Non è solo un tramonto

L’uomo leggeva il giornale stando da un lato della panchina. La sua postura era scomoda, nervosa come testimoniavano le sue fugaci occhiate al negozio di paralumi dove una donna, ingolfata in una maestosa pelliccia di visone, stava scegliendo una lampada. L’uomo guardava l’orologio, poi l’articolo di giornale quindi il negozio, poi faceva il cammino inverso in una sorta di tic irrefrenabile e ossessivo.
«Che bel tramonto, vero?» gli chiese una persona anziana, seduta sull’altro lato della panchina, che non aveva neppure notato.
«Come dice, scusi?»
«Che bel tramonto, vero?»
«Sì, bellissimo» fece l’uomo senza neppure alzare lo sguardo.
«Sembra incredibile come possano esistere tante tonalità di rosso, di giallo, di viola tutte assieme» proseguì il vecchio. «Dall’arancione al rosso cupo, fino a diventare un vermiglio sfilacciato di lilla. E poi, laggiù ad ovest, il blu che sopravanza, in silenzio. Come se la notte stesse aspettando il momento giusto per sorprendere alle spalle il sole e stendere il suo telo scuro a dir basta anche a questa giornata».
L’uomo levò gli occhi dal giornale. La voce del vecchio era calda, suadente, sembrava parlare tra sé, ma invece parlava proprio con lui. Diede un’occhiata al cielo. Si stava effettivamente preparando davanti a lui un corredo di luci e di colori come non si ricordava di aver visto mai. Era stupendo. Come aveva fatto a non vederlo?
«Ma più la sera avanza e più la luce sembra voler sopravvivere» continuava l’anziano giocherellando con il suo bastone tra le dita «i raggi si fanno più obliqui e per questo più ribelli. Lottano come possono con le stelle che puntualmente affiorano dal buio una dopo l’altra, svegliando anche quelle più pigre e più lontane. E il nero profondo della notte, alla fine, avrà la meglio e coprirà ogni cosa.»
L’uomo dimentico del suo giornale e della moglie, che ancora chiacchierava tra lampadari e abat-jour, si stava perdendo in quello spettacolo potente e devastante. Si ricordò di quando era bambino e si fermava lungo la strada di casa a godersi il tramonto sulla sua adolescenza.
«Ma come fa a vedere tutte queste cose, che io invece riesco a cogliere a stento?» chiese ad un certo punto l’uomo colmo di meraviglia.
Il vecchio sorrise, poi disse: «È solo la mia immaginazione. Io sono cieco».