
Per l’occasione aveva organizzato un viaggetto di tre giorni a Venezia. Aveva dovuto inventarsi con la moglie un aggiornamento professionale ma ne era valsa la pena perché la sua Lisa meritava proprio quella vacanza. Erano oramai cinque anni che stavano insieme. Si vedevano spesso di corsa, in paesini sempre diversi a mezza strada tra la regione di lui e quella di lei: regalarsi quindi, ora, in occasione del loro anniversario, più tempo per starsene tranquilli senza l’assillo del tempo, gli era parsa una splendida idea. La loro relazione era iniziata in sordina, in modo distratto, più per acquietare l’urgenza dei sensi che per una reale necessità di evasione; con l’andare degli anni era divenuto però un rapporto intenso, maturato con il crescere della fiducia reciproca oltre che della comprensione e dell’intesa fisica. Adesso era qualcosa di profondo, di dolce, ma anche di liberatorio, nella sorpresa di quell’acquisita consapevolezza dello star davvero bene insieme.
Riuscirono così a trascorrere tre giorni romantici tra calle e campielli. Passeggiando per ponti antichi e strade imbiancate, sature di salmastro e di profumi speziati e di pane, si erano ritrovati l’uno stretto all’altra, in un’intimità rinnovata.
Quando, alla fine del terzo giorno, lei scese dal treno mentre lui proseguiva il suo viaggio, l’uomo si accorse che un velo pesante di tristezza gli stava avvolgendo il cuore. Avvertì per la prima volta al petto, uno strappo doloroso, soffocante, inaspettato. Prima che potesse dirle qualcosa per attenuare quello spaesamento, il treno era ripartito velocissimo in una campagna che andava addormentandosi sempre più nel crepuscolo tinto di rosa, mentre qua e là, nel verde cupo, prendevano vita le luci colorate delle case. Prese il telefonino e le scrisse un sms:
Grazie Lisa per quello che hai saputo darmi in questi cinque anni indimenticabili: questa mattina non avrei più smesso di far l’amore con te.
Si sforzò di non rattristarsi. Del resto non era stato quello il senso di quei tre giorni stupendi. Ma non era riuscito a evitare di sprofondare in uno sconforto senza fondo cui non era abituato, tanto che la signorina bionda un po’ grassoccia, che gli era apparsa innanzi come un folletto, gli chiese diverse volte cosa desiderava. Realizzò solo dopo qualche attimo che era la ragazza del carrellino con gli snack. Lui disse di sì, a caso, a un paio di domande che la biondina gli fece, proprio mentre il cellulare lo avvisava che era arrivato un nuovo messaggio. Controllò con impazienza, ma rimase deluso nel costatare che non era la risposta di Lisa, bensì solo un messaggio della moglie. Alzò le spalle, insofferente, lanciando il telefonino sul sedile accanto, indispettito. Quindi prese dalle mani della signorina il bicchiere, avvertendo l’odore acre del succo di ananas. Lo posò disgustato, davanti a sé, per poi coprirlo con il depliant di un prontopizza. Gli venne freddo e s’alzò il bavero della giacca. Fuori, dal finestrone, i contorni delle case stavano oramai sparendo, corrosi dal buio che sopravanzava. Sospirò.
Poi vide il telefonino accanto a sé. Lo raccolse e lesse il messaggio:
E Lisa chi cazzo è?


La storia minima ‘Il viaggio a Venezia‘ è stata pubblicata, in via esclusiva, per la prima volta su
–> Caffè letterario il 6 maggio 2012
Dello stesso racconto scarica o leggi anche l’analisi narrativa
–> SCARICA L’ANALISI NARRATIVA
–> LEGGI L’ANALISI NARRATIVA SU ISSUU