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Posts Tagged ‘Bretagna’

lungolagoLa traversata del lago non era a buon prezzo. L’alternativa però era percorrere tutta la costa dell’Angoussière che, come tutti sanno, porta via diverse ore, persino in macchina, con il rischio di rimanere imbottigliati, giù, a Pointe-du-Roi se il mercato del pesce si prolunga più del previsto. E io avevo una fretta del diavolo. Accidenti se l’avevo.
«Non la volevo comprare la tua maledetta barca, vecchio, ma solo noleggiarla…» dissi al casotto di accesso cacciando fuori a malincuore i miei soldi.
«Nel prezzo è compreso il parcheggio della macchina, signore…» rispose lui cercando di nascondere un sorriso un po’ storto.
«Quale parcheggio?» chiesi scorgendo tutt’attorno solo prati.
«Oppure può provare a caricare la macchina sulla barca e portarsela dall’altra parte…» rispose quello non trattenendosi più, questa volta, dal ridere.
Fermai la macchina di lato, senza aggiungere altro. Afferrai la borsa e mi incamminai per raggiungere l’imbarcadero poco distante. La barca era lì che mi aspettava. Era piccola, come temevo, e neppure in buono stato. A bordo c’era già una persona. Mi avvicinai, ancor più di malumore. Mi accorsi poi che era una suora.
«Buongiorno» le dissi salendo a bordo.
Lei mi rispose annuendo senza alzare la testa. Aveva l’ampio cappuccio che le copriva il capo che era chino verso il fondo dello scafo: tra le mani teneva un rosario in legno chiaro che stava sgranando. Decisi di non disturbarla. Scostai lentamente la barca dal molo dopo aver sciolto la gomena. Raccolsi i due remi dagli scalmi e mi misi a remare. Per fortuna ero allenato e ben presto presi la cadenza. Dopo appena una decina di minuti la costa era già distante mentre quella di arrivo era velata dalla foschia. Ogni tanto buttavo l’occhio verso la suora che sedeva a prua, di faccia; non sembrava minimamente interessata a quello che stavo facendo, né si curava di dove ci trovassimo: era solo concentrata sulle sue preghiere. Ogni volta che completava il rosario lo iniziava daccapo, con uno scatto rapido del polso. Sentivo il suo biascicare monotono, ripetitivo; parole soffiate ma solide che cadevano l’una dopo l’altra nell’acqua gelida del lago mentre il remo le impastava con i riflessi verde e azzurri del cielo. Il silenzio stava incartando ogni cosa impossessandosi della barca e delle nostre anime.
Preceduto dal suo cicaleccio discreto, uno svasso maggiore sbucò d’un tratto dalla bruma sfilacciata che aleggiava a tratti sull’acqua come il fumo di un falò spento; si avvicinò curioso, come per accertarsi di chi fossimo, poi planò verso l’acqua dove catturò un piccolo di cavedano che si dibatté per qualche istante nell’aria, senza speranza. Ora mi sentivo sereno, dopotutto; avevo persino smesso di pensare all’incontro del pomeriggio.
«Ecco è successo proprio qui!» se ne uscì all’improvviso la suora. Ebbi un sussulto. Non me lo aspettavo proprio che la donna, a quel punto della traversata, si mettesse a parlare.
«Cosa, è successo qui?» le chiesi dopo un po’. Ma lei non rispondeva.
Poi, mentre la barca continuava a procedere, lei alzò il braccio facendo sbucare dalla ampia manica della tonaca l’indice della mano. Mostrava un punto preciso accanto a lei.
«È questo il posto.» La sua voce vibrava intensa e me la sentivo direttamente nel cuore. Non so perché, ma smisi di remare.
Per un po’ la barca continuò ad andare avanti per inerzia, quindi si arrese al modo ondoso e ipnotico del lago.
«Il mio bambino… il mio bel bambino…» disse facendo fatica a respirare. «Ero rimasta incinta di Gérôme e non potevo tenerlo… sarebbe stato uno scandalo per il convento…»
La donna scoppiò a piangere. E io non sapevo che fare. Non sapevo se avvicinarmi a lei per consolarla oppure no. Non avevo avuto però l’impressione che lei me lo avrebbe permesso. Così rimasi immobile, trattenendo il respiro. Trascorsero altri interminabili attimi; dopodiché lei alzò la testa nella mia direzione e io la vidi bene: era giovane, bellissima, gli occhi chiari incorniciati da lineamenti dolci e regolari; le gote pallide rigate da lacrime disperate.
«Quando ho adagiato il mio piccolo sull’acqua» proseguì lei con la voce rotta dal pianto «lui mi sorrideva. L’ho posato come fosse in una culla e lui è sceso nell’acqua torbida lentamente, guardandomi negli occhi. Non ha smesso mai di fissarmi incredulo fino a quando è sparito inghiottito dal fondo del lago…»
A quelle parole inaspettate e cariche di angoscia protesi istintivamente la mano verso di lei che però non mi vide perché, pur non smettendo di piangere, aveva abbassato di nuovo il capo per riprendere a pregare.
Rimasi in silenzio per qualche minuto. Ma quando mi accorsi che si stava facendo tardi mi misi a dar di remi. Dopotutto non c’era nulla che potessi fare.
Giunto in prossimità dell’imbarcadero di Roche Gauloise girai la barca per poterla ormeggiare più comodamente. Mi aiutò un giovane che si trovava sul pontile; fermò la poppa con un piede per prendere la gomena per l’attracco e poi mi allungò una mano per farmi scendere più agevolmente.
«Non aiuti me, aiuti piuttosto la sorella, per favore…» gli dissi pensando già di dargli una buona mancia.
«Chi, signore? Lei è arrivato da solo…»

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