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Aggiornamenti/6

Per gli

incontri letterari alle
Giubbe Rosse

a cura di Massimo Mori

Sabato 26 maggio ore 17.30

piazza della Repubblica, Firenze

Come imparare a leggere e ricordare di più e meglio? Vieni a scoprirlo alla
presentazione del libro:

LA LETTURA VELOCE E CREATIVA

(Gremese Editore) di MAURIZIO BARBARISI

Introduce: Emiliano Ricci

La lettura nasce dal piacere stesso che infonde:
è una “passione tranquilla” e, contemporaneamente,
strumento e fine di una circolarità che trova alimento e appagamento in sé.
La lettura consente l’apertura di una serie sterminata di finestre
su altrettanti mondi alternativi,
ed è instancabile per le sue diverse forme e varietà,
perché ognuno di noi ha infiniti cammini da percorrere
e personaggi da conoscere e narrazioni e vicende da raccontare.

In collaborazione con il Sindacato Nazionale Scrittori

Scarica il volantino (in formato .pdf)

–> SCARICA

Da oggi in tutte le librerie:

LA LETTURA
VELOCE E CREATIVA

di Maurizio Barbarisi, Gremese Editore, Roma.

Si legge per imparare, per approfondire, per ampliare le proprie conoscenze, per studio, per lavoro… e semplicemente per il piacere di farlo. Sono tante le motivazioni per cui si legge. Ma raramente ci si pone il problema che bisogna anche “imparare a leggere”.
Ci ha pensato Maurizio Barbarisi, redigendo questo volume che, oltre a insegnare la tecnica del titolo, ripercorre metodi, strategie e propone esercizi, consigli, applicazioni pratiche e trucchi per affinare le doti intellettive, sviluppare la capacità di apprendimento, favorire la comprensione di un testo, potenziare la memoria… il tutto in modo efficace e, soprattutto, con i migliori risultati.
Questo volume aiuta, quindi, ad apprendere e a mettere in pratica proficuamente le più valide tecniche di lettura, da quella veloce a quella ad alta voce, dal restart reading (una rapida scorsa al testo per individuare i particolari sfuggiti durante il primo approccio) alla rilettura vera e propria. Si sofferma inoltre su aspetti pressoché trascurati da altre pubblicazioni sull’argomento: la “ginnastica mentale” da svolgere per liberarsi da ansia e preoccupazioni prima di iniziare la lettura, e la ricerca del luogo migliore e del momento più adatto per dedicarsi a questa attività. Completano il libro un excursus sulla storia della lettura – dai rotoli di pergamena agli attuali fenomeni di aggregazione, interazione e confronto come i reading groups e il BookCrossing –, la biblioterapia e utili suggerimenti per la gestione di una biblioteca domestica pratica e funzionale.

Il libro è reperibile anche on- line su:

Per l’occasione aveva organizzato un viaggetto di tre giorni a Venezia. Aveva dovuto inventarsi con la moglie un aggiornamento professionale ma ne era valsa la pena perché la sua Lisa meritava proprio quella vacanza. Erano oramai cinque anni che stavano insieme. Si vedevano spesso di corsa, in paesini sempre diversi a mezza strada tra la regione di lui e quella di lei: regalarsi quindi, ora, in occasione del loro anniversario, più tempo per starsene tranquilli senza l’assillo del tempo, gli era parsa una splendida idea. La loro relazione era iniziata in sordina, in modo distratto, più per acquietare l’urgenza dei sensi che per una reale necessità di evasione; con l’andare degli anni era divenuto però un rapporto intenso, maturato con il crescere della fiducia reciproca oltre che della comprensione e dell’intesa fisica. Adesso era qualcosa di profondo, di dolce, ma anche di liberatorio, nella sorpresa di quell’acquisita consapevolezza dello star davvero bene insieme.
Riuscirono così a trascorrere tre giorni romantici tra calle e campielli. Passeggiando per ponti antichi e strade imbiancate, sature di salmastro e di profumi speziati e di pane, si erano ritrovati l’uno stretto all’altra, in un’intimità rinnovata.
Quando, alla fine del terzo giorno, lei scese dal treno mentre lui proseguiva il suo viaggio, l’uomo si accorse che un velo pesante di tristezza gli stava avvolgendo il cuore. Avvertì per la prima volta al petto, uno strappo doloroso, soffocante, inaspettato. Prima che potesse dirle qualcosa per attenuare quello spaesamento, il treno era ripartito velocissimo in una campagna che andava addormentandosi sempre più nel crepuscolo tinto di rosa, mentre qua e là, nel verde cupo, prendevano vita le luci colorate delle case. Prese il telefonino e le scrisse un sms:

Grazie Lisa per quello che hai saputo darmi in questi cinque anni indimenticabili: questa mattina non avrei più smesso di far l’amore con te.

Si sforzò di non rattristarsi. Del resto non era stato quello il senso di quei tre giorni stupendi. Ma non era riuscito a evitare di sprofondare in uno sconforto senza fondo cui non era abituato, tanto che la signorina bionda un po’ grassoccia, che gli era apparsa innanzi come un folletto, gli chiese diverse volte cosa desiderava. Realizzò solo dopo qualche attimo che era la ragazza del carrellino con gli snack. Lui disse di sì, a caso, a un paio di domande che la biondina gli fece, proprio mentre il cellulare lo avvisava che era arrivato un nuovo messaggio. Controllò con impazienza, ma rimase deluso nel costatare che non era la risposta di Lisa, bensì solo un messaggio della moglie. Alzò le spalle, insofferente, lanciando il telefonino sul sedile accanto, indispettito. Quindi prese dalle mani della signorina il bicchiere, avvertendo l’odore acre del succo di ananas. Lo posò disgustato, davanti a sé, per poi coprirlo con il depliant di un prontopizza. Gli venne freddo e s’alzò il bavero della giacca. Fuori, dal finestrone, i contorni delle case stavano oramai sparendo, corrosi dal buio che sopravanzava. Sospirò.
Poi vide il telefonino accanto a sé. Lo raccolse e lesse il messaggio:

E Lisa chi cazzo è?


La storia minima ‘Il viaggio a Venezia‘ è stata pubblicata, in via esclusiva, per la prima volta su

–> Caffè letterario il 6 maggio 2012

 Dello stesso racconto scarica o leggi anche l’analisi narrativa

–> SCARICA L’ANALISI NARRATIVA

–> LEGGI L’ANALISI NARRATIVA SU ISSUU

Nuovo articolo in tema di scrittura creativa:

Il blog e l’orto di parole

–> LEGGI

Se, come ho più volte ripetuto altrove, per sapere ben scrivere non si può prescindere dal leggere, non può neppure trascurarsi un altro profilo fondamentale per migliorare la propria scrittura, lo scrivere. Scrivere fa molto bene alla scrittura e non sembri questa una frase banale e tautologica. L’esercitarsi (lo scrivere per scrivere) comporta infatti, nel tempo, tutta una serie di vantaggi tangibili e verificabili, che diventano molteplici e duraturi se si decidesse di applicarsi ‘gestendo’ un blog. Cercherò qui di spiegarmi meglio… (leggi tutto l’articolo)

Alcuni anziani rishi ancora oggi narrano la leggenda medievale di Bhaskar Nita Narayan III, un ricco Principe indiano del Regno del Punjab, discendente diretto di Sri-Harsha, che si era innamorato, in età di prendere moglie, della bellissima quanto sfortunata Principessa Amshula Nara Kapoor. La ragazza, rimasta vittima del sortilegio di una donna malvagia, era stata trasformata in una comune pietra di fiume e abbandonata lungo la riva del Gange. Apparsa una notte in sogno al giovane, gli aveva chiesto aiuto promettendogli di diventare sua moglie se l’avesse liberata.
Il Principe, giunto alla foce del Gange, capì subito che l’impresa era disperata. Sulla riva del grande fiume vi erano, infatti, migliaia e migliaia di sassi tutti uguali sicché non sarebbe bastata una vita intera per trovare quello che teneva prigioniera la ragazza. Nonostante questo, con la dedizione cieca dell’amore, sicuro che qualora avesse incontrato la pietra di Amshula, l’avrebbe riconosciuta, il giovane si mise all’opera, risalendo pervicacemente il corso d’acqua. Passarono però numerosi anni senza che il Principe ritrovasse la pietra oggetto della sua bramosia. Alti dignitari del Regno, ma anche parenti e amici, preoccupati per le sorti del Principe fattosi uomo, accorsero al suo cospetto per dissuaderlo e aiutarlo. Il Principe, tuttavia, sdegnoso, rimandava tutti indietro, certo di essere ormai vicino a coronare il suo sogno. Trascorsero ancora altri anni e il padre di Bhaskar, Dhanesh, in punto di morte, non vedendo più tornare il figlio prediletto, convinto che anche lui fosse stato colpito da un qualche maleficio, decise di diseredarlo, nella necessità di dare continuità al suo Regno. Il Principe, saputo di quanto accadeva, non si scoraggiò. Avrebbe fatto vedere a tutti che non era impazzito e, ancorché vecchio, sarebbe tornato trionfante nella capitale, con a fianco la sua splendida sposa per reclamare, anche con le armi se fosse stato necessario, quel trono che gli spettava per diritto di sangue.
Una notte, mentre i monsoni stavano spazzando con violenza la zona, prese in mano una pietra che subito sentì calda al tatto. Non c’era dubbio: era la sua Principessa. Baciò l’adorato sasso, lo accarezzò, lo coccolò, gli disse dolci parole d’amore, ma non successe nulla. Rifletté sul da farsi e poi gli venne in mente di essere accanto al Gange che tutto purifica e tutto fa rinascere. Così non ci pensò un attimo e scagliò la pietra lontano da sè, tra i gorghi limacciosi del fiume: subito si fece giorno, i monsoni si acquetarono e il sacro fiume smise di scorrere. Nel punto in cui il sasso era affondato, l’acqua cominciò a ribollire e dalle onde immobili sorse una ragazza bellissima:
«Grazie o mio Principe, per avermi liberata. La tua totale dedizione in tutto questo tempo mi ha scaldato il cuore» disse con voce melodiosa Amshula sorridendo. «Tu mi hai restituito a nuova vita e ti porterò sempre dentro di me. Sono trascorsi, però, giusto cent’anni dal giorno di quel terribile maleficio e oramai è troppo tardi. Mi dispiace mio adorato, non potrò più essere la tua sposa.»
Così la ragazza si trasformò in un enorme e fiammeggiante drago color vermiglio e divorò il Principe.

Arrivò in stazione alle 13.15: non sapeva se prendere subito il treno, restando senza mangiare, oppure fermarsi per un boccone e tornare più tardi in ufficio. Dopo qualche minuto di incertezza pensò che qualcosa di caldo, mangiato con calma, non gli avrebbe fatto che bene. Scelse uno dei tanti fast food della galleria, uno appartato, con poca gente. Si prese un trancio di pizza e una birra e si sedette a un tavolino d’angolo. Quasi subito un uomo di età indefinibile, con addosso un vestito che aveva l’aria di non essersi tolto da qualche mese, gli si avvicinò come se gli volesse chiedere un’informazione e, levando per aria un dito, gli disse: ‘Avesse ‘na monetina…’. Per tutta risposta lui si limitò a scuotere la testa ricordandosi di quante altre volte invece avesse in passato allungato soldi con facilità. Questo prima che i mendicanti si moltiplicassero a dismisura e diventassero un esercito senza fine. Il barbone, per nulla scoraggiato, iniziò con la medesima tiritera al tavolo vicino e, prima che se ne fosse andato, ne arrivarono altri, alla spicciolata, tra cui un posteggiatore con tanto di chitarra e una bambina, anch’essa sporca, che in modo insistente gli tirò persino la giacca. Infastidito, finì il bicchiere di birra, in fretta e furia, trascinando fuori dal locale il trolley. Si ritrovò contrariato, che ancora stava masticando, sotto il tabellone elettronico. Constatò che il treno delle 13.45 ormai lo aveva perduto: si recò in biglietteria e acquistò il biglietto per quello successivo. Durante il viaggio non riuscì a togliersi di dosso la sensazione spiacevole dell’incontro con la zingarella. Aveva notato un non so che di malizioso e subdolo nei suoi occhi che nulla aveva di infantile: era stata oltretutto maleducata tanto da avergli rivolto, al suo diniego di danaro, parole sicuramente dal significato sgradevole che per fortuna lui non aveva capito. Per cercare di distrarsi accese il computer. Aveva la relazione finale da terminare e ci avrebbe lavorato. Dopo una mezzoretta, proprio mentre il treno passava lungo la costa, ci fu lo schianto. Non si accorse di nulla, solo una frenata repentina dell’Eurostar durata qualche secondo, poi il buio. Si seppe solo qualche ora più tardi che dietro a una curva il treno era volato a 350 all’ora sopra una frana appena staccatasi dalla collina della Caprazoppa. Gran parte dei vagoni finì sugli scogli, uno in mare e l’altro, dopo essersi diviso in tre tronconi, si era sperduto come un proiettile vagante nella campagna salmastra. 253 morti. Compreso lui. Oh sì, era proprio morto, non aveva dubbi. Lui insieme agli altri si era ritrovato a osservare quel disastro dall’alto come in una fotografia aerea. Vedeva l’andirivieni dei soccorsi, dei vigili del fuoco, della polizia, dei giornalisti. Sembrava un film senza audio, visto senza passione, come se nulla più dovesse importargli. Poi, come aveva immaginato, si ritrovò in un tunnel con una luce abbacinante in fondo che lo attirava a sé; vide venirgli incontro migliaia di colori, uno diverso dall’altro, per poi apparirgli, come aveva sempre immaginato, un letto infinito di nuvole, tale e quale avrebbe potuto osservare fuori dall’oblò di un aereo a diecimila metri di altezza.
Se ne stette così, fermo, in quel silenzio assoluto, senza peso e senza tempo. Fino a quando si accorse che, in lontananza, un puntino luminoso avanzava lentamente verso di lui. Ci volle molto perché capisse che era un Angelo. O meglio era quello che aveva sempre immaginato potesse essere un Angelo. Era vestito di bianco, la barba lunga, gli occhi azzurri, un’aura iridescente dietro la testa. Si sentiva emozionatissimo: era il primo Angelo che vedeva. Era certamente venuto a prenderlo per condurlo in Paradiso. Quando gli fu accanto si beò di vederlo sorridere; era imponente, maestoso, la sua vista infondeva pace e serenità. Poi vide che l’Angelo alzò solennemente un dito come per indicare il Signore Altissimo che lo aveva mandato sin lì per lui e, parlando con l’eco, in quel modo cioè che aveva sempre pensato potessero parlare gli Angeli, disse: ‘Avesse ‘na monetina…

Mascara

Come capitava spesso, quando facevano la spesa, avevano litigato. Lei lo accusava di mangiare solo ‘quattro cose’, sempre le stesse, e quindi del fatto che fosse oltremodo gravoso cucinare per lui e lui che si sforzava di farle capire che avrebbe anche mangiato di tutto a patto che fosse stato preparato decentemente. Così ora si tenevano il broncio mentre sfilavano tra i bancali dell’iper mostrando quasi indifferenza per le confezioni di cibo che passavano sotto i loro occhi.
Il marito, nel tempo, era rimasto un bell’uomo, attraente e interessante, mentre la donna, che era sempre stata piccina di statura, era divenuta invecchiando un cubotto di carne e di grasso stizzoso che la menopausa aveva peggiorato nel carattere.
«Ho dimenticato un’arancia e due porri» fece lei come se parlasse a se stessa. Lui subito non rispose. Poi pensò alla pace che nel pomeriggio la sua stanza di campagna gli avrebbe riservato e disse: «Va bene, vado a prenderli.»
«E visto che ci sei, prendi anche il lievito» e pronunciò la frase con un tono che poteva sottintendere ‘se riesci a trovarlo visto che sei un incapace’ oppure ‘sempre se la cosa non ti incomoda troppo’. Il marito, che la conosceva bene, colse la sfumatura comunque negativa, ma serrò le mascelle per non dover ribattere.
Ci mise un po’ di tempo per trovare ogni cosa, perché, a quell’ora di sabato, il supermercato si era riempito di gente. Con la roba in mano (aveva aggiunto un’anguria che aveva visto in offerta su un banco) ritornò nel punto in cui aveva lasciato la moglie, che ovviamente non lo aveva aspettato. Fece mente locale sui tempi del giro che normalmente facevano per fare la spesa e andò diritto al reparto ‘vini e birre’. Ma lei non era neppure lì. Forse aveva proseguito per il reparto ‘surgelati’, pensò, l’ultimo posto dove si recavano prima di andare a pagare alla cassa. No, non c’era da nessuna parte. Si sentiva uno stupido a girare in quel modo a vuoto, con tutta quella roba pesante in mano. Ed era sicuro che lei lo stesse facendo apposta. Certo, poteva telefonarle per sapere dove fosse, ma avrebbe dovuto posare ogni cosa per terra per avere le mani libere. Ebbe solo voglia di andarsene nel parcheggio e aspettare in macchina che prima o poi ricomparisse. Poi vide davanti a sé una ragazza sui vent’anni, un corpo affusolato da favola, sembrava una modella appena uscita da un poster pubblicitario: vendeva profumi e trucchi per signora di una marca nuova. Lui le si avvicinò ‘attaccando bottone’, mentre lei rispondeva sorridente, lusingata per quella sfacciata attenzione.
«Hai intenzione di comprarti un mascara?» gli disse la moglie, acida, comparsa all’improvviso alle sue spalle.
«Era l’unico modo per stanarti!» le disse serio. «Basta che io parli con una bella donna…» e si girò sorridendo alla ragazza che contraccambiò con un curioso movimento della testa «…e tu subito compari dal nulla, manco avessi il radar. Andiamo va, che s’è fatto tardi.»

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