Patatine fritte

Browser era stravaccato sulla mia poltrona preferita. Stava continuando nell’opera lenta e instancabile di stravolgimento dell’originaria forma di bergere, grazie al suo peso ragguardevole. Gli avevo messo in mano una lattina di coca-cola che compro solo per l’eventualità che mi venga a trovare. Nell’altra mano aveva un cartoccio di patatine fritte che, prima di salire a Poggiobrusco, si era comprato da MacDonald’s.
«Cuccicucci cuccicù…» cantilenò, ad un certo punto, porgendo l’avambraccio flaccido in direzione della base del tavolo e sventolando, allo stesso istante, una patatina fritta gommosa e bisunta. «Certo che il tuo gatto fa proprio il difficile!» sentenziò aggrottando le ciglia cespugliose e gettandosi in bocca, al volo, la patatina inerme. «Si vede che è abituato al filettino bourguignonne, povero cocco» Queste ultime parole le pronunciò mostrandomi bene come può ridursi il cibo dopo pochi morsi ben assestati.
Il mio amico era capitato in un momento critico della giornata. Avevo un mucchio di lavoro ancora da sbrigare. Il suo sarcasmo acido lo reggevo a fatica. Non avevo, poi, ancora capito se era venuto per chiedermi qualcosa o se stava invece solo cercando di passare altrimenti il pomeriggio. Glielo stavo per domandare quando, all’ennesimo suo ‘cuccicucci cuccicù’, gli feci:
«Ho notato che ultimamente, quando parli, strizzi gli occhi: come se tu avessi difficoltà a mettere a fuoco gli oggetti lontani. Forse dovresti portare gli occhiali.»
«Ci vedo benissimo, maccheddici?» mi rispose risentito, risucchiando alcune patatine direttamente dall’involucro di cartone. «Non sono mica vecchio come te.»
«E allora mi spieghi perché stai continuando a fare ‘cuccicucci cuccicù’ alla mia borsa sotto il tavolo? Il mio gatto ce l’hai alle spalle. E sta fissando da un po’ la tua nuca, con aria interrogativa.»