Il giardiniere

Cezanne-il giardiniereLe due donne si avvicinarono con circospezione al cancello. Quella più robusta aveva un pacco di volantini in mano, mentre l’altra, che sfoggiava sopra a un tailleur rosa una pettinatura fresca di parrucchiere, aveva le mani nervose e allacciate ai fianchi come se avesse dovuto principiare un comizio. Il cancello interrompeva la strada di accesso a una villa imponente, corteggiata da un giardino curato e pieno di colori, con tanto di piscina che mandava bagliori intermittenti come se nascondesse sul fondo pagliuzze d’oro.
Da un lato, un uomo di una certa età, con un cappellaccio di paglia bucato sulla tesa e la camicia strappata all’attaccatura della manica, stava raccogliendo con il rastrello gli aghi di pino; quel fruscio cadenzato nella quiete appisolata della campagna sembrava un suono naturale come il verso del cuculo tra le fronde dei cedri.
La donna in tailleur soppesò l’uomo e poi disse:
«Ehi capo…»
Quello continuò per qualche attimo ancora a rastrellare l’erba e poi, come se la voce avesse fatto fatica ad arrivare sin lì, alzò lo sguardo mettendo a fuoco le figure ferme all’entrata.
«Dice a me?»
«Sì, senta, un’informazione, per cortesia…»
«Volentieri, se posso…» fece avvicinandosi lentamente con il rastrello in bilico in una mano.
«Sa mica quando li possiamo trovare?» chiese con voce bassa facendo un cenno con il capo in direzione della villa.
Lui cavò dalla salopette un fazzoletto largo a quadrettoni con cui si deterse il sudore. Fece il gesto di tirarsi su con i gomiti i pantaloni che, per un attimo, mostrarono alla vita uno spago intrecciato:
«Mi dispiace, ma a me non dicono mai nulla. Non abitano qui a Poggiobrusco, ma ad Alvona. Sa come fanno questi ricconi… Stanno due o tre settimane senza venire e poi compaiono all’improvviso, magari alla testa di una comitiva cianciante di una decina di persone. Si stravaccano qua e là in giardino, bevono, mangiano, si mettono a fare il bagno in piscina e mi conciano il prato che è uno schifo… e poi devo pulire io, rimettendo ogni cosa al proprio posto. E dire che sono solo e nemmeno più tanto giovane…» fece scuotendo la testa.
Le due donne si guardarono l’un l’altra scambiandosi un segno d’intesa.
«Va bene, grazie» dissero all’unisono staccando le mani dal cancello.
«Mi spiace» fece ancora l’uomo alle loro spalle mentre le vedeva inerpicarsi per la salita verso la casa del fabbro.
«Sa per caso quando possiamo trovare i suoi vicini?» insistette una delle donne parlando al fabbro dopo essersi assicurate da lui una cospicua offerta per una delle tante associazioni locali. «Siamo venute già diverse volte, ma non troviamo mai nessuno. Solo oggi c’era il giardiniere…»
«Giardiniere?» fece il fabbro meravigliandosi.
«Sì, un signore con la barba, che stava pulendo il prato…»
«Ma quello è Torquato, il proprietario della villa. Non hanno un giardiniere! Fa tutto lui, per hobby.»