’occhio. Ma non fece in tempo perché quello aggiunse: «Magari ricorrendo anche a un goccio di rosolio…» e saltellò su se stesso per la contentezza di aver avuto una simile idea.
«Un goccio di rosolio, sì, un goccio di rosolio!» gridarono gli Elfi a cappella. «Anche per noi! Anche per noi!»
E così tutti insieme prelevarono di peso il Babbo e lo sistemarono sulla slitta confidando nelle virtù magiche di quel mezzo di trasporto. Ma mentre gli facevano trangugiare tutto il rosolio a disposizione da una capiente damigiana, con tanto di tubo e imbuto, bevendone a loro volta, Babbo Natale, verde e traballante come un turacciolo in alto mare, si tirò su. E iniziò inaspettatamente a cantare a squarciagola canzoni natalizie licenziose con voce da baritono. A causa di tutto quel fracasso, le renne si svegliarono di soprassalto e, vedendo il Babbo sulla slitta, credettero fosse finalmente giunta l’ora di partire e si misero in posizione. Di lì a poco, pur rammaricandosi di non essere anche loro verdi come il Babbo, con un poderoso scatto, si lanciarono a razzo nel cielo stellato.
Babbo Natale, per il contraccolpo della brusca partenza, non essendosi tenuto alla slitta, fece un triplo salto carpiato all’indietro atterrando su un cumulo di neve alta due metri dove lasciò una perfetta impronta a X. Gli Elfi si sporsero dall’orlo della buca per vedere come stava; non riuscirono a vederlo ma udirono un rassicurante russamento da orso polare in letargo provenire dal profondo dell’orma.
La slitta, intanto, sfrecciava contro la luna a velocità sorprendente, diventando ben presto un puntino lontano.
«Mi sa che questo Natale ce la siamo giocata così» biascicò Abner grattandosi la testa e finendo la damigiana di rosolio. «Pizzettina e cinemino?»
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La sostituzione dell’ultimo minuto
La notizia si sparse rapidamente tra le numerose stanze del Palazzo:
«Babbo Natale sta male! Babbo Natale sta male!»
Subito tutti gli abitanti accorsero preoccupati al capezzale del Venerabile dove si formò un nutrito capannello di persone: aiutanti Folletti, la Befana, le Colombe della Pace e San Silvestro che gli voleva impartire l’estrema unzione.
«Per cortesia, padre…» esortò severo il Venerando toccando per scaramanzia le Palle di Natale «sono solo indisposto, non sto morendo.»
«Non si sa mai, figliolo, è meglio essere pronti» rispose pronto il Santo.
«Che cos’hai?» gli chiese uno dei Re Magi agitando l’incenso (non mi ricordo mai qual è).
«Non lo so, mi devo esser preso l’influenza. Ho bisogno che qualcuno mi sostituisca per la notte di Natale, non ce la faccio neppure a stare in piedi.»
«Ci andrei io Babbo» esordì volenterosa la Befana «ma l’altro giorno una tua renna mi ha morso, non le devo essere simpatica.»
«Non è per questo cara, è che vedendoti si è presa paura» gli fece il Vetusto implacabile.
«Ci posso andare io, Signurì…»
«E tu chi sei?»
«Sono una maschera di Carnevale, Pulcinella per l’esattezza, Eccellenza.»
«Se ti presto la slitta, mi lascerai avanzi di pizza ovunque?»
«Quando mai Eccellenza, eppoi ho già cenato. Inoltre tengo filling con le renne. Vi assicuro che a loro piacciono assai le canzoni napoletane che io modestamente canto benissimo. Garantisco.»
«No, non puoi usare le renne stanno male anche loro…»
«Ma cosa sarà mai un po’ di sturbo, Eccellenza. Una canzoncina e passa tutto.»
«Non ti consiglio di volare con otto renne che soffrono di diarrea.»
«Capisco. Posso però farmi prestare dall’Angelo gli agnelli pasquali.»
«La mia slitta guidata da Pulcinella e trainata da agnelli?»
«Saranno ‘na bellezza, Signurì» fece sorridendo la maschera.
«Perché no?» sospirò il Babbo. «Dopo tutto non mi vede mai nessuno quando consegno i regali.» Quindi, chiudendo gli occhi come per concentrarsi, si calcò ben bene dentro alle coperte e disse: «Allora, mi raccomando: indossa il vestito rosso… lo trovi lavato e stirato nella valigia ai piedi del letto; le chiavi della slitta sono sul comodino; togli il bloccasterzo alla slitta. Falla scaldare prima di partire, la lista dei bambini cui consegnare i doni l’ho messa nella cassetta sotto la pediera e…»
«Babbo… Babbo…» gli disse la Zucca Parlante di Halloween.
«Che c’è?»
«Pulcinella se n’è già andato…»
