L’altalena

La donna aveva i capelli scarmigliati dal caldo. Li teneva raccolti in una crocchia improvvisata che non resisteva mai più di mezz’ora. Portava un vestito di cotone a fiori, un po’ dimesso, che si muoveva mollemente ad ogni suo gesto. Stava in piedi a lato del seggiolino dell’altalena, le mani strette alle catene, spingendo piano la bambina che rideva a ogni slancio.
«Ancora, nonna!»
La voce era cristallina, come l’acqua di un ruscello che scivola tra i sassi di montagna.
La donna sorrise di un sorriso stanco. Faceva caldo, il sole di luglio bruciava il selciato del giardino pubblico, le panchine annerite dal tempo emanavano odore di resina e ferro. Intorno i richiami degli altri bambini, il frusciare delle biciclette, lo stormire secco delle fronde che cercavano riparo nella brezza.
All’altalena accanto, libera fino a quel momento, arrivarono un bambino e il padre. L’uomo era alto, i capelli castani un po’ arruffati, la camicia chiara rimboccata sugli avambracci. Spingeva il figlio con delicatezza, parlandogli piano. Ogni tanto rideva, e la sua risata era giovane e piena. Il bambino non perdeva una sua parola stringendosi a lui.
La donna si morse il labbro. Quel profilo le aveva trafitto il petto come una scheggia: stessa età, stessa altezza, stesso sorriso. Pareva Tonio, suo figlio. Lo aveva perso da pochi mesi, un male veloce, implacabile. A volte si svegliava la notte convinta di sentire ancora i suoi passi nel corridoio. In quel momento, però, la presenza di quell’uomo vicino a lei era più che un ricordo: pareva piuttosto un richiamo, una beffa del destino. Non riusciva a smettere di guardarlo. Avrebbe voluto distogliere gli occhi, ma tornavano sempre lì, al suo modo di chinarsi sul bambino, alla naturalezza con cui gli sistemava la maglietta sulle spalle, al modo di piegare la testa quando parlava. Si sentì invidiosa della madre di quell’uomo. Lei poteva vantare ancora un figlio. Lei, invece, non più.
Il padre, dopo qualche minuto, si chinò verso il figlio:
«France, vado a prendere il passeggino, e torno subito.» Il figlio ora lo ascoltava appena, preso dalla corsa dell’altalena. L’uomo si allontanò verso una panchina poco distante, dove aveva lasciato le sue cose quando il bambino aveva fatto la merenda.
La nonna abbassò lo sguardo. Le era tornata in mente un’estate lontana, quando Tonio aveva l’età della nipotina. Anche lui rideva forte, chiedendo di essere spinto sempre “più in alto, più in alto”. Lei allora era giovane, i capelli neri, la pelle liscia; suo marito le era ancora accanto, il mondo sembrava ricco di promesse. Fu un’immagine rapida e dolorosa che la fece stringere le mani sulle catene, come per restare aggrappata a quel ricordo.
Passarono alcuni minuti. Il dondolio della nipote continuava regolare, ma all’altra altalena il bambino si stava quasi fermando, sospinto dalla forza già impressa dal padre. La donna alzò gli occhi. Si aspettava di vedere l’uomo tornare con il passeggino. Invece non c’era. La panchina era vuota. Né passeggino, né borsa, né uomo.
La nonna rimase perplessa. Forse il padre aveva preso un sentiero laterale, forse si era distratto a parlare con qualcuno. Attese. Il sole le picchiava in testa, il respiro della nipote le arrivava leggero alle orecchie. France, intanto, aveva smesso pressoché del tutto di dondolare e guardava verso il punto dove il padre era scomparso. Non chiamava, non piangeva. Restava seduto, con le mani sulle catene, lo sguardo smarrito.
La donna avvertì un brivido. Non sapeva se fosse paura, malinconia o un pensiero più cupo che non osava formulare. Avrebbe voluto avvicinarsi al bambino, chiedergli se stesse bene, se sapesse dove fosse andato il padre. Ma rimase ferma, al suo posto, come se una forza invisibile la trattenesse. Nel suo involucro di passività.
Il giardino intorno si era intanto calato nel silenzio. Le voci dei bambini, le ruote delle biciclette, persino il vento fra le fronde: tutto pareva ovattato, lontano. Solo l’altalena della nipotina, andava avanti e indietro, avanti e indietro, sforzandosi di dare ritmo al tempo rimasto sospeso.
France ora era immobile, lo sguardo spento. Come se avesse capito.
E del padre nessuna traccia.