C’è un uomo sul tetto

«Cosa sono questi rumori?»
«Oh niente» disse ‘Gi facendomi accomodare in cucina «c’è un uomo sul tetto.»
«Stai facendo dei lavori?»
«Macché, è proprio un uomo che vive sul tetto.»
Presi posto sulla sedia che il mio amico aveva scostato dal tavolo. Poi lui aprì il frigo e mi chiese con la sua solita cordiale ospitalità:
«Un goccio di pinot come aperitivo?»
«Perché no?»
Stetti ad osservarlo mentre versava quel liquido profumato. Considerai che era proprio speciale quel suo modo di fare che sapeva rendere importanti le cose più banali.
«Allora che ci fa un uomo sul tuo tetto, con questa pioggia, per giunta?»
«È una nuova mania che ci hanno attaccato quegli stralunati di Collefili. Si è sparsa la voce che avere un extracomunitario sul tetto porti fortuna. Gli indiani più dei senegalesi e i capoverdiani ancor più dei rumeni.»
«Ma stai scherzando vero?»
«Purtroppo no. Si costruiscono sul colmo rifugi di fortuna con frasche e lamiere; le addossano alla bell’e meglio ad un comignolo, giusto perché non vengano giù. Insomma, fanno un po’ come le cicogne e vivono in questo modo. C’è chi sostiene che, grazie al prezioso inquilino, ha vinto al superenalotto oppure è guarito da una qualche malattia. La gente ne va matta e fa a gara per averne uno per poi accudirlo passando sia da mangiare che da bere in cambio di un po’ di buona sorte.»
«E a te cosa ha portato di buono il tuo uomo sul tetto?»
«Niente. Mi ha solo rubato l’insalata e i pomodori nella serra. Ma questo è il meno. Ieri ha cominciato a picchiare come un forsennato sulle tegole. Mi ha urlato di abbassare il volume del televisore perché non riusciva a dormire.»