Annina tardava a rientrare. Quanto ci metteva ad andare in farmacia? Frank si fece questa domanda mentre osservava l’orologio. Cosa poteva fare nel frattempo? Scaldare il brodo? Preparare la tavola? No, forse non era poi ancora così tardi. Poteva aspettare qualche minuto. Magari poteva guardare la televisione.
Si accorse però che il telecomando non era al suo posto. Chissà dove si era cacciato. Si sedette sul divano, cercando di calmarsi. Sentiva l’agitazione crescere. Forse avrebbe dovuto prendere lo Xanax. Oppure gli avevano detto di sospenderlo? Si maledisse per non trovare il prospetto dove annotava queste cose. Sarà dove si trova il telecomando, pensò. Comunque, non c’era da preoccuparsi. Quando Annina tornava, glielo avrebbe chiesto.
Ma cos’era quell’odore? Cosa stava marcendo? Si alzò per controllare il frigorifero. Sembrava tutto a posto. Poteva venire dal giardino… Magari Lenticchia aveva catturato un uccellino o un topo e lo aveva nascosto sotto la siepe. Non sarebbe stata la prima volta, del resto. Andò a vedere. Nulla.
Un nuovo pensiero lo assalì. E se fosse stata proprio Lenticchia a essersi sentita male? Quella gatta era anziana. Poteva essere rimasta incastrata da qualche parte. Se ci fosse stata Annina, avrebbe già capito qual era il problema, pensò. Le mani gli sudavano per l’ansia. Non riusciva più a stare in piedi, ma sedersi gli dava fastidio per via del mal di schiena. Forse se avesse preso la pillola per la sciatica…
Il campanello di casa suonò. Ciabattò lentamente fino alla porta, chiedendosi perché Annina avesse suonato se aveva le chiavi. Magari le aveva dimenticate.
Quando aprì, si trovò davanti un uomo.
«Beh… non mi fai entrare, Frank?» disse quello.
«Ah, sei tu…» fece Frank, spostandosi di lato. «Sì, sì, entra.»
«Perché non rispondi al cellulare? Ho provato a chiamarti più volte. Dopo un po’, mi preoccupo, lo sai… Hai ottant’anni, Frank. Non dimenticartelo.»
«Certo, se poi sei tu a ricordarmelo ogni volta… anche se volessi…» brontolò Frank. Poi si chiese da quando avesse un cellulare. Non gli pareva di averne mai avuto uno. Quelle diavolerie fanno di tutto tranne che telefonare, pensò.
«Dov’è Annina?» chiese l’uomo, guardandosi attorno.
«Mia moglie è andata in farmacia e sta per tornare… dove devo firmare?»
«Firmare? Che intendi, Frank?»
«La raccomandata. Sei il postino, no?»
«Postino? Ma che dici, Frank? Sono Tom, il tuo amico…» e lo prese delicatamente per un braccio facendolo accomodare sul divano. Era più giovane di vent’anni, ma Frank per lui era sempre stato un padre. Lo aveva persino voluto come padrino per suo figlio.
«Cos’è questo odore strano?» chiese Tom, aggrottando la fronte. «Cosa è andato a male?»
«Purtroppo, è Lenticchia. Il mio gatto è morto e ora si trova sul tetto. Occorrerà chiamare qualcuno per tirarlo giù… Conosci qualcuno?»
«Lenticchia? Frank, il tuo gatto è stato investito mesi fa qui sotto casa. Non te lo ricordi?»
Frank lo guardò con occhi vuoti, quasi imploranti. Tom sospirò e si avvicinò alla finestra, spalancandola per far entrare aria fresca. Poi, in qualità di medico di Frank, lo visitò. Niente febbre ma battito irregolare e reattività ridotta. Qualcosa non andava.
«Hai fatto l’iniezione di insulina?» domandò.
‘Ecco cosa avrei dovuto fare…’ pensò Frank con disappunto. Annina si era raccomandata tanto prima di uscire. Adesso occorreva rimediare o l’avrebbe sgridato.
«No… ma posso farla ora. È nell’armadietto del bagno. Ma sei sicuro di non essere il postino? Aspettavo un pacco…»
Tom scosse la testa. Probabilmente serviva un ricovero per accertamenti. Non appena Annina fosse tornata, l’avrebbe avvisata. Ma perché nessuno gli aveva detto nulla? Frank era così in forma quando era partito per le vacanze…
Sentì un rumore nell’androne. Finalmente, Annina! Tom si alzò e andò alla porta. Ma vide solo la vicina con la sporta della spesa in mano. Si guardarono sorpresi. Tom fece un cenno di salute e poi richiuse.
«Vado a prenderti la siringa, Frank. Tu resta seduto lì, d’accordo?»
«Sì, sì… sei un postino molto gentile, sai? Di solito sono così maleducati e frettolosi. Ah, già che ci sei, mi prendi un golfino? Mi è venuto freddo con la finestra aperta.»
«Un golfino? Certo… dove lo trovo?»
«In camera da letto, credo.»
Tom andò nella stanza. L’odore era ancora più forte. Il golfino non c’era. Aprì la finestra. Nulla migliorò.
«Il golfino non c’è» disse a voce alta.
«Allora lo chiederemo ad Annina quando torna. A quest’ora sarà già sulla strada del ritorno» rispose Frank.
Tom fece un ultimo tentativo. Aprì l’armadio.
Annina era seduta sul fondo del mobile, la schiena contro la parete interna, il viso riverso di lato. In stato avanzato di putrefazione. In mano aveva il telecomando della televisione.

Una storia che tiene incollati allo schermo. Complimenti!
Come al solito ha toccato il punto. E non tanto per il racconto sempre sopra le righe, stavolta pure l’argomento non è da poco, anzi.
Il destino di molti anziani
Non mette gioia questo pezzo…
Sembra un fatto di cronaca quello che raccontato. Ma Annina è morta di morte naturale o è stato Frank a farla fuori?
Intanto prenderò una bella tazza di latte caldo. Per prevenzione chiederò agli amici che non siano il postino. Guarderò ogni giorno nell’armadio. 🙂
Bel racconto, con la tristezza legata alla vecchiaia 🙄🐈⬛♥️
Tragicamente intenso!
invecchiare spaventa quando non si è più in possesso del tempo, quando ti sei perso. Bello.
Gene Hackman?
👍🏻
Tristezza infinita.
Mi vengono i brividi leggendo questa storia! Tante grazie.
è terribile invecchiare così…
quante volte succederà ancora…?
Sì, la perdita lenta e inesorabile del sé quando ancora si vive, è terribile
BUONA DOMENICA
Spero di non invecchiare in quel modo. Povera Annina. Si è sentita male oppure Frank …. Non ci voglio pensare.
Ci ridurremo tutti così?
Io sono sulla buona strada
Chi costruisce mondi non sarà mai dimenticato, perché vivrà per sempre nella sua opera.
😊
È un racconto adatto al periodo, dati gli eventi.
Come ho scritto di là, è bello e scritto bene. Un po’ prevedibile il finale, ma ilr acconto è gradevole.
Bello, descritto bene. Purtroppo, avevo capito la fine da quando si sente l’odore. Però è bello.
Mi ha ricordato un evento recente Hollywoodiano. Molto più attraente il tuo racconto. ( e poi ….uno sguardo ai tag…). Bello !
Infatti, lo spunto viene da quel fatto… 😏
Non avrei mai fatto il collegamento, interessante!!!
Infatti, il collegamento è molto sottile, più psicologico che altro
Sarebbe interessante sapere per ogni tua storia settimanale qual è stato lo spunto
Per alcuni racconti ho scritto una pagina complanare chiamata “Dietro al racconto” in cui spiego proprio questo specifico aspetto.
Gli spunti hanno origini anche molto diverse tra loro. Il più delle volte l’idea nasce da una immagine che mi si forma nella testa all’improvviso. Capisco che è uno spunto narrativo, anche se molte volte non so proprio come da quello si possa sviluppare tutto il resto della storia. Poi si sblocca e si forma il racconto. Altre volte, come nel caso di questo scritto, proviene da una riflessione ‘laterale’ su un fatto accaduto. Come una specie di luce che si riflette su una superficie lucida prendendo poi, però, una direzione qualsiasi.
https://sitedopflkwy.wordpress.com/