«Allora, dove passerai il Natale?»
Hap alzò lo sguardo dal libro. Sembrò far fatica a mettere a fuoco l’amico che gli era di fronte. Posò gli occhiali e fece un sorriso stanco gettando un’occhiata per un attimo verso il muro dalla parte opposta.
«Penso che come tutti gli anni andrò negli Hamptons, con moglie, figli e cani al seguito…» rispose dopo un po’ Hap cercando ora gli occhi di Leo.
«E quanto tempo ci resterai?»
«Due settimane, come al solito, tempo e lavoro permettendo» fece lui mostrando i palmi delle mani come se quel concetto dovesse essere evidente. «In quella villa così grande non ci vado quasi mai… dovrò decidermi a venderla. Nemmeno Ann ci si trova bene: si sente sola persino con la servitù; anche i ragazzi… se non li porto ogni tanto a far un po’ di pesca d’altura al marling si annoiano facile.»
«Ti capisco, è l’effetto deprimente che a volte fa il mare…» disse Leo lisciandosi la barba di un paio di giorni e sedendosi vicino all’amico. «Io infatti preferisco la montagna.»
«E tu dove andrai invece?»
«Io che sono più vecchio di te me ne starò invece tranquillo nel mio chalet sul Lago Tahoe anche se assediato dalla mia tribù di nipotini. Faranno un gran baccano, come sempre, ma vederli al mattino di Natale starsene a rovistare sorridenti tra i regali ai piedi dell’abete di otto metri che ho comprato apposta per loro, è un vero balsamo per gli occhi.»
«Eh già già…» annuì Hap posando il libro e mettendoci l’indice in mezzo per non perdere il segno. «Mia figlia grande, per ora, non ne vuol sapere di mettere su famiglia: ci ha presentato questo suo nuovo ragazzo, che, per carità è pure di buona famiglia, educato e rispettoso, ma è lei che non mi sembra granché convinta…»
«Forse perché il ragazzo non piace al papà» fece Leo ironico.
«No, che dici, ho smesso da tempo di impicciarmi di queste cose; no, è piuttosto che non mi sembra innamorata, ecco, tutto qui… Prendi per esempio l’altro giorno: lui, questo ragazzo, questo John, ha preso l’aereo dall’Europa dove si trovava per non so quale motivo e si è fatto 6.000 miglia solo per essere presente al pranzo del compleanno di Margaret, mia figlia; e lei, quando l’ha visto entrare, gli ha rivolto un gelido ‘ah, sei qui?»
«Mah, sono i ragazzi di oggi… non ci badano mica alle formalità; loro sono concreti, vanno dritti alla sostanza non sono come eravamo noi…»
«Dici?»
«Dico dico… te lo assicuro… e che regalo farai a tua moglie?»
«Quest’anno sono vent’anni di matrimonio… le regalerò un anello bellissimo che ho fatto arrivare tramite il mio gioielliere di fiducia direttamente dal Sud Africa…»
«Caspita che regalone! Io invece ho pensato a una serra.»
«A una…?»
«A una serra, una serra nuova per le piante: a lei piace tantissimo, ma anche a me del resto. Coltivare le orchidee e le piante grasse dà molta soddisfazione: sai, è un passatempo che abbiamo entrambi, che ci accomuna, ed è un modo come un altro per stare insieme, dopo tanti anni…»
«Ma che bella coppia di inguaribili sognatori…» si sentì dire alle loro spalle. I due ergastolani si girarono. Chuck il secondino, li stava squadrando con l’aria strafottente di sempre. «Se non spegnete subito quella luce, come vi ho già chiesto di fare da un po’, vengo lì dentro e vi rompo i denti a tutti e due.»
Hap e Leo si guardarono senza dir nulla. Hap allungò la mano e spense lentamente la luce della cella salendo poi sul superiore dei letti a castello; subito dopo anche Leo prese posto nel suo letto in basso. Calò il silenzio. Si sentivano solo rumori lontani e indistinti che in un carcere di massima sicurezza non si sa mai da dove provengano. Il buio si era già rarefatto e le ombre si stavano dividendo quella stanzetta sghemba.
«Allora buon Natale, Hap.»
«Sì, buon Natale anche a te, amico mio.»


Era da un po’ che stava battendo sui tasti del computer.
Quella mattina, andando a lavorare, si sentiva orgoglioso. Trent’anni di lavoro, un obbiettivo invidiabile, un risultato appagante. Anche se era consapevole che il momento della pensione era ancora lontano, la certezza di aver raggiunto l’ultimo scatto stipendiale della sua carriera lo rendeva euforico.
Era la notte della vigilia di Natale che, si sa, è una notte magica. Era stata una serata piacevole, in famiglia, una cena allegra e piacevole. La figlia era salita in camera mentre i genitori erano rimasti in sala, alla sola luce del fuoco del caminetto a guardar fuori nevicare. Mancavano pochi minuti a mezzanotte. Di lì a poco avrebbero aperto i regali a coronamento di una serata perfetta.