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Distorsioni

«Sei pronta? Dobbiamo andare. Il treno non aspetta!» disse lui prendendo dal piattino sul comò le chiavi e l’orologio.
«Sì, un attimo solo, caro: mi taglio le unghie dei piedi e sono pronta.»
«Le unghie dei piedi? Adesso?» chiese lui indispettito e controllando l’ora.
«Faccio in un attimo…»
«Non te le sei tagliate ieri, scusa? E poi non ci potevi pensare prima?»
«Sì sì caro, me le sono tagliate ieri… ma se nel frattempo fossero cresciute?»
«Stai scherzando? Andiamo che è tardi» fece lui risolutivo prendendola delicatamente per il braccio.

«Hai visto, caro?»
«Cosa?» chiese lui compulsando il telefonino.
«Il controllore… ha guardato prima il biglietto e poi le mie scarpe…»
«È una donna. Ha notato che sono belle, che c’è di male? Dovresti essere contenta…»
«Ma no! Non guardava le scarpe… o meglio sì, le guardava, ma si è accorta piuttosto delle mie unghie lunghe.»
«Maria, cosa dici, attraverso le scarpe? E poi le unghie abbiamo stabilito che sono corte, no? Che ti prende?»
«E se andassi alla toilette, per controllare meglio, solo per un attimo?»
«Non ti muovere di lì, Maria… piantala per favore: non possono essere cresciute nell’ultima ora…»
«Cosa mi costa dare un’occhiata? Caro…»
«E poi è pericoloso in treno, stiamo andando a 300 km/h: una vibrazione e ti infilzi con le forbici…»
«Dici?»
«Dico.»

«Mentre stavamo scendendo il controllore mi ha dato un’occhiata strana… prima a me e poi alle…»
«Sei proprio fissata, allora… smettila, ti ho detto!»
Lei sospirò, individuò dov’era l’uscita della stazione. Si sentì d’un tratto tutti gli anni che aveva.
«Ecco lo sapevo…» disse muovendosi.
«Cosa c’è ancora?» domandò lui controllando se la borsa che teneva per la maniglia era al suo posto.
«Cammino male…»
«Non sarà per via delle unghie lunghe dei piedi?»
«Ecco vedi, te ne sei accorto persino tu!»
«Ti sto solo prendendo in giro…»
«Sarà… ma se ora andassimo nella toilette di un bar… mi sono portata le forbicette da viaggio…»
«La giornata è lunga Maria, pensi di fare così fino a quando non torniamo domani sera?»
«Sì hai ragione… dopo tutto non possono essere così lunghe…»
«Non lo sono affatto, questa è la verità…»
«E se te le facessi vedere?»
«Non ho nessuna intenzione di vedere i tuoi piedi Maria in questo istante, proprio adesso poi che devo incontrare il Presidente… anzi devo proprio andare; ci vediamo al nostro solito bar, quando ho finito: ti chiamo sul cellulare fra un’ora o poco più…»

«Allora come stai?»
«Ci ho riflettuto bene su quello che mi hai detto oggi, caro…»
«E cioè?»
«Sul fatto che le unghie dei piedi non possono essermi cresciute così velocemente…»
«Meno male, cominciavo a impensierirmi…»
«Sì, ho esagerato; probabilmente sono solo un po’ insicura di me; lo sai… da quando…»
«Certo lo so, cara, non preoccuparti» fece lui osservandola con tenerezza. «Ora andiamo a prenderci un buon caffè; l’incontro è andato più che bene. Su, metti il cappello che prendi freddo in testa» le disse accarezzandola.
«Non posso…»
«…»
«Mi scivola via da un lato, ho già provato…»
«…»
«Non ti arrabbiare, caro, è da questa mattina… Mi si è rimpicciolita la testa…»

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