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Posts Tagged ‘sette nani’

Quando la bambina nacque lui era davvero felice. Non solo perché non assomigliava a lui e agli altri figli, ma anche perché era una deliziosa femminuccia e dopo tanti maschi ne aveva tanto desiderato una.
Occhibelli’, gli venne subito da dire appena la vide.
«Sono tutti belli gli occhi dei neonati, caro» gli disse Alheit, la moglie sfinita dal parto mentre si coccolava la piccola.
«Sei preoccupata, tesoro?» le chiese lui accarezzandola.
«Sì, un po’… mi domandavo se i fratelli la accetteranno… lei che è… che è…»
«Che è “normale”? È questo che vuoi dire?» Lei non rispose.
Lui infatti era un nano Mojûk dei Boschi Bigi, forte e possente come un ceppo di quercia secolare, mentre lei era una bellissima ragazza bionda, minuta, dagli occhi azzurri e alta come un capriolo adulto. Si erano piaciuti subito, nonostante le differenze fisiche, e avevano deciso di mettere su una numerosa famiglia. Tutti i figli avevano preso da lui, tranne Occhibelli che prometteva di diventare una copia ancor più deliziosa della madre.
«Quando torneremo ai Boschi… glielo spiegheremo. Del resto hanno sempre te sotto gli occhi…» fece lui provando a sorridere.
«Vedremo» rispose Alheit con l’aria triste.
Rimasero ancora qualche giorno nella Baita Esterna dove avevano preferito rifugiarsi dagli occhi indiscreti dei figli durante il lungo travaglio. Ma più il tempo passava, più Mojûk si chiedeva perché mai dopo, tanti figli maschi nani, era nata una figlia femmina e per giunta “normale”. E ciò che meno lo persuadeva erano i lineamenti della bambina. Per quanto la moglie fosse di bell’aspetto, era pur sempre una popolana; e allora da chi Occhibelli aveva preso quel profilo nobile, la fronte spaziosa, gli zigomi alti?
Così, quando un mese dopo, partirono per tornare ai Boschi Bigi, lui volle passare dal Lago Profondo. Avrebbero allungato un po’ il percorso, ma lui disse che ne valeva la pena in quanto ci teneva a bagnare il capo della piccola in quelle acque sacre e incontaminate.
Così arrivarono al Lago e giunti alla riva, mentre la madre si specchiava con la neonata, lui gettò un sasso nell’acqua. Era uno dei tre sassi che gli aveva dato il padre poco prima di morire. Sassi dai poteri ancestrali, aveva ammonito, che, gettati nelle acque di quel Lago, gli avrebbero fatto conoscere la Verità.
Del resto il primo sasso Mojûk lo aveva utilizzato tanti anni prima per sapere se i Boschi Bigi, dove si sarebbe ritirato con la moglie appena sposata, avrebbero dato loro da vivere; e la risposta fu sì che la famiglia sarebbe stata numerosa e avrebbe trovato, così come fu, addirittura una miniera abbandonata da cui trarre sostentamento.
Un secondo sasso lo aveva gettato due anni avanti per sapere invece se sarebbe sopravvissuto alle profonde ferite infertegli da un cinghiale; e il Lago rispose che sì, non sarebbe morto per quelle, ma anni dopo, perché pazzo di dolore.
E ora era il momento di sapere nuovamente la verità, l’ultima si disse, e cioè se Occhibelli era davvero figlia sua.
Il sasso affondò quasi senza increspare l’acqua. E quando la superficie si ricompose vide che il volto della bimba, mutato all’improvviso e per un attimo, non era il suo; era quello di un uomo bellissimo dai lineamenti principeschi. Un altro uomo, insomma. Si accorse della trasformazione anche la moglie che, dopo aver incrociato lo sguardo perduto del marito, gridando, si mise a correre con la bambina in braccio.
Mojûk avrebbe voluto inseguirla per farsi spiegare perché lo avesse tradito ma non riusciva a muoversi. I suoi piedi parevano penetrati per chilometri nella terra come radici inestricabili. Quando riuscì finalmente a camminare la moglie era già sparita. Era infatti riuscita a raggiungere Monte Tausendadler su cui si inerpicò per giorni alla ricerca di un rifugio sicuro. Poi una mattina finalmente trovò un antro. Era sufficientemente lontano da sentirsi al sicuro. Da lassù poteva scorgere persino i Boschi Bigi, dove forse non avrebbe avuto mai più il coraggio di tornare. Si addormentò spossata, con la figlia tra le braccia che riposava serena.
Durante la notte si svegliò all’improvviso per un rumore. Possibile che il marito l’avesse già trovata? E invece era un’aquila; fece appena in tempo a vederla portar via la figlia senza riuscire a fermarla.

Mojûk, come gli aveva predetto il Lago sacro, impazzì di dolore per aver perso la moglie e la gioia di vivere. Avrebbe voluto spiegare ad Alheit che avrebbe voluto bene anche alla bambina purché lei non lo lasciasse. Ma Alheit non lo seppe mai perché trascorse tutta la vita a cercare vanamente la piccola di nido d’aquila in nido d’aquila in un territorio impervio di venti leghe quadrate.
Non trovò più la bambina in quanto l’aquila in realtà l’aveva subito trasportata al Castello di Heltz posandola tra le braccia della Baronessa Pallida che tanto avrebbe desiderato la figlia che la Vita le aveva sempre negato.
Così la neonata, dalla carnagione candida come la neve, crebbe tra gli agi e gli sfarzi di corte, ben voluta anche dal Barone Johann Von Hochnaussen che in cuor suo voleva farsi perdonare di aver messo incinta quella popolana incontrata durante una battuta di caccia e sparita in circostanze misteriose.

Molti anni dopo, Occhibelli, diventata una donna meravigliosa, per sfuggire a un cacciatore che aveva avuto l’incarico dalla matrigna di ucciderla perché troppo bella, si rifugiò nella casa abitata da coloro che non avrebbe mai saputo essere i suoi sette fratellastri.

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