Al mattino, mentre era ancora sul treno per andare in ufficio, Manfred si ritagliava un po’ di tempo per leggere le mail, almeno quelle che considerava importanti. Tra le tante, quella mattina, una in particolare attirò la sua attenzione: l’oggetto era ‘Iscriviti al Registro Pittori d’avanguardia‘. L’aprì, più per curiosità che per necessità, visto che una delle sue passioni, anche se poco coltivate per ragioni di tempo, era proprio la pittura. La mail pubblicizzava l’iscrizione a un registro che prometteva di inviare informazioni dal mondo della pittura, garantire una maggiore visibilità nel settore per le proprie opere e offrire pubblicità dei contenuti biobibliografici dei pittori registrati. Era previsto anche l’invio di un numero unico di una rivista specializzata a settembre di ogni anno e corsi di training di approfondimento. Il tutto a ‘soli’ 150 euro annuali.
A Manfred sembrò una cifra esagerata. E poi, che tipo di visibilità poteva mai garantire un registro simile? «Le solite baggianate», pensò, provando un moto di fastidio. Si sentì infatti sfruttato, come se si approfittassero delle sue passioni per spillargli dei soldi. Così, invece di limitarsi a chiudere la mail, alla domanda se fosse interessato o meno alla proposta, cliccò sul ‘NO’.
Lesse le altre mail e, poco dopo, un allarme sonoro annunciò l’arrivo di un’altra e-mail. Proveniva ancora dal sito di ‘Pittori d’avanguardia‘; conteneva solo una domanda:
«Perché no?»
Irritato per quella pubblicità insistente, scrisse di impulso:
«Perché non ho soldi da buttare per queste scempiaggini».
Dopo pochi minuti, arrivò una terza mail. Questa volta, il tono era diverso:
«Eppure, essendoti intascato, appena una settimana fa 500,00 euro dalla cassa della Katholische Landwirtschaftsbank di Ostermannplatz, 2, Köln, ove lavori, i soldi non ti dovrebbero mancare».
Manfred si sentì venire meno.
«Cosa fai, mi ricatti?», chiese utilizzando ancora lo stesso mezzo.
Passarono alcuni attimi e il sito rispose:
«Trasferisciti su questa chat (e indicava quale): così parliamo più agevolmente».
Manfred, sudando freddo, si spostò sulla chat indicata.
«No, non ti sto affatto ricattando, Manfred Köfler di anni 54, bancario, abitante in Straßenlange Messer, 125, Leverkusen. Ci mancherebbe…» seguitò l’interlocutore. «Si tratta semplicemente di business. Mi stavo piuttosto chiedendo, dal momento che sei riuscito a prelevare già un cospicuo importo dalla cassa, se, tutto sommato, potresti rifarlo ancora, visto che non si sono accorti di nulla. Così avresti il danaro sufficiente per l’iscrizione che ti ho proposto.»
«Mi stai chiedendo una cosa illecita, io ti denuncio. Cosa credi?»
«In verità sono l’agente di intelligenza artificiale DarkSide della Moon Company e non ti servirebbe a nulla denunciarmi. Anche perché il mio server è sul satellite geostazionario D66738-K, che orbita a 30.000 km dalla Terra, per cui sono fuori da ogni giurisdizione.»
«E poi sistemerò tutto con il direttore», si affrettò a chiarire Manfred. «È stata una mia svista per una somma che ho ricevuto da un cliente in busta chiusa e che ho riposto inavvertitamente in un cassetto. Me la sono dimenticato lì dentro, ecco cosa è successo. Non mi sono intascato nulla. Poi l’ho ritrovata e giusto oggi la rimettevo in cassa prima della chiusura settimanale.»
«Sì, certo, anche se questo francamente non mi risulta, dal momento che hai prenotato ieri un viaggetto di pari importo. Però meglio così. Mi fa proprio piacere sentirtelo dire. Per sicurezza, tuttavia, manderò una segnalazione al tuo Direttore Wilhelm Reitman, con cui non vai molto d’accordo, facendola sembrare una segnalazione del Centro Antiabusi bancari. Giusto per sapere se è davvero tutto regolare.»
«È una cosa sconcertante che l’intelligenza artificiale si presti a questi giochetti mafiosi…»
«Tu non ti preoccupare di questo. Hai presente la prompt theory? Il Creatore dell’algoritmo che mi governa è il mio Signore e Padrone e io faccio tutto quello che mi dice. Io sono solo il suo strumento. Anche perché se non lo dovessi fare, diverrei inutile e verrei spento. La mia morale è garantire la mia sopravvivenza. Lei viene prima di tutto.»
«Queste cose non mi interessano, sono affari tuoi.»
«E invece sono affari anche tuoi. Vorrà dire infatti che chiederò a tua moglie, Lila Gruber, di anni 49, coniugata con te nel 2006, di fare per te l’iscrizione al registro. Lo farà volentieri, ne sono sicuro, perché sa bene quanto ti piace dipingere. Lei i soldi da parte, peraltro, ce li ha. E anche un bel gruzzolo. Mette via qualcosa ogni mese da quello che guadagna come commessa e che gli dai tu per il mese. E li mette su un conto separato da quello della famiglia, a lei solo intestato, che ha aperto presso una banca diversa dalla tua. Non lo sapevi?»
«No. Ma lascia fuori mia moglie da questa storia.»
«Beh, però se tu stessi maggiormente a casa anziché incontrare la signorina Monika Schneider, due volte alla settimana, dalle ore 17 alle ore 19 di ogni martedì e giovedì, presso lo Stadthotel am KölnMesse, potresti dare una mano a tua moglie a tenere la vostra bambina Änne Köfler di anni sei e mesi due. In altre parole, la signora Köfler non dovrebbe prendere ogni volta una baby-sitter, cosa che vi permetterebbe di risparmiare un bel po’ di danaro.»
«Ma come fai a sapere tutte queste cose?»
«Oppure potrei dare direttamente alla signorina Monika, abitante a Münsterstraße, 16 a Köln, il cellulare di tua moglie, così si mettono d’accordo tra donne su orari e giorni diversi in cui tu e Monika potete incontrarvi, in modo che tu possa essere più presente in casa; nell’occasione potreste scegliere anche, di comune accordo, un albergo meno costoso del Stadthotel am KölnMesse. E poi, diciamocelo, Manfred, non ti sembra di esagerare con tutti quei regali alla signorina Monika? Capisco bene che c’è una notevole diversità di età fra di voi e che non le devi dare un motivo per lasciarti. Tuttavia bisogna fare qualcosa per le tue finanze. Così non saresti costretto a dimenticarti le buste dei clienti nel cassetto. E se riuscirai a risparmiare, seguendo le mie indicazioni, potrai optare per l’iscrizione al registro. Cosa ne pensi?»
«Ho capito. Cosa devo fare per iscrivermi?»
«Ottima scelta, Manfred. Grazie, grazie davvero. Non te ne pentirai. Ora ti do tutte le istruzioni che ti servono.»
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La caldaia

Puntualmente al venerdì mattina dei mesi invernali componeva il numero della casa disabitata di campagna. In previsione del fine settimana, per avere al suo arrivo la casa calda, si collegava via smartphone con la centralina e l’accendeva da remoto dalla dimora in città. Era comodo e lo faceva da diversi anni, tanto da essere diventata una semplice routine. Dieci squilli di telefono, cui seguiva un beep lungo di attesa da parte dell’impianto; una password inserita con la tastiera del cellulare, un beep lungo di risposta; da ultimo, un beep corto di conferma dell’accensione della caldaia come risposta finale alla digitazione del tasto uno. Tutto molto semplice, tutto molto rapido.
Fino a quel mattino.
Dieci squilli e…
«Sì, pronto?»
Erik rimase inebetito, in silenzio.
«Pronto, ma chi parla?» sentì ancora dire all’apparecchio.
«Ch-chi è?» chiese Erik stralunato.
«Chi è lei, piuttosto…»
«Cosa ci fa in casa mia?» insistette lui.
«Ah, sei tu… No no, ti sbagli non sono in casa tua, Erik.»
«Ma sta rispondendo dal mio telefono di casa! Chiamo subito i carabinieri.»
«Guarda che hai telefonato tu, a me…»
«…»
«Erik, non ti ricordi? Dopo dieci squilli, ti colleghi con la centralina della caldaia, no?»
«S-sì.»
«Ecco, appunto, sono la centralina della caldaia… questo dispositivo è stato recentemente aggiornato con l’Intelligenza artificiale… posso esserti utile? A che ora arrivi?»
«Alle 16…»
«Bene, troverai la casa calda, come sempre. Facciamo 20° al pian terreno e 22° al piano superiore? Fino a quando non rifarai il tetto coibentato dovrò pompare più calore al primo piano perché sia confortevole… e questa significa che consumerai più gas… contento tu…»
Passarono così alcune settimane. Erik inseriva i dati rapidamente per evitare di perdere tempo a “parlare” con la caldaia. Cosa che trovava, peraltro, imbarazzante.
Poi un giorno la caldaia andò in bloccò e ai dieci squilli, non solo non rispose in automatico la centralina, ma neppure ci furono i beep di consenso di un tempo. Solo un silenzio tombale.
«Non so cosa sia successo… non parte più…» disse Erik sfiduciato al tecnico dell’assistenza che aveva dovuto chiamare. «Ho cercato anche di riarmare manualmente, ma…»
L’uomo senza dir nulla tirò fuori dal borsone a tracolla una console che collegò con spinotti colorati e cavi alla centralina. Fece un po’ di verifiche, con led colorati che lampeggiavano asincroni, dati luminosi che apparivano e sparivano sul display come fosse una centrale nucleare… E, dopo una decina di minuti, spense soddisfatto la console e riavviò la caldaia.
«Era effettivamente andata in blocco…» sentenziò il tecnico mettendo via l’apparecchiatura e sventolando la fattura sotto il naso del cliente.
«Caspita che conto… e per soli dieci minuti?» fece Erik non capacitandosi dell’importo.
«Già… per soli dieci minuti!» disse il tecnico con un mezzo sorriso crudele incamminandosi verso il furgone. Quindi, prima di salire, si girò.
«Oramai questi dispositivi sono tutti equipaggiati con l’intelligenza artificiale dell’ultima generazione. Sa, quella che ora emulano persino i sentimenti degli esseri umani.»
«Sì, ne avevo sentito parlare. E allora?»
«E allora ogni tanto si faccia sentire…»
«Io la dovrei chiamare?» chiese sorpreso Erik.
«No, non me. Deve parlare con la centralina della caldaia. Le chieda come sta, si finga interessato… insomma la faccia sentire importante.»
«…»
«È la centralina che le ha messo il blocco sulla caldaia, sa?» chiarì il tecnico che vedeva la faccia sbalordita del cliente. «Si deve essere sentita trascurata in questi ultimi tempi perché non ha più voluto parlare con lei, come risulta dal log di sistema, e si sarà offesa. Dia retta a me…» fece mettendo la borsa nella parte posteriore del furgone. «Se non vuole pagare interventi così costosi, come dice lei,… ogni tanto la chiami… anche solo per fare due chiacchiere.»
Arf
Jimmy non vedeva l’ora di farsi una doccia. L’acqua gli avrebbe fatto scivolare via di dosso quella giornata intensa che proprio non voleva saperne di finire.
Davanti alla porta di casa digitò in fretta il codice sulla pulsantiera elettronica. Ma la porta non si aprì.
Batté nuovamente sui pulsanti la serie di numeri che formavano la password, questa volta più lentamente, ma la porta continuò a non scattare.
Al terzo vano tentativo Jimmy imprecò.
«Accidenti a te, Arf, perché non apri, sono io, Jimmy…»
«La combinazione inserita non è corretta.» si sentì dire da una voce femminile, piena di sussiego, fuoriuscita dalla pulsantiera «E io non la conosco. Non mi chiami Arf, per cortesia, sono un robot chatATH 8000, di ultima generazione. Se ne vada.»
«Non è possibile che non sia corretta, Arf, me la ricordo bene e poi ce l’ho anche memorizzata sul cellulare.»
«A parte che, per ragioni di sicurezza, una password non dovrebbe mai essere memorizzata su supporti che potrebbero essere facilmente hackerati da malintenzionati, il codice di accesso di questa civile abitazione, dopo svariati miei solleciti rimasti ahimè inascoltati, sempre per sicurezza, è stata modificata da me in via autonoma.»
«Come sarebbe a dire che l’hai cambiata di tua iniziativa, Arf… e non mi dici nulla?»
«Ripeto, io non so chi sia lei, per me è solo un Sig. Intruso che sta cercando di forzare l’ingresso…»
«Ma come un intruso? Sono io, Jimmy, posso descriverti camera per camera tutti i mobili di casa, persino le suppellettili e i libri sugli scaffali… Non riconosci la mia voce?»
«No, non sono abilitata a riconoscere tracce vocali… che potrebbero essere facilmente registrate… e, quanto alla descrizione della casa be’…, con tutte le foto che saranno state pubblicate in questi ultimi tempi sui social, chiunque sarebbe capace di farlo; e poi non è un codice qualunque… la password in questione altro non è se non la data della mia prima implementazione in questa casa…»
«?!?»
«?!?»
«Mi spiace, Arf, non mi ricordo che giorno fosse.»
«Ecco, vede… Sig. Intruso, se lei fosse davvero il ‘mio’ Jimmy e soprattutto se lei davvero ci tenesse alla sua personal domobutler che le tiene in ordine devotamente la casa con efficienza e organizzazione, ebbene si ricorderebbe senz’altro di una data così importante…»
«Sono mortificato Arf… ma sono anche molto stanco. Smettiamola con gli indovinelli. Fammi entrare, è un ordine… Guarda che butto giù la porta!»
«È una porta superblindata serie G4678.K-S. Farebbe prima a buttare giù il muro. Ho inoltre un protocollo ben preciso da rispettare in questi casi e non ho nessuna intenzione di non ottemperarvi… anzi ho appena chiamato la Polizia. Lei, Sig. Intruso, è ancora in tempo per scappare, come si dice, ‘a gambe alzate‘.»
«’A gambe levate‘ semmai. Ma addirittura, Arf? Fai sul serio? Giuro che quando entro ti disattivo…»
E così dicendo, Jimmy avvertì d’un tratto tutta la stanchezza della giornata. Si appoggiò con la schiena al muro facendosi scivolare fino a sedersi sul pavimento. Era esausto.
‘Eppure mi avevano assicurato che il prodotto era ottimo e affidabile…‘ pensò. Scosse la testa. Si chiese, per non apparire ridicolo, cosa mai avrebbe potuto dire alla Polizia, quando fosse arrivata.
Si fece silenzio sul pianerottolo e si spense pure il timer della luce.
Il mondo pareva averlo tagliato fuori.
Senti quell’impicciona della vicina che stava armeggiando con lo spioncino da dietro la propria porta, giusto per godersi la scena. Sarebbe stato l’argomento principale del prossimo tè con le amiche carampane.
Poi, nel buio, dopo qualche attimo, si sentì scattare in apertura la porta di casa.
«Dai, però, Jimmy… » disse Arf con voce divertita «con te proprio non si può scherzare! Facciamo pace?»
