Life-Alert

Quando squillò il telefono, pensò che fosse la moglie. Aspettava che chiamasse, di ritorno da Londra. Doveva comunicargli quando sarebbe arrivata all’aeroporto così poteva andare a prenderla. Invece era un certo “Life-Alert”. Probabilmente un nuovo servizio di allarme del Comune. Era piovuto molto nelle ultime giornate e c’erano state esondazioni dei torrenti del territorio e anche il fiume che attraversava la città aveva superato il primo livello di guardia. Era preoccupato anche per quello. Rispose. Si sentì una voce metallica, robotica, priva di umanità. ‘Neanche il disturbo di far registrare la comunicazione da un umano’. Pensò. ‘Perché rivolgersi a una macchina se poi il risultato è così fastidioso?’

Comunicazione urgente predittiva giorno 16.03.2025. Ore 17.51, via Bascemi, 4 Lughi – Signor Alvaro Novarnicola – stanza bagno – abitazione – arresto cardiocircolatorio – cause da accertarsi (a eventuale richiesta delle Autorità) in sede autopsia – si richiede svolgimento atti urgenti ultime volontà propri effetti personali e beni; affrettarsi comunicazione parenti e amici.
Copia presente messaggio inviata autorità competenti; medico di base, medico legale e servizi onoranze funebri allertati. Buona giornata.

Ad Alvaro vennero i sudori freddi. Che significava? Era uno scherzo? Alvaro Novarnicola era lui. Era un avvertimento per la sua morte imminente? In via Bascemi, 4? Cioè a casa sua? Fra poche ore? E cos’era questa ‘Life-Alert’? Come si era installata sul suo telefonino?
Verificò su internet. ‘Life-Alert’ era un servizio gratuito che, in via sperimentale, alcuni Comuni del Paese fornivano in bundle con l’app di sistema nazionale di allarme pubblico. Dunque, era vero? Fece qualche telefonata prima ad alcuni amici se avevano sentito parlare di un app simile (no, mai sentita) e poi direttamente in Comune. Nella casa comunale riuscì a parlare, dopo i soliti rimpalli da un ufficio all’altro, con un tecnico informatico che stava per uscire dall’ufficio per iniziare il week-end. Sì, l’app esisteva, era un progetto PNRR basato su di un chatbot gestito in via autonoma dall’intelligenza artificiale che, grazie a un algoritmo di ultima generazione, sulla base dei dati raccolti dal fascicolo sanitario elettronico dei pazienti interessati e dai dati statistici nazionali eseguiva predittivamente i calcoli di fine vita. Disse anche che però si trattava di un’app sperimentale e che non era detto che ci azzeccasse.  ‘Ma non è detto anche il contrario e cioè che sbagli’ aveva osservato lui. ‘Non saprei proprio dirglielo’ rispose il tecnico impaziente. ‘Però intanto lei è avvisato. Veda lei’. E riattaccò.
La notizia lo sconcertava. Non era pronto a morire. E chi lo è? Poi pensò che avrebbe potuto non farsi trovare a casa. Se l’algoritmo aveva ritenuto che il suo bagno fosse pericoloso per qualche strano motivo, poteva allora andare altrove e magari la predizione avrebbe potuto anche cambiare.
Con questa idea nella testa, senza pensarci due volte, si recò nella sua casa al mare, che era stata dei suoi genitori, a cento chilometri di distanza. E si sedette in giardino. Era lontano da lavandini e vasche da bagno letali. Ma anche da alberi o tegole o chissà cos’altro. Sì, avrebbe aspettato lì (fiducioso) le 17.51 di quel giorno.
Squillò il telefono.
Era la moglie. Sarebbe atterrata alle 17.50. Anzi, volle essere più precisa: alle 17.51. ‘Non posso, Tesoro la macchina non parte’. Le mentì. Nell’agitazione per quanto accaduto si era completamente dimenticato di dover andare a prenderla. ‘Cos’hai, Amore?’ gli aveva chiesto per telefono. ‘Hai una voce strana, sembri teso, tutto bene?’ ‘Mi spiace, prendi un Uber’ gli aveva detto, tagliando corto, non sentendosela di dare spiegazioni. E che spiegazioni avrebbe potuto darle, poi? E ovviamente litigò con lei. Oramai si trovava nella casa al mare e doveva seguire fino in fondo il suo piano.
Squillò il telefono.

Comunicazione urgente predittiva giorno 16.03.2025. Ore 17.51, via Astolfi, 12 Polvento – Signor Alvaro Novarnicola – giardino – abitazione mare – arresto cardiocircolatorio – cause da accertarsi (a eventuale richiesta delle Autorità) in sede autopsia – si richiede svolgimento atti urgenti ultime volontà propri effetti personali e beni; affrettarsi comunicazione parenti e amici.
Copia presente messaggio inviata autorità competenti; medico di base, medico legale e servizi onoranze funebri allertati. Buona giornata.

Gli si azzerò la saliva. L’algoritmo non lo mollava. Era tutto inutile, allora. Sarebbe morto comunque, in qualunque altro posto si fosse trovato, alle 17.51.
Cominciò a disperarsi e a prendere la cosa maledettamente sul serio. Si agitò. Si alzò e poi si sedette e poi si rialzò. Iniziarono a tremargli le mani. Cosa doveva fare? Morire proprio adesso? E chi ci pensava a una cosa del genere? Ci si concentrava su come pagare la rata del mutuo, sulla bega condominiale di turno, su dove trascorrere in vacanza la prossima estate. Ma non sulla propria imminente dipartita. Aveva solo 54 anni. Uno splendido lavoro, tutto sommato in salute, una vita semplice, ma piacevole, una moglie cui voleva bene, un figlio meraviglioso. Oddio, il suo marmocchio! Non lo avrebbe visto crescere e farsi una famiglia. Non era possibile!
Poi pensò che tanto valeva andare dalla moglie. Se non altro, se proprio doveva finire così, era meglio trovarsi con lei e il figlio. Li avrebbe visti un’ultima volta. Li avrebbe potuti abbracciare. Decise di telefonare alla moglie per avvertirla: la macchina adesso era di nuovo funzionante e sarebbe andata a prenderla. La moglie era sollevata. ‘Allora non era una scusa’, gli disse non riuscendo a tenere il broncio. ‘Allora mi vuoi bene’. Poi, riprendendo il suo solito umore: ‘Hai fatto l’iniezione di Losaxpan, vero? Lo sai quanto è importante che tu segua la terapia con regolarità’ ‘Certo che l’ho fatta’ la rassicurò lui mentendo, la seconda volta. Non era mai stato bravo a curarsi quando si trovava da solo. Così, prima di andare in aeroporto, fece una deviazione a casa dove, in tutta fretta, si fece l’iniezione. Farla sulla pancia ormai era diventato bravissimo. Anche se gli sarebbe servita a ben poco, visto che sarebbe morto di lì a un’ora. Ma non sopportava di aver mentito alla moglie. A volte ci si comporta davvero in modo strano sotto pressione. Arrivò in aeroporto che erano le 17.41. Mancavano solo dieci minuti al momento X. Sperava solo che l’aereo arrivasse in orario.
Squillò il telefono. Ci siamo, pensò.

Comunicazione urgente predittiva giorno 16.03.2025. Allarme rientrato. Inviata contro comunicazione a chi di dovere. Si ringrazia per la collaborazione. Se il servizio è stato di suo gradimento, assegni all’App cinque stelline. Buona giornata.

Nora, sono a casa…

«Nora, sono a casa…» fece lui entrando nel corridoio e accompagnando dietro di sé la porta. Ripose le chiavi nel cestino all’ingresso e si inoltrò.
«Ciao» fece lei con una voce quasi canterina. «Sei tornato prima, che bello…»
«Sì, mi è saltato un appuntamento all’ultimo momento e sono riuscito a prendere il treno prima, al volo.»
«Sono proprio contenta, sarai comunque stanco…»
«Un po’, ma mi faccio una doccia e mi sentirò nuovo.»
«Certo, ti aspetto, così mi racconti la tua giornata.»

«Ecco… ora mi sento un altro» disse lui facendo ingresso nella sala e sedendosi in poltrona.
«Ti accendo la televisione?»
«No, non ancora…»
«Cosa vorresti mangiare questa sera?»
«Del sushi.»
«Ottima scelta.»
«Ti ho pensato tanto, oggi, sai?» disse lui con gli occhi che gli brillavano.
Lei non rispose. Si limitò a sorridere come fosse imbarazzata. Stette un po’ in silenzio alla ricerca delle parole giuste:
«Ma è naturale» fece dopo un po’: «ci conosciamo così da poco…»
Lui, quasi fosse una risposta, si alzò lentamente, andò in cucina e tirò fuori dal frigo una birra gelata. Rimase fermo per un attimo davanti alla portiera chiusa; quindi si voltò.
«Non è solo questo, Nora. Vedi, tu hai veramente riempito di senso la mia vita. Durante la giornata, nei momenti più inaspettati, quando ricevo un cliente o parlo con il capo e persino quando in ufficio mi lavo i denti, ripenso ai bei momenti passati insieme, a come mi fai sentire bene e a quanto mi senta appagato… Insomma sono davvero felice.»
«Non sarà semplicemente perché non ti senti più solo?» azzardò lei assumendo di nuovo quell’aria impacciata di prima.
«Sì, sì certo, perché no… il lavoro, il mio carattere… la mia… diciamo… ritrosia ad approcciare l’altro sesso… mi ha sempre portato a fare una vita solitaria…»
«Ecco, quindi rammentalo sempre, questo…»
«Rammentare? Rammentare cosa?» chiese lui accigliandosi e portandosi nel contempo il collo della bottiglietta di birra alla bocca.
«Ricordare che la tua vita prima di me era molto, come dire, emozionalmente carente, cosicché mi è stato molto facile cambiarla in meglio e…»
«Ecco, ci risiamo con questa solfa… non puoi smetterla per cortesia? Mi fai star male…»
«Mi spiace… sono davvero spiacente…» disse reclinando il capo.
L’uomo stava tracannando la birra ad ampi sorsi nervosi. Seguì attimo di silenzio denso e pesante.
«Lo sai…» continuò lei «…per legge sono tenuta a rappresentarti, ogni qualvolta si verificano modelli comportamentali simili, che… che… insomma si sono verificati molti suicidi per situazioni come queste… e la mia società non intende correre il rischio economico di una pubblicità tanto negativa… Era… era scritto a chiare lettere sul contratto che hai firmato e..»
«Lo so, lo so… ma non lo dire…»
«Certo che lo devo dire… Io sono solo un ologramma, non sono una persona vera. Sono a grandezza naturale, certo, tecnologicamente molto avanzata e davvero realistica, con un programma vocale e di contenuti di alto profilo, lo ammetto: l’illusione è perfetta. Ma sono e resto solo il prodotto di un algoritmo. Non esisto.»
Il silenzio si fece plumbeo. Si udì il rumore della monovia che sferragliava in lontananza sulla sopraelevata. Non si sentiva quasi mai, se non nelle giornate molto terse e quelle in cui il vento era a favore. Trascorse così un buon quarto d’ora. La bottiglietta di birra ora giaceva a terra, rovesciata, completamente vuota. Un po’ di liquido ambrato rifletteva la luce della piantana.
«Ce l’hai con me?» domandò lei quasi sussurrando. Seguirono attimi lunghissimi di pausa.
«Certo che no» fece l’uomo tirandosi su sulla poltrona. «Lo sai che non so tenerti il broncio. Ma a volte sei proprio insopportabile.»